29 Febbraio Feb 2012 1445 29 febbraio 2012

Cave e cemento, le mani della ‘ndrangheta su Desio

Cave e cemento, le mani della ‘ndrangheta su Desio

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Percorrendo la Strada Statale del Lago di Como e dello Spluga, forse meglio conosciuta come SS36, e uscendo in direzione Desio, mentre si scende dalla rampa per proseguire verso il centro città, non si può non notare una distesa di sabbia. Sono circa 30mila metri quadrati, di sabbia. Almeno così sembra osservando dalla superficie.

La distesa di sabbia che si vede è invece il tappo di quella che a Desio è meglio conosciuta come la “cava della ’ndrangheta”. E per raccontare la storia criminale scritta, e da scrivere, a 15 chilometri da Arcore, partiamo da qui: via Molinara, Desio, Lombardia, anno di grazia 2008. La rivisitazione cinematografica del libro di Roberto Saviano, Gomorra, spopola nelle sale italiane. Anche al Nord. La maggior parte dei milanesi, e qui ci assicurano anche tanti cittadini della stessa Desio, non sanno che dalle loro parti stanno succedendo le stesse cose raccontate da Gomorra. Sostituire al posto di Napoli, Castelvolturno e Bagnoli, i più “bucolici” e un po’ bauscia, Desio, Seregno e Briosco e a Gomorra, un altro richiamo cinematografico: “Star Wars”, così viene ribattezzata l’operazione della polizia provinciale di Milano.

È qui, appena fuori la rampa della Strada Statale del Lago di Como, che una organizzazione criminale per mesi, dopo aver acquistato l’area da 30mila metri quadri, iniziò a utilizzarla come discarica abusiva. Sotto quel tappo di sabbia sarebbero finiti circa 160mila metri cubi di rifiuti di vario genere, anche pericolosi.

Per 10 mesi la polizia provinciale di Milano ha seguito le operazioni di sversamento dei rifiuti e la conseguente ricopertura della cava abusiva, dove, dulcis in fundo, l’organizzazione criminale progettava nuove edificazioni sopra fondamenta di rifiuti tossici e nocivi interrati in buche profonde dieci metri e larghe cinquanta. Per mesi qui, con mezzi rubati, sono arrivate le spazzature e i rifiuti nocivi del circondario e interrati durante la notte da uomini retribuiti e foraggiati per sostenere i ritmi di lavoro con sostanze stupefacenti. La cocaina, scrivono gli uomini della polizia provinciale veniva «a volte utilizzata per sostenere il lavoro notturno e somministrata dai capi ai lavoranti. La sostanza chiamata in gergo “vitamina” o “grappino”, spesso era usata come merce di scambio per il pagamento di mezzi d’opera e prestazioni lavorative».

Vengono arrestate otto persone e indagate venti. È l’epilogo dell’operazione denominata “Star Wars”. Nella rete degli investigatori cade anche il superlatitante Fortunato Stillitano, con precedenti per associazione mafiosa e già sottoposto in passato al carcere duro. Stillitano è ritenuto organico alla cosca Iamonte di Melito Porto Salvo, cosca che a Desio, insieme ai Moscato ha operato uno dei trapianti meglio riusciti della ’ndrangheta in trasferta tra le nebbie della val padana e nella verde Brianza. Le accuse contestate agli arrestati sono di traffico illecito di rifiuti, furto, ricettazione e incendio doloso. Il 23 aprile 2009 patteggiano quasi tutti, con condanne che vanno da 1 anno e 6 mesi a 4 anni.

Quel trapianto riuscito alla perfezione, si direbbe “chirurgico”, si avvale si della forza dell’intimidazione del clan, ma anche della permeabilità della politica e di una ragnatela di nomi, cognomi e aziende che tornano e ritornano nei lavori pubblici, nella politica e purtroppo anche nelle inchieste della Direzione Distrettuale Antimafia di Milano.

Poco distante dal tappo di sabbia che seppellisce la discarica abusiva di Stillitano & Co. si trova via Pietro Dolci. In via Dolci è domiciliato Salvatore Strangio, ed è proprio dal suo domicilio che si sarebbero iniziate a costruire le premesse per approcciare Massimo Ponzoni quando questi era ancora assessore all’ambiente della Regione Lombardia in quota Formigoni, poi arrestato per corruzione nell’ambito dell’inchiesta sul fallimento dell’immobiliare “Il Pellicano” insieme ad altri nomi che ricorrono nella rete di relazioni della ’ndrangheta. E sempre da qui lo stesso Strangio inizia a coordinare l’assalto alla ditta Perego Strade, che intanto stringeva rapporti con la Compagnia delle Opere e vinceva appalti per la costruzione delle nuove strade lombarde.

Per arrivare alla storia criminale odierna di questa città della Brianza di circa 40mila anime occorre tornare agli anni ’70. Qui la cosca Iamonte-Moscato di Melito di Porto Salvo, presente fin dai primi anni ’70, riferiscono gli investigatori, ha visto nel tempo lievitare gli interessi tra politica, commercio e immobiliari. Se il capocosca Natale Moscato arrivò in Brianza al confino, nel 1990 il nipote Moscato Annunziato Giuseppe veniva eletto consigliere comunale a Cesano Maderno nelle liste del Psi. Nel 1994, Moscato veniva arrestato per associazione a delinquere di stampo mafioso. Moscato venne assolto nel processo scaturito da quell’arresto, ma vede le manette scattare di nuovo ai suoi polsi nel corso della maxi-operazione “Infinito” nel luglio 2010. A sua volta, è ritenuto dagli investigatori capo della Locale di Desio e questa volta viene condannato a 11 anni di reclusione nel rito abbreviato del processo scaturito dalla stessa operazione.

Una storia criminale lunga decenni che ha lasciato il segno sulla zona dove operava quello che le inchieste hanno ribattezzato il “gruppo Desio”, ovvero la locale (cellula criminale strutturata) di Desio. Nella disponibilità del sodalizio criminale c’è di tutto, per giunta proprio in città. In periferia, in via Salvo D’Acquisto si trovava all’interno di un’area nella disponibilità di una ditta di termoidraulica un anonimo container blu. Quando il 30 dicembre del 2008, in seguito ad alcune intercettazioni telefoniche, parte la perquisizione, gli uomini del Comando di Desio ritrovano in quel container un vero e proprio arsenale. Mitragliatori, pistole, cartucce e persino saponette esplosive. Subito dopo la ’ndrangheta a Desio torna a farsi sentire con usure, danneggiamenti e “spaccate” alle vetrine di alcune esercizi commerciali. Arriva un sequestro di persona, e capita anche che il settore degli autotrasporti e il controllo del gasolio per i mezzi delle aziende arrivi in mano a tale Pio Candeloro, organico alla cosca insediata a Desio e oggi a giudizio nel processo con rito ordinario scaturito proprio dagli arresti del luglio 2010. «Tu gasolio – dice al telefono Pio Candeloro intercettato durante l’inchiesta – non ne porti da nessuna parte, tutto quello che c’è me lo prendo io, gli ho detto, tu qua nelle zone gasolio non ne porti», per poi intimare a un padroncino locale «tutto il gasolio che hai nelle mani deve passare prima dalle mie mani, se no tu qua ai miei paesani non gli dai niente a nessuno». Pena l’incendio a uno dei mezzi.

Movimento terra a Desio
Area sottoposta a sequestro a Desio

L’operazione Infinito ha reciso parte del braccio armato della ’ndrangheta a Desio, tuttavia non sono mancate verifiche investigative su persone al di fuori del clan e dentro il palazzo comunale. «Dopo gli arresti – spiega a Linkiesta l’attuale vicesindaco di Desio Lucrezia Ricchiuti, che all’epoca dell’operazione si trovava all’opposizione – consiglieri e assessori del Pdl non si sono più presentati in consiglio comunale. Numerose infatti sono state le sedute del consiglio dove gli unici rappresentanti del centrodestra presenti erano il Sindaco e il Presidente del Consiglio comunale e naturalmente la minoranza». Cosa giustifica un’assenza di questo tipo dal momento che nessuno tra i politici locali viene comunque indagato? Gli indizi sono più di uno, e se i magistrati preferiscono non inquisire parte della politica desiana nell’operazione antimafia potrebbe essere solo questione di tempo e di fattispecie di reato: molti dei nomi della politica locale citati dalle inchieste della Direzione Distrettuale Antimafia e non indagati, finiscono poi nell’inchiesta che ha coinvolto Massimo Ponzoni.

Le amicizie imbarazzanti non mancano e la cosca di Desio non vede l’ora di entrare nel palazzo comunale di Piazza Giovanni Paolo II. Al telefono lo stesso Pio Candeloro, chiede lumi a un altro affiliato sulle elezioni che per tutta risposta suggerisce a Pio che «si porta una lista al sindaco e gli fa una chiamata». Pio millanta di poter parlare direttamente a Nicola Mazzacuva, presidente del Consiglio comunale di Desio all’epoca degli arresti. Per Candeloro, Mazzacuva è un cavallo vincente «lui deve sfondare – dice di nuovo Candeloro al telefono – e deve essere lui a dirigere poi. Cioè dobbiamo essere noi poi a dire chi va a cosa». Insomma, dirottare i voti della comunità calabrese sul candidato da eleggere per poi poterlo influenzare. Mazzacuva dopo le elezioni non farà il sindaco ma il presidente del Consiglio Comunale. Quando emergono i particolari dell’inchiesta, Mazzacuva, professione medico, dirà di conoscere Pio Candeloro, ma solo per aver visitato la moglie dello stesso in passato.

I punti nevralgici però non sono finiti e le attenzioni si spostano sugli uffici tecnici e sul documento di programmazione del territorio, il cosiddetto Pgt, oggetto di polemiche dalla notte dei tempi. Un aspetto delicatissimo, soprattutto se, spiega ancora il vicesindaco Ricchiuti «a Desio la ’ndrangheta» sembra essere ormai «un sistema, o meglio un comitato d’affari che aveva come scopo principale l’arricchimento personale attraverso la speculazione edilizia». «Per trasformare i terreni da agricoli in edificabili – come stava per accadere appunto nel terreno sotto cui era stipata la discarica abusiva di via Molinara – c’è bisogno dell’intermediazione politica, perché non dimentichiamo che è il consiglio comunale che decide le trasformazioni delle aree attraverso il Pgt. E come si arriva alla politica? O direttamente, eleggendo propri uomini in consiglio o attraverso la corruzione di funzionari comunali e politici. Era ’ un meccanismo ben oliato che durava da anni, una macchina perfetta sotto tutti i punti di vista e soprattutto una macchina elettorale perché per vincere le elezioni ci vogliono i voti e le preferenze. E loro sanno come fare e hanno i soldi per farlo».

E sono proprio gli uffici tecnici del palazzo di Piazza Giovanni Paolo II i più esposti e alla luce anche delle recenti indagini a fornire protezioni e informazioni agli “affaristi” della ’ndrangheta. Per esempio, il nucleo investigativo dei carabinieri di Monza individua un componente dell’ufficio tecnico “edilizia privata e Urbanistica”, nonché ufficiale giudiziario presso il tribunale di Desio, che riferisce a un componente della cosca di Desio la posizione debitoria di alcune persone probabili bersagli facili per le usure. Fino al 30 giugno 2009 Rosario Perri è stato direttore dell’ufficio tecnico del comune di Desio. Natale Marrone (non indagato), Presidente del Circolo Territoriale di Alleanza Nazionale di Desio e consigliere comunale  sisarebbe rivolto sempre a Pio Candeloro per un azione violenta nei confronti dello stesso Perri. Pio si rifiuta però, perché anche Perri, a quanto dice lo stesso ’ndranghetista è “appoggiato” da persone di evidente rispetto.

Quelli di Perri e Ponzoni sono nomi che riemergono negli arresti per corruzione arrivati in regione a fine gennaio. Inchiesta per corruzione che, stando alle indagini e vista la ricorrenza dei nomi, può considerarsi una costola delle inchieste dell’antimafia. Qui si parla proprio di quel famoso Pgt, di appoggi politici, “amici” e di soldi in cambio di provvedimenti come la modifica delle destinazioni di uso delle aree da agricole a edificabili come nel caso del nuovo centro commerciale di Desio al centro di uno dei passaggi delle inchieste della magistratura. Nel corso di una perquisizione presso gli uffici di Laura Ponzoni, sorella di Massimo, nonché organizzatrice delle campagne elettorali del fratello, viene sequestrato un computer su cui viene rinvenuto un file contenete il curriculum di Annunziato Moscato, arrestato nella maxi-operazione del luglio 2010. Questo elemento, abbinato a una intercettazione telefonica in cui lo stesso Ponzoni dice, dopo essere stato eletto in regione nel 2010 «mi sono tolto i voti di certi personaggi affiliati a certi clan», fa ritener agli inquirenti che alle consultazioni del 2005 i voti del clan, Ponzoni, li abbia presi. Nel corso di un interrogatorio dell’ottobre 2011 è lo stesso Ponzoni a confermare «Posso dire con tranquillità che nel 2010 non sono stato votato dalla criminalità calabrese, mentre nel 2005 mi hanno votato un po’ tutti perché l’altro candidato l’hanno votato meno». In particolare l’appoggio a Ponzoni per il 2005 sarebbe arrivato proprio dal clan Moscato.

Fatto sta che nel marzo 2010, appena eletta la nuova giunta comunale di Desio, la ben informata direttrice della Compagnia delle Opere di Monza saluta il neo-eletto sindaco Mariani «Giampiero non so se farti gli auguri o forti le condoglianze, con questo cazzo di consiglio comunale così cosa governi? La ’’ndrangheta?!». Alle dimissioni in massa dei consiglieri che hanno determinato la caduta della giunta nel novembre 2010, il sindaco Mariani ha sostenuto che tutto questo aveva «infangato la città», ma le inchieste hanno fatto concludere agli investigatori che, purtroppo, «i legami con la criminalità organizzata non sono apparsi occasionalmente nella presente indagine, che prende le masse proprio su impulso della Dda (Direzione Distrettuale Antimafia) di Milano».

