4 Aprile Apr 2012 1510 04 aprile 2012

L’eurocontagio fa paura, i fondi scappano da Italia e Spagna

L’eurocontagio fa paura, i fondi scappano da Italia e Spagna

Trader Francofortesmall

Ora tocca alla Spagna. Il contagio della crisi dell’eurozona lambisce Madrid e fa tornare il timore di una nuova escalation. Oggi il Tesoro spagnolo doveva collocare fra 2,5 e 3,5 miliardi di euro in titoli di Stato e lo ha fatto nel peggiore dei modi, piazzandoli nella parte bassa della forchetta. In aumento i tassi d’interesse, in calo la domanda: per gli operatori di mercato l’operazione iberica è stata un mezzo flop. In questo quadro, si torna a parlare di un possibile intervento di supporto per Madrid. Del resto, come ha spiegato il premier Mariano Rajoy «la situazione è estremamente difficile». A ruota, sono entrati nel vortice anche i titoli di Stato italiani, i cui rendimenti sono tornati ai massimi da un mese. E arriva un segnale pericoloso: i fondi del mercato monetario europei hanno ritirato tutta la liquidità da Italia e Spagna. Analoga fu l’operazione dei fondi monetari americani nell’aprile 2011, quando incominciò la grande spirale di vendite sui titoli di Stato italiani e iberici.

La reazione degli investitori è stata perfino più negativa delle già buie previsioni della vigilia dell’asta. La Moncloa, che ieri ha discusso e presentato i dettagli della nuova manovra di austerity da 27 miliardi di euro. Fra dismissioni, nuove imposte e tagli, la Spagna sta cercando di mettere i conti pubblici al riparo dal contagio della crisi. Tuttavia, sia debito sia deficit aumenteranno in quest’anno: il primo di circa 10 punti percentuali rispetto al 2011, il secondo di un punto percentuale rispetto alle richieste della Commissione europea. E infatti il braccio di ferro fra Madrid e Bruxelles sta continuando. Oggi l’ufficio di presidenza della Commissione Ue ha reso noto che «saranno necessari diversi giorni» per analizzare il budget spagnolo presentato ieri. La preoccupazione è molta, in ambito europeo, perché il debito degli enti pubblici, circa 36 miliardi di euro, continua a salire e la ristrutturazione del sistema bancario è ancora in alto mare.

In tal contesto, son proprio gli istituti di credito iberici a essere al centro dell’attenzione. Madrid è andata in asta per un range compreso fra 2,5 miliardi di euro e 3,5 miliardi, diluiti su diverse scadenze, da 3, 4 e 8 anni. I bond con scadenza nel 2015 sono stati collocati per complessivi 1,1 miliardi di euro, con un tasso del 2,89%, in netto rialzo rispetto al 2,44% dell’asta precedente. A preoccupare, in questo caso, è stato però il bid-to-cover, cioè il rapporto fra domanda e offerta, passato dal 4,96 al 2,41. E dire che proprio questa era l’emissione su cui Madrid puntava di più. Meglio non è andata quella dei bond 2016, collocati per 973 milioni di euro a un tasso del 4,319%, quando quello precedente era stato del 3,376 percento. In diminuzione, seppure di pochi decimali, anche la domanda. Di contro, nell’emissione dei titoli con scadenza a otto anni, quella con la minore entità, il bid-to-cover è aumentato di quasi un punto, passando dall’1,99 al 2,96. In aumento anche il tasso d’interesse, fissato al 5,338 per cento.

La pressione è elevata anche sui mercati secondari. Nello specifico i Credit default swap (Cds), i derivati che proteggono dal fallimento di un asset, sono tornati a livelli vicini a quelli di novembre, quando i Bonos spagnoli a dieci anni avevano un tasso d’interesse del 6,7 per cento. Il Cds sulla Spagna, secondo Markit, è sopra quota 450 punti base, fino a un massimo di 457 punti.

Sulla scia dell’asta spagnola, tutti i mercati dell’eurozona hanno peggiorato la loro performance giornaliera. E sono tornati a salire anche i rendimenti dei titoli di Stato italiani. Il Btp a dieci anni è risalito a un tasso del 5,37%, il massimo dalla fine di febbraio. Allo stesso modo, anche i Cds sull’Italia hanno rapidamente ripreso quota, superando i 400 punti base. A peggiorare la situazione italiana ci hanno pensato anche le indiscrezioni di Wall Street Journal e Financial Times. Secondo i due quotidiani finanziari, infatti, le misure di austerity del governo di Mario Monti non saranno sufficienti per riportare in sicurezza i conti pubblici italiani secondo il percorso stabilito con la Commissione europea.

Tuttavia, c’è un’altra notizia che potrebbe peggiorare la situazione nel breve termine per Roma e Madrid. Secondo l’ultimo rapporto di Fitch sul mercato dei Money market fund (Mmf), pilastro di liquidità per antonomasia per gli istituti di credito, si è completamente esaurita l’esposizione su Italia e Spagna. Infatti, nel quarto trimestre 2011 gli Mmf europei hanno deciso di ritirare tutta la liquidità che avevano su questi due Paesi, seguendo le scelte intraprese per Grecia, Irlanda e Portogallo. Le uniche esposizioni sull’Europa, rivela l’analisi di Fitch, sono quelle su Germania, Francia, Regno Unito e Olanda. Niente di più, niente di meno. «È ragionevole un atteggiamento come questo, dato che i Mmf hanno una propensione molto conservativa», spiega un trader di NewHedge a Linkiesta. Ma il timore è che possa esserci qualcosa all’orizzonte.

Lo scorso aprile, cioè proprio un anno fa, furono i Mmf statunitensi a compiere la stessa operazione. Fu l’inizio della sequela di vendite che ha investito i titoli di Stato italiani fra maggio e dicembre, cioè fino a quando non è arrivata la prima delle due operazioni di rifinanziamento a lungo termine della Banca centrale europea (Bce). «Chiaramente è un segnale che non deve passare inosservato, dato che da fine novembre a oggi non c’è più alcun Mmf esposto su Italia e Spagna», spiega un trader di Natixis. Il timore è che, in assenza di riforme o nel caso avvenga un rallentamento del processo di consolidamento fiscale, per Roma e Madrid si possa tornare allo scenario di un anno fa. Un pericolo tutt’altro che remoto.

fabrizio.goria@linkiesta.it

Twitter: @FGoria

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