24 Febbraio Feb 2012 1533 24 febbraio 2012

Sorpresa: più che per Monti lo spread cala grazie a Draghi

Sorpresa: più che per Monti lo spread cala grazie a Draghi

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Il 16 novembre scorso, quando Mario Monti fu nominato presidente del Consiglio, il Btp a dieci anni aveva un rendimento del 7,004 per cento. Ieri ha chiuso la giornata a 5,544 per cento. In tre mesi, i tassi d’interesse dei titoli di Stato italiani sono calati sensibilmente. Ma il merito di questo trend ribassista non è da ricercare solamente nell’arrivo di Monti al governo. Anzi, a ben guardare, l’influenza del nuovo esecutivo è stata assai minore di quanto s’immagini.

Il primo merito va alla Banca centrale europea (Bce). Con la prima operazione di rifinanziamento a lungo termine (Long-term refinancing operation, o Ltro) di dicembre, l’istituzione monetaria guidata da Mario Draghi ha fornito una finestra di liquidità alle banche per complessivi 489 miliardi di euro, spalmati su tre anni. Come prevedibile, gli istituti di credito italiani hanno domandato una grande quantità di questi fondi, per circa 116 miliardi di euro. In questo modo, le banche hanno potuto coprire parte delle esigenze di rifinanziamento del debito italiano detenuto in portafoglio. Del resto, come aveva specificato Maria Cannata, direttore generale del Debito pubblico del Tesoro, l’Italia deve scendere sui mercati obbligazionari per circa 440 miliardi di euro nel 2012.

Oltre ad aiutare le banche italiane nelle aste di titoli di Stato domestiche, l’ondata di liquidità da parte della Bce ha avuto anche un altro effetto. Ogni banca, per avere la possibilità di ottenere le linee di credito dalla Bce, deve presentare dei titoli come collaterale a garanzia. In dicembre, per gli istituti di credito italiani, furono provvidenziali due mosse. Da un lato l’alleggerimento dei requisiti minimi da parte della Bce, dall’altro la garanzia statale «incondizionata, irrevocabile e a prima richiesta» posta tramite decreto legge.

Il 29 febbraio la Bce condurrà un secondo Ltro e, come visto ieri, le banche si stanno attrezzando. Ma molte lo stanno facendo da tempo. Come rivelano fonti bancarie a Linkiesta, da inizio gennaio a oggi sono stati ampi gli acquisti, sul mercato secondario, di titoli di Stato italiani, spagnoli e belgi. «Le banche che hanno comprato di più titoli italiani sono quelle francesi e spagnole», spiegano. Il 12 gennaio l’iberica Bankia (cioè la vecchia Caja Madrid) avrebbe comprato grossi quantitativi di titoli di Stato italiani con scadenza a 5 e 10 anni, proprio per utilizzarli nella prossima tornata del Ltro da parte dell’Eurotower. E così, tanti altri istituti, da gennaio a oggi. «È una pratica normale, dato che i prezzi dei bond italiani sul secondario erano convenienti e servivano asset da poi girare alla Bce», spiega il gestore di un hedge fund francese. Il risultato è che se il tasso d’interesse dei Btp decennali al 9 gennaio ha chiuso a quota 7,159%, ora è sotto quota 5,5 per cento. «Di sicuro, era meglio comprare a inizio gennaio piuttosto che ora, dato che i prezzi sono risaliti», fanno sapere dalle sale operative.

In virtù di ciò, ieri è avvenuto qualcosa che conferma questi movimenti. LCH.Clearnet, la più importante clearing house europea, ha innalzato i margini sui bond italiani, spagnoli e belgi usati come collaterale per le operazioni. Una simile mossa era già avvenuta in novembre. In quel caso, tuttavia, si trattava dei margini per la negoziazione dei bond in modo diretto. Il margin call fu effettuato perché lo spread fra i Btp decennali e il C96010Y Index, cioè un basket di titoli di Stato con rating AAA (Francia, Germania, Olanda, Austria), era rimasto per più di cinque giorni oltre quota 450 punti base. Riguardo a ieri, come spiegano fonti bancarie, il discorso è diverso. LCH.Clearnet ha incrementato i margini per un migliore bilanciamento del mercato. «Si stanno utilizzando troppi titoli di Stato italiani, spagnoli e belgi, quindi LCH.Clearnet ha preferito rendere più difficoltosa la consegna di questi asset come collaterale per le operazioni», dicono le fonti. Linkiesta ha contattato LCH.Clearnet, che però ha preferito non fornire ulteriori dettagli.

A parlare di questo fenomeno è invece ICAP, il principale interdealer broker mondiale. «I forti acquisti, su qualsiasi punto della curva, di titoli spagnoli, belgi, ma soprattutto italiani, lasciano intendere che le banche europee continuano a raccogliere asset per utilizzare come collaterale presso la Bce», afferma una nota dello scorso 20 febbraio. Del resto, come sottolinea ICAP con un sottile velo di ironia, «per quanto sia positiva l’azione del governo Monti, gli investitori si attendono che l’Italia viva una recessione di considerevole intensità nel 2012 e preferiscono avere cautela». Infatti, complice anche la prima tornata del Ltro, la Bce ha anche esaurito l’uso del Securities markets programme (Smp), il programma di acquisto di bond governativi sul mercato secondario.

L’Italia, come la Spagna e il Belgio, è ancora a rischio, nonostante il calo dei rendimenti sul mercato obbligazionario? «L’incertezza è elevata e in questi tre Paesi i mercati dei repurchase agreement (pronti contro termine, o repo), più importanti di tutti gli altri, continuano a essere congelati», spiega Tradition, uno dei più grandi interdealer broker globali. Vale a dire che lo stress non è ancora passato. Ma significa anche che, più che il Mario che risiede a Roma è il Mario che vive a Francoforte quello che ha avuto l'impatto maggiore.  

fabrizio.goria@linkiesta.it

Twitter: @FGoria

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