8 Marzo Mar 2012 1150 08 marzo 2012

Atene vicina alla soluzione, il default sarà ordinato

Atene vicina alla soluzione, il default sarà ordinato

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La Grecia va verso il default ordinato. L’adesione dei creditori privati allo swap avrebbe toccato l’85% dei bond emessi sotto la legislazione greca, che diventerebbe il 95% contando quelli collocati sotto la legislazione internazionale. Nelle prossime il governo greco presenterà i dettagli dell’operazione, ma fra gli operatori c’era già in mattinata la certezza che la soglia minima era stata toccata. Il lavoro della troika composta da Fondo monetario internazionale (Fmi), Banca centrale europea (Bce) e Ue non è però ancora finito. Non è ancora escluso, infatti, che possa arrivare un nuovo pacchetto di salvataggio, dopo il primo da 110 miliardi di euro e il secondo da 130 miliardi, subordinato all’esito positivo dello swap del debito.

Dopo mesi di agonia, la Grecia sembra essere vicina alla conclusione della ristrutturazione del debito. I termini dell’accordo sono chiari. Ai creditori privati sono stati offerti nuovi bond trentennali, con un grace period di 10 anni, in cambio di quelli che avevano in portafoglio. Nel complesso, su circa 365 miliardi di euro di debito pubblico, sono entrati nello swap bond per 206 miliardi. Di questi, l’86% sono stati emessi sotto la legislazione ellenica, mentre il 14% sono stati collocati con la legislazione inglese. La questione più importante erano i voti di adesione allo swap. La soglia minima per evitare il fallimento disordinato era del 50% dei sottoscrittori dei bond sotto la legge greca. Considerando le principali banche greche, quelle estere e i fondi pensione che hanno aderito nei giorni scorsi, l’adesione è arrivata al 53% nella giornata di ieri.

Il concambio è quindi valido, ma non è ancora abbastanza. Infatti, per rendere funzionale lo swap, occorre che i due terzi, cioè il 66,67%, dei sottoscrittori di bond sotto la legge greca sia favorevole e voti per lo scambio volontario. Fra il 50% e il 66,67% il governo greco e la troika avrebbero dovuto rinegoziare i termini dell’accordo, perdendo ulteriore tempo. Oltrepassata la soglia del 66,67%, invece, il governo ellenico può esercitare la coercizione sui creditori riluttanti tramite le Cac (Clausole di azione collettiva) forzando la ristrutturazione del debito. E questo limite, secondo gli ultimi dati a disposizione de Linkiesta, è stato superato. Solo dopo le 21 italiane, è emerso che l’85% dei bond ellenici sotto la legge greca era rientrato nelle adesioni. 

Il raggiungimento del quorum del 50% e del limite del 66% per l’attivazione delle Cac non è però abbastanza per evitare il peggio. L’obiettivo del governo greco è quello di ottenere un’adesione volontaria del 90%, in modo da scongiurare l’utilizzo delle Clausole di azione collettiva. In realtà, il requisito minimo di partecipazione per raggiungere gli obiettivi della troika è il 95 per cento. Solo così, infatti, il rapporto fra debito pubblico e Prodotto interno lordo (Pil) potrebbe calare fino al 120% nel 2020, come dettato dalla Debt sustainability analysis (Dsa) del Fmi. In caso contrario, cioè se lo swap avviene con un’adesione fra l’86% e il 94%, è possibile che occorra un terzo piano di salvataggio, che comunque sarà discusso dalla troika insieme al governo ellenico.

Due giorni fa l’Institute of international finance (Iif), la lobby bancaria internazionale, ha spiegato che i suoi membri erano vicini all’accettazione dell’accordo di concambio titoli. Nell’Iif sono rappresentati i maggiori player bancari e assicurativi mondiali, gli stessi che negli ultimi mesi hanno negoziato con Atene. La certezza che i principali creditori della Grecia, fra cui gli italiani Generali, Intesa Sanpaolo e UniCredit, partecipassero all'accordo ha garantito il raggiungimento della soglia minima del 50% o 104 miliardi di euro. Del resto, i margini per accettare erano presenti. La Bce ha infatti messo in campo due operazioni di rifinanziamento a lungo termine (Long-term refinancing operation o Ltro) per garantire una finestra di liquidità triennale alle banche dell’eurozona per circa 1.020 miliardi di euro. Così, gli istituti di credito potranno diluire le perdite derivati dallo swap greco in modo più agevole.

Il percorso in cui si sta muovendo Atene non è esente da ostacoli. Resta infatti da definire in che modo l’accordo sul debito impatterà sui Credit default swap (Cds), i derivati finanziari che fungono da assicurazione contro l’insolvenza di un emittente di titoli. Secondo Paul Donovan, economista di Ubs, si arriverà all’evento creditizio, cioè al pagamento dei Cds. Il default della Grecia, quindi, sarà effettivo e riconosciuto anche dall’International swaps and derivatives association (Isda), la principale organizzazione mondiale di partecipanti ai mercati dei derivati. Saranno pagati i 3,24 miliardi di euro, l’equivalente del valore nozionale netto dei Cds sul debito greco, e avverrà il primo default sovrano nell’eurozona. Ma, come ricorda Ubs, «almeno sarà ordinato».  

fabrizio.goria@linkiesta.it

Twitter: @FGoria

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