13 Maggio Mag 2012 1507 13 maggio 2012

“La democrazia è solo una parola, serve la rivoluzione liberale”

“La democrazia è solo una parola, serve la rivoluzione liberale”

Carlo Rosselli Lapide

Nel luglio 1926 Carlo Rosselli, utilizzando lo pseudonimo di “L’Uomo dalla finestra”, pubblica un intervento che forse non è improprio rileggere ora, senza farsi condizionare dalle analogie storiche.

Chi non si definirebbe democratico? E chi non si definirebbe liberale? Quando il sistema politico in cui si è abituati a vivere da tempo entra in una crisi che a molti appare irreversibile, allora per coloro che non solo si definiscono democratici, ma lo sono, si apre la stagione dei bilanci. In quella stagione si tratta di dare un significato alle parole che corrono pubblicamente in modo da rendere chiaro di che cosa si parla, quando si parla di sistema da rivedere: in termini di politiche che si propongono e in riferimento ai mezzi con cui si intendono renderle operative

Se davvero come qualcuno sostiene in questi giorni il sistema dei partiti è in liquefazione, per altri è già liquefatto, allora il problema che noi abbiamo di fronte è capire quale sistema politico ci troveremo alla fine di una condizione di eccezionalità. Quel sistema in cui siamo nati e vissuti per circa 70 anni non ha un futuro. Egualmente tutti i cerotti che gli sono stati messi addosso negli anni della Seconda Repubblica, a cominciare dal federalismo. Se qualcuno si era illuso, l’idea che il welfare che non funzionava centralizzato perché troppo dispendioso potesse funzionare se trasformato e regolato come welfare locale (anche nella versione più hard, reclamizzata dalla Lega Nord, quella del “proteggo i miei” e gli altri si arrangino) non tiene, non ha i margini.

Ciò a cui dobbiamo dire addio oggi è l’idea che i diritti acquisiti non si toccano. Per certi aspetti è anche bene che si tocchino perché ciò con cui dobbiamo prender confidenza e familiarità è la convinzione che bisogna investire in futuro, a cominciare dal fatto che come tutte le risorse che improvvisamente diventano scarse, il futuro non è la continuazione all’infinito del presente, ma è la riscrittura e l’abbassamento delle pretese del presente perché il futuro, comunque sia, abbia i prerequisiti per essere. 

Carlo Rosselli, Parole chiare nell’epoca delle chiacchiere.*

Le discussioni sulla «democrazia», a cui è permesso abbandonarsi oggi in Italia, specialmente ai comunisti e ai quasi-comunisti, che le trasformano in diatribe contro la «democrazia», sono viziate da una spaventosa confusione di nomenclatura, che rivela una spaventosa confusione di idee. E quando le idee sono confuse, anche le azioni riescono confuse. Per fortuna, non c'è da fare oggi nessuna azione né confusa né chiara: deus nobis haec otia fecit. Vediamo di utilizzare il felice ozio presente per chiarire un poco la nomenclatura e le idee retrostanti. 

I tre significati di «democrazia»

Con la parola «democrazia» si possono esprimere tre concetti assai diversi l'uno dall' altro:

a) i partiti democratici;
b) gli ideali democratici;
c) le istituzioni democratiche.

Quando noi diciamo che «la democrazia è fallita», possiamo esprimere parecchie idee assai diverse l'una dall'altra. Ecco alcune di queste idee:

a) i partiti democratici o i loro uomini più rappresentativi si sono dimostrati inetti a realizzare gli ideali democratici, pur rimanendovi fedeli, oppure li hanno traditi passando nel campo nemico;
b) gli ideali democratici si sono dimostrati disadatti a dirigerci utilmente sul terreno pratico nella lotta contro i partiti antidemocratici, non perché i partiti democratici li abbiano traditi e malamente attuati, ma perché erano in sé stessi erronei, e non potevano non condurre i loro seguaci al disastro;
c) le istituzioni democratiche sono state distrutte dai partiti antidemocratici, pur essendo in sé stesse buone; oppure sono inadeguate ai bisogni della società quali le intendevamo noi, e meritano di essere sostituite con altre istituzioni.

Noi possiamo ritenere che i partiti democratici hanno fatto fallimento (a), e non per questo credere che abbiano fatto fallimento gli ideali (b). Noi possiamo ritenere che non solo i partiti ma anche gli ideali democratici abbiano fatto fallimento, ed essere convinti che le istituzioni democratiche debbano essere difese o riconquistate. Il trucco più comunemente usato in questo genere di discussioni è di prendere atto del fallimento della democrazia, e cioè dei partiti o degli uomini più rappresentativi (per incapacità o per disonestà), e dedurre da questo fallimento il fallimento della democrazia, cioè degl'ideali democratici.

Il trucco viene usato in tutte le polemiche politiche. Per es.: la comunista Unità trova che l'ideale dell'Avanti! è fallito per il caso Cassinelli; i quasi-comunisti dell'Avanti! trovano che l'ideale dell'Unità è fallito perché molti comunisti sono oggi grandi personaggi del fascismo; gli uni e gli altri trovano che la «democrazia» è fallita perché Mangiagalli è sindaco fascista di Milano; i popolari prendono le polemiche fra l'Avanti! e l'Unità e i democratici come documento che il comunismo e il quasi-comunismo e la democrazia hanno fatto fallimento. E così di seguito: perché, come dice l'Ecclesiaste, infinita è la turba degli stolti.