Una inchiesta che di fatto coinvolge anche la regione a pochi mesi dal fermo del vicepresidente del Consiglio Regionale della Lombardia, Nicoli Cristiani, anche qui per questioni di cave e rifiuti. Una situazione «vergognosa» secondo l’attuale vicesindaco di Desio, Lucrezia Ricchiuti. «Formigoni risponde Ricchiuti a una nostra domanda – dovrebbe dimettersi e andare a casa. Ha sbagliato e non solo su Ponzoni. Pensiamo solo al suo ufficio di presidenza: Che vergogna!». Anche se Ricchiuti non assolve il centrosinistra: il tema «viene affrontato con leggerezza, a volte con fastidio. Il mio partito è distratto da altro e approfondisce poco il tema e la scarsa reazione alle evidenze di questi legami con la criminalità mi lasciano spesso disgustata». Allo stesso modo episodi come quello della cava di via Molinara si verificano di frequente e non sempre i soggetti denunciati risultano poi essere riconducibili alla criminalità organizzata: «Ci sono anche persone insospettabili – prosegue Lucrezia Ricchiuti – che hanno deciso con cognizione di causa di non rispettare le regole. Sanno che le probabilità di essere scoperti sono poche e ne approfittano».

Intanto la nuova giunta comunale eletta nel maggio 2011, che già aveva sollevato le perplessità per il Pgt licenziato dal centrodestra nel 2009, ha provveduto a una variante. Per Ricchiuti il vecchio Piano «cementificava Desio in modo inverosimile, senza un motivo o una necessità se non quella dell’arricchimento dei soliti noti. Non appena ci siamo insediati – prosegue Ricchiuti – abbiamo votato in pochi mesi una variante che riportava un milione 400mila mq da edificabili ad agricoli. Subito dopo abbiamo avviato la revisione di tutto il Pgt il cui iter ha tempi molto lunghi. Con la variante abbiamo messo in salvaguardia il territorio».

Un territorio che attende anche la bonifica di quella discarica da “Guerre Stellari” su cui nessuna bonifica è ancora intervenuta. Quello è ancora «un problema enorme – ci spiega ancora Ricchiuti che nelle discariche della ’ndrangheta ha fatto più di un sopralluogo – Gli arrestati risultano nullatenenti e con il proprietario è in corso una causa legale. Solo per fare i carotaggi spenderemo centinaia di migliaia di euro. Poi ci vorranno due o più milioni per la bonifica, che naturalmente il comune non ha. E tutti i veleni stanno lì, sottoterra e probabilmente inquineranno la falda acquifera se non si procede in fretta alla bonifica. Speriamo di rientrare nell’albo delle cave da bonificare della Regione, altrimenti non saprei come uscire da questa situazione».

Verso la fine del 2011 è un omicidio a scuotere ancora Desio, quello dell’imprenditore Paolo Vivacqua, 51 anni di origine siciliana. Muratore arrivato dal nulla e imprenditore nel settore smaltimento rifiuti a Desio. Un arresto per una maxi-truffa da 180milioni di euro e una chat online per giocare alla roulette elettronica e incontrare escort. Girava in Ferrari e aveva un elicottero, oltre a rapporti troppo disinvolti con alcuni esponenti proprio della criminalità organizzata. Le piste battute dagli investigatori sono state subito molteplici. Gli ultimi sviluppi hanno portato gli inquirenti alla vicina Carate Brianza. Qui Vivacqua sarebbe proprietario, attraverso un prestanome, di un terreno su cui dovrebbe sorgere un punto vendita della Bricoman Italia. Una pista che gli investigatori stanno approfondendo nelle ultime settimane.

Nella verde Brianza, dove tutto è “tranquillo”, ripassiamo davanti alla discarica di “Star Wars”, proseguendo lungo la strada si vede Cesano Maderno, qui al bar La Rotonda, Massimo Ponzoni avvertì l’ex socio Pennati, «stai attento che sopravvive chi ha gli amici». Pennati, dominus dell’inchiesta, coglie quel riferimento e racconta ai magistrati che Ponzoni intendesse riferirsi «a un gruppo di persone che frequentano quel bar: si tratta di persone di origine calabrese, lo posso dire dall’accento, dal cui atteggiamento si ricavava una certa preoccupazione». No, perché anche a pochi chilometri da Desio gli investigatori hanno riempito pagine di rapporti sui summit della ’ndrangheta nella verde Brianza. 

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