7 Giugno Giu 2012 0930 07 giugno 2012

La lega che salva Formigoni, ma dove sono finite le scope di Maroni?

La lega che salva Formigoni, ma dove sono finite le scope di Maroni?

Padania

La Lega Nord salva il presidente di regione Lombardia Roberto Formigoni dalla sfiducia. Ma al contempo s’interroga sul futuro. E sulla sua «prigione dorata» al Pirellone. Nel giorno del fallimento delle opposizioni con «#liberalasedia» nel consiglio regionale lombardo contro il Celeste - celebrato tra gli applausi con 49 voti contrari e 28 favorevoli -, c’è da segnalare infatti il crescente malumore delle truppe del Carroccio. I barbari sognanti che si vantavano di essere spazzini con tanto di scope, questa volta, rischiano di perdere altri consensi dopo il naufragio alle elezioni amministrative. Un pezzo da novanta lo dice senza mezzi termini alla buvette del grattacielo disegnato da Gio Ponti: «Non so quanto potremo andare avanti, gli scandali rischiano di penalizzarci in vista del rilancio della nuova Lega Nord 2.0 di Roberto Maroni».

Qui sta il punto. Bobo, forte delle vittorie ai congressi nazionali (regionali ndr) in Lombardia e Veneto, punta dritto verso la segreteria federale che si deciderà al congresso del 30 giugno. L’ultimo consiglio di lunedì ha rassicurato gli esponenti del cerchio magico intorno all’ex leader Umberto Bossi: il Senatùr avrà il ruolo di corte d’appello in caso di espulsioni. È un modo, questo, per evitare possibili scissioni o candidature all’ultimo minuto, come qualcuno aveva pronosticato. Ma dopo l’insediamento, dopo il probabile raduno di Pontida, la nuova Lega che deve rifarsi la verginità cosa farà? Sul web è già iniziato il tiro al piccione. «Dovevamo fare pulizia, complimenti!», scrivono alcuni leghisti su Facebook. 

Tace, intanto,  il nuovo segretario nazionale Matteo Salvini, che aveva promesso tuoni e fulmini contro Formigoni al congresso, tra questi pure un ultimatum sull'Expo 2015 e sul ruolo da commissario. Non scrive niente sulla sua pagina Facebook Maroni, che di solito interviene in questi casi. La Padania oggi relega la notizia del voto di ieri a pagina 13. Del resto, diffusamente si continua a parlare di un accordo tra Formigoni e l'ex ministro dell'Interno. Ma a quanto pare la situazione è sempre in costante evoluzione. La Lega sa che staccare la spina adesso non servirebbe a niente: la sconfitta alle elezioni sarebbe immediata. Per questo continua a fare da «badante» (copyright Carlo Spreafico del Pd), nella speranza di risollevare le sorti della regione. E sperare magari in un futuro di presentarsi in un modo nuovo agli elettori.

Lo stesso Stefano Galli, capogruppo del Carroccio, lo ha spiegato durante il suo intervento. Nella prima parte ha ricordato come le richieste delle opposizioni di dimissioni fossero «inutili». Nella seconda ha chiesto a Formigoni di rilanciare «l’operato di regione Lombardia: serve un cambio di passo». È argomento, quest’ultimo, che secondo alcuni esponenti di centrodestra avrebbe dovuto fare l’opposizione che invece continua a a picchiare a testa bassa sulle dimissioni del Celeste. Lo stesso governatore lo ha detto durante il suo intervento: «Più in là di libera la sedia non siete stati in grado di andare, siamo interessati a proposte costruttive da parte dell'opposizione». Ma a lato dei provvedimenti della giunta regionale di centrodestra, al Carroccio preme riflettere sulle strategie che Formigoni e il Pdl adotteranno in futuro. 

Innanzitutto, rispetto alla manifestazione del 16 giugno di Milano, il Lombardia Day, nessuno tra i leghisti ha in mente di parteciparvi. Il 17 c’è quella contro l’Imu a Verona, a casa del sindaco e segretario Flavio Tosi, di sicuro immagine più vincente rispetto a quella di Formigoni. Ma il Celeste ne ha dette tante ieri durante il suo intervento di difesa. Ha messo le mani avanti persino su nuovi provvedimenti della magistratura contro di lui. 

«Dopo un anno di indagini non c'è alcuno di Regione Lombardia sottoposto a indagine», ha sostenuto ribadendo che «non c'è un euro pubblico dissipato», specie in ambito sanitario. Formigoni ha osservato - tra le risate tra i banchi dell'opposizione visti i tanti esponenti del consiglio regionale finiti sotto inchiesta - «che se ci fosse un euro, dopo un anno di indagine, la magistratura avrebbe mandato almeno un avviso di garanzia». Ma soprattutto, il governatore ha rilanciato il suo operato. In particolare, ha proposto una nuova riforma della sanità. La Lega 2.0 di Maroni ci starà a votare compatta con il Pdl? Persino dopo gli scandali del San Raffaele e della Fondazione Maugeri? A Bobo l'ardua sentenza.

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