Di tutte le stoltezze, la più marchiana è quella dei quasi-comunisti, che non rifiutano, a somiglianza dei comunisti, le istituzioni democratiche; ma non sanno che farsene delle presenti istituzioni democratiche; e si danno alla pazza gioia quando esse sono demolite o minacciano di essere demolite perché hanno la certezza che si avvicina così il giorno felice, in cui il «proletariato» prenderà il mestolo in mano e ricostruirà a modo suo altre nuove istituzioni democratiche più belle e definitive: intanto il «proletariato» perde tutte le possibilità di azione che le istituzioni democratiche tradizionali gli assicuravano.

«Democrazia» e «liberalismo»

Un'altra confusione, che occorre continuamente nelle discussioni su questo soggetto, è quella fra «democrazia» e «liberalismo». «Democrazia» e «liberalismo» non sono concetti opposti, ma sono concetti diversi. Voi siete «liberale» se riconoscete in chi non la pensa come voi il diritto di manifestare le proprie opinioni e di fame la propaganda coi mezzi della persuasione pacifica: Libertà di pensiero, libertà di stampa, libertà di associazione, libertà di riunione, regime rappresentativo, libertà e segreto del voto, ecco delle istituzioni liberali, conquistate nel secolo XIX dai partiti liberali, attraverso una sempre più larga realizzazione degl'ideali liberali. Voi siete «democratico» se esigete che tutti i cittadini abbiano gli stessi diritti di libertà e che non vi sia più nessun privilegio: il suffragio universale è la istituzione tipica della democrazia, conquistata dai partiti democratici in conformità dell'ideale democratico.

Ci sono poi due diverse maniere di essere democratici. Voi potete limitarvi a domandare l'abolizione dei privilegi politici, e potete domandare anche l'abolizione dei privilegi economici, fondamentale fra i quali quello della proprietà ereditaria. Questa forma di «democrazia economica» è il socialismo (in tutte le sue forme dal riformismo più legalitario al comunismo più rivoluzionario). Quella che noi comunemente chiamiamo «democrazia» è la «democrazia politica»; una delle forme di esse è la teoria repubblicana, che domanda l'abolizione del privilegio dinastico.

Voi potete essere liberale e non essere democratico. Il regime politico inglese della prima metà del secolo XIX era un regime oligarchico, ma era un regime abbastanza liberale, perché in esso vigevano molti privilegi politici (senza parlare del privilegio della proprietà ereditaria a favore delle classi proprietarie, ma anche il più miserabile dei minatori aveva i suoi diritti di libertà per quanto ancora rudimentali. E durante il secolo XIX l'Inghilterra è diventato un paese sempre più compiutamente non solo liberale ma anche democratico. Ed oggi che tutte le possibili istituzioni del liberalismo e della democrazia politica vi sono state realizzate, quelle istituzioni politiche liberali e democratiche servono di strumento per la realizzazione della democrazia economica (crescenti controlli sui diritti della proprietà ereditaria con l'abolizione di essa come ideale-limite).

Voi potete essere democratico e non liberale. La Chiesa cattolica - quale è stata sistemata dai Padri al Concilio di Trento, e quale è tuttora concepita dalle autorità della alta gerarchia ufficiale - è democratica, perché in essa tutti i fedeli hanno gli stessi diritti senza distinzione di nascita o di colore o di nazionalità; ma è una istituzione illiberale, perché nega ogni diritto (scomunica) agli infedeli, agli scismatici, agli eretici, e se non li brucia più è perché non li può più bruciare. Napoleone I era democratico, perché garantiva uguaglianza di diritti civili a tutti i cittadini contro il ritorno dei privilegi feudali; ma non era un liberale, poiché non ammetteva critiche od opposizioni.

Voi potete essere nello stesso tempo antidemocratico ed antiliberale: i comunisti e i fascisti appartengono a quest' ordine di idee. Lo Czar di tutte le Russie, quando c'era; Guglielmo II, quando c'era; Francesco Giuseppe, quando c'era; non erano né democratici né liberali, pur dovendo fare concessioni più o meno notevoli agl'ideali democratici e liberali.

Io credo

lo sottoscritto ho fede nell'ideale liberale ed ho fede nello stesso tempo negl'ideali della democrazia non solo politica, ma anche economica. Perciò sono contro ogni forma di imposizione violenta e di dittatura. Dove le istituzioni politiche sono liberali e democratiche, io sto per il metodo della propaganda liberale e delle trasformazioni pacifiche. Ove mancano le istituzioni liberali e democratiche, io sono costretto ad adottare il metodo rivoluzionario, cioè sono costretto a riconoscere che è necessario uno sforzo violento, dittatorio, per passare ad un regime di liberalismo e di democrazia politica. 

Ma subisco questa necessità, convinto che è una triste necessità. E desidero di ritornare al più presto dalla dittatura alla libertà e alla democrazia. Non glorifico la dittatura come la forma politica ideale. E dove ci sono istituzioni liberali e democratiche le difendo con' tutte le mie forze, anche se imperfette, perché esse mi servono di strumento, per conquistare ulteriori condizioni politiche in cui si realizzi sempre meglio il mio ideale di libertà e di democrazia.

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