18 Giugno Giu 2012 0918 18 giugno 2012

Banche o Basket, dove c'è Montepaschi c'è crisi (anche se Siena vince)

Banche o Basket, dove c'è Montepaschi c'è crisi (anche se Siena vince)

Basket11

Se a inizio stagione si ragionava del possibile approdo di Kobe Bryant a Bologna, ora mezza serie A deve fare i conti con sponsor che fuggono e problemi di sopravvivenza. Da anni la pallacanestro di casa nostra balla tra crisi economica e perdita di appeal, con la costante di un movimento incapace di sfornare un numero sufficiente di talenti nostrani. Quello che fino a qualche anno fa era considerato uno tra i campionati più interessanti d'Europa, oggi galleggia ad un livello tecnico medio-basso, con poche certezze per il domani.

A maggio è arrivato il clamoroso disimpegno di Claudio Toti dalla Virtus Roma. L'imprenditore edile, 57 anni di cui 12 a capo del club capitolino, saluta la palla a spicchi poiché «lo scenario economico è cambiato e non posso più permettere al mio gruppo di fare quegli investimenti». Il Comune si è subito adoperato per trovare nuovi proprietari e intanto Acea, multiutility detenuta al 51% dal Campidoglio, ha confermato la disponibilità a restare top sponsor della Virtus. Un aiuto istituzionale non da poco, se si pensa che il problema più urgente in serie A è rappresentato dalla fuga di aziende che fino a ieri sposavano il loro nome a quello delle squadre, investendo cifre nell'ordine di milioni di euro ogni anno.

Il caso più celebre è Treviso, da qualche mese orfana del marchio Benetton, che per trent'anni ha regalato alla città un'epoca aurea di campioni, coppe e pure un impianto (il PalaVerde) fatto costruire dalla famiglia leader dell'abbigliamento. Oggi è tempo di lacrime e saluti, mentre per il futuro ci si affida a figure imprenditoriali della zona supportate dal consorzio "Universo Treviso".

Gli sponsor fanno le valigie anche a Pesaro e Cantù. Dal 1975 la cittadina marchigiana scende sul parquet grazie a Valter Scavolini, fondatore dell'omonima azienda di cucine, che ogni stagione foraggia il basket col suo marchio e i suoi milioni. Quest'anno, giunta in semifinale scudetto, Pesaro ha portato al palasport 10mila tifosi, riconfermandosi la "basket city" dei tempi migliori. Anche se, tempo qualche giorno, si è aperta la caccia ad altri soggetti disposti ad affiancare il cuciniere più amato dagli italiani e il consorzio locale per proseguire l'avventura cestistica in riva all'Adriatico, dove è appena stato scaricato l'allenatore Luca Dalmonte a causa di un contratto «difficilmente sopportabile» per le casse del club.

Nella stagione appena conclusa Cantù ha disputato l'Eurolega e in campionato è stata sconfitta da Pesaro alle semifinali playoff. Un colpo durissimo, tanto quanto la lettera d'addio recapitata dal top sponsor Bennet e accolta dall'incredulità della presidentessa Anna Cremascoli. «Non abbiamo ricevuto spiegazioni. Di solito si esce se ci sono problemi e di certo la squadra non ne ha prodotti, visti i risultati. Cantù vale 5-6 volte ciò che valeva nel 2010».

Sotto i portici di Bologna, dove sono state scritte alcune tra le più belle pagine del basket italiano ed europeo, il presidente della Virtus Claudio Sabatini ha varato l'idea anti-crisi della fondazione: un contenitore in cui raccogliere le realtà imprenditoriali della città e le risorse necessarie al mantenimento del club. Si parla di una quindicina di soci che verseranno quote dai 25 ai 100mila euro ciascuno, con una cifra obiettivo di 4 milioni di euro da destinare al budget per la prossima stagione.

A Teramo invece, la situazione è precipitata, con i giocatori che fanno partire i decreti ingiuntivi per gli stipendi mai ricevuti e l'ormai ex main sponsor, Banca Tercas, recentemente commissariato da Bankitalia per «irregolarità gravi e violazioni normative». Entro il 10 luglio servono 2 milioni di euro in vista del prossimo campionato che per gli abruzzesi partirebbe con una penalizzazione di 8 punti. Al momento non si vede nessun imprenditore di buona volontà e lo spettro del fallimento è sempre più vicino.

A Montegranaro si è riunito un gruppo di quindici imprenditori-tifosi per fare il primo passo in vista della stagione 2012-2013 che si disputerà senza il main sponsor Fabi, definitivamente uscito dal sodalizio. Ora la società cerca un sostituto, ma il presidente Basso avverte che «il budget per la prossima stagione sarà ridotto e anche di molto». Sono salve le due campane Caserta e Avellino, mentre Sassari, che dal nulla ha eretto una compagine virtuosa e vincente, ha aperto la campagna abbonamenti 2012-2013 lo scorso 7 maggio per prenotarsi in anticipo il sostegno economico dei tifosi. A Biella Massimo Angelico, top sponsor da sette anni, è diventato presidente nel momento più delicato, quello in cui occorre tagliare il budget per necessità di bilancio: La Stampa parla di circa 400mila euro in meno.

Il quadro generale è desolante e le realtà più forti, Siena e Milano, sono quelle che possono contare su progetti di medio-lungo periodo, assicurati dai rubinetti aperti del Monte dei Paschi e di Re Giorgio Armani. Altrove, invece, si è costretti a fare le nozze coi fichi secchi, bussando alle porte delle aziende nelle zone industriali delle rispettive province e lanciando sottoscrizioni tra i tifosi. Spesso con risultati insufficienti e con una programmazione tecnico-economica di breve respiro, che ogni 12-24 mesi dev'essere ripensata da zero.

L'agonia del secondo sport di squadra italiano (dopo il calcio) è figlia di molti fattori e nipote di quella crisi economica globale che fa la voce grossa anche sotto canestro. A pesare la sempre minore visibilità e il calo di appeal che, oltre agli sponsor, mette in fuga pure i media. Fino alla scorsa stagione Sky deteneva i diritti tv della serie A, poi però l'emittente ha mollato l'affare e dal 2011-2012 sono subentrate Rai Sport e La7. La rete di Telecom ha puntato forte sul basket, con l'esclusiva di eventi speciali (Coppa Italia e All Star Game), programmi di approfondimento e commentatori come l'ex cestista Gianmarco Pozzecco. Tempo qualche partita ed è stato subito flop di ascolti. Un risultato senz'appello, che ha spinto la rete a spostare le dirette sul canale "cadetto" La7d, con annesse proteste da parte della Lega Basket che ora pensa a coinvolgere, come nuovo partner, il canale Sportitalia.

A sostenere il movimento c'è Rcs, che nelle ultime due stagioni ha collaborato all'organizzazione dell'All Star Game, evento di sport e spettacolo in cui tanti confidavano per risollevare le sorti della palla a spicchi tricolore. Il problema, per sponsor e media, è il ritorno d'immagine sempre minore, oltre ad investimenti "a fondo perduto" che nel basket generano pochi utili e ancor meno prospettive. Il circuito della pallacanestro resta quello del pubblico fedele al botteghino, pronto a riempire i palazzetti, ma vincolato ad una dimensione provinciale che non ha mai permesso di fare il grande salto, nè di creare brand forti negli anni. Chi può scappa, ma c'è anche chi resiste e aspetta tempi migliori. Ogni tanto si evocano gli arabi, qualche volta spunta l'imprenditore straniero. Spifferi da palasport e romantiche illusioni: d'altronde sognare non costa nulla.

Potrebbe interessarti anche
 Iscriviti alla newsletter

Vuoi essere sempre aggiornato? Iscriviti alla newsletter de Linkiesta.it .

Quando invii il modulo, controlla la tua inbox per confermare l'iscrizione

 Seguici su Facebook