17 Giugno Giu 2012 1720 17 giugno 2012

È morta Margherita Hack, una vita tra le stelle

L’intervista a Linkiesta di un anno fa

Margherita Hack

L’astrofisica Margherita Hack è morta la notte del 28 giugno all’ospedale Cattinara di Trieste, dove era ricoverata da una settimana per problemi cardiaci. Aveva compiuto 91 anni il 12 giugno scorso.

Fiorentina, era una delle astrofisiche italiane più importanti. Era famosa nel mondo scientifico, ma anche per il suo impegno sociale e politico. Fu candidata di sinistra alle elezioni regionali, nel 2005 in Lombardia e nel 2010 nel Lazio, mentre nel 2006 e nel 2013 si è candidata alle politiche.

La Hack è stata la prima donna a dirigere un osservatorio astronomico in Italia, ha svolto una importante attività di divulgazione e dato un forte contributo alla ricerca sulle stelle. All’università di Trieste ha dato vita nel 1980 a un Istituto di Astronomia che è stato poi sostituito nel 1985 dal Dipartimento di Astronomia, che la scienziata ha diretto fino al 1990. Era membro dell’Accademia dei Lincei, dell’Unione Internazionale Astronomi e della Royal Astronomical Society.

«Grande comunicativa, ha stimolato molti giovani a fare ricerca», ha detto Luigi Nicolais, presidente del Cnr

Riproponiamo l’intervista concessa a Linkiesta

Novanta anni appena compiuti e ben portati. E un curriculum che cercheremo di sintetizzare davvero in breve. La professoressa Margherita Hack, ha insegnato astronomia all’Università di Trieste e ha diretto l’Osservatorio Astronomico di quella città, portandolo a rinomanza internazionale. Membro delle più prestigiose società fisiche e astronomiche Margherita Hack è stata anche direttore del Dipartimento di Astronomia dell'Università di Trieste. È membro dell' Accademia dei Lincei e ha avuto varie collaborazioni con l’ESA (Agenzia Spaziale Europea) e con la Nasa (National Aeronautics and Space Administration). Ma con il suo carattere e il suo modo di fare la professoressa Hack si fa amare ed apprezzare anche fuori dall’ambito scientifico. E non finisce mai di stupire.

Guardare le stelle professoressa dovrebbe essere un’esperienza unica… Ma a furia di stare con il naso all’insù, non è che ci si dimentica poi della vita reale?
In realtà le stelle non si guardano. Oggi a guardarle non troveremmo nulla di nuovo rispetto al passato. Noi analizziamo le radiazioni emesse dalle stelle. Dalle conoscenze ricavate in laboratorio sulle leggi della radiazione, le leggi dei gas, le leggi della struttura della materia, ricaviamo quali sono le condizioni fisiche di una stella, la sua temperatura, la sua densità, la composizione chimica, la sua struttura interna, le fonti della sue energia (le reazioni nucleari), come il consumo di queste fonti faccia “invecchiare “ la stella e con questi studi deduciamo l’evoluzione di una stella.

Parlando di scoperte scientifiche, bisogna dire che sono avvenute più scoperte in questi cento anni che non nei venti secoli precedenti. Come ce lo possiamo spiegare?
Nel passato una grande scoperta avveniva a distanza di secoli. Poi di anni. Nel XX secolo siamo arrivati a considerarle a distanza di mesi. Per appassionare i giovani alle scienze “dure”, matematica, fisica e chimica, occorre insegnarle meglio e di più alle scuole medie. Con più pratica di laboratorio e facendo lavorare in prima persona gli studenti. Inoltre ci vuole più attenzione alla scienza da parte dei governi. Più finanziamenti per la ricerca. Più posti da ricercatore.

La vita degli scienziati è diversa da quella degli altri?
Gli scienziati sono persone come tutte le altre. Anche se il loro lavoro può essere appassionante, vivono in questo mondo e ne condividono i problemi quotidiani, le passioni politiche e anche quelle sportive; possono essere atei o credenti, misantropi o amanti del prossimo, come tutti gli altri esseri umani.

I nostri ricercatori fuggono all’estero. Ma manca il brain drain, cioè il ricambio tra giovani di diverse nazionalità. Quale potrebbe essere la cura perché questo possa accadere?
La cura? Più fondi per la ricerca e più attenzione ai neo dottori di ricerca. E non lasciarsi sfuggire i migliori

Lei si batte da tempo per il testamento biologico, cosa ci può dire in proposito?
Che è necessario. E che è un segno di alta civiltà e anche della laicità dello Stato.

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