9 Luglio Lug 2012 1657 09 luglio 2012

Care Italia e Spagna, muovetevi: parola di Draghi

Care Italia e Spagna, muovetevi: parola di Draghi

Draghi 1

Come un anno fa. Cambiano i vertici, ma il discorso rimane sempre lo stesso. Senza l’aiuto degli Stati, la Banca centrale europea (Bce) non può risolvere la crisi dell’eurozona. Prima Jean-Claude Trichet e ora Mario Draghi hanno ricordato che per stabilizzare la situazione in Europa occorre che si lavori all’unisono. Finito il tempo dell’austerity, è il momento di alimentare la crescita economica, agendo sulla pressione fiscale nei Paesi in cui questa è troppo elevata. Dopo aver spiegato che è stato scongiurato il rischio di un deflusso di capitali fuori dalla zona euro, potenzialmente distruttivo per la già precaria stabilità delle banche europee, Draghi ha rimarcato che «c’è un barlume di speranza in uno scenario cupo». La strada, tuttavia, è ancora lunga.

Il messaggio più forte di Draghi è quello diretto a Spagna e Italia. L’audizione in commissione Affari economici del Parlamento Ue ha segnato il cambio di tendenza nella politica della Bce. Dopo il taglio del tasso di rifinanziamento, portato al minimo storico (0,75%) giovedì scorso, e a quello sui depositi overnight, ridotto allo 0%, Francoforte ha sottolineato che la sua forza non è illimitata. Le rinnovate tensioni sui rendimenti dei titoli di Stato di Madrid e Roma fanno tremare il cuore dell’eurozona, che ha paura di un ulteriore peggioramento della crisi. I Btp decennali sono rimasti oltre il 6% per tutta la seduta odierna, mentre i Bonos di pari entità sono scesi solo per alcuni istanti sotto il 7%, salvo poi chiudere oltre questo livello. Numeri che, al netto delle misure assunte da Paesi del Club Med finora, non sono ancora sostenibili nel medio-lungo periodo, come ha ricordato una nota odierna di Morgan Stanley. Ecco quindi che lo sforzo deve essere bilaterale.

«La spending review aiuterà a centrare gli obiettivi di bilancio». Così Draghi in merito all’ultima correzione di bilancio del governo italiano, circa 26 miliardi di euro da qui al 2014. «Le riforme per aumentare la concorrenza, ridurre il carico amministrativo e aumentare la flessibilità del lavoro sono state misure importanti», ha sottolineato il presidente dell’istituzione di Francoforte. Ma occorre fare di più. Via libera quindi al taglio delle tasse.

La crescita serve più di ogni altra cosa. Secondo le ultime previsioni del Fondo monetario internazionale (Fmi), pubblicate nello scorso aprile, l’Italia vedrà il proprio Prodotto interno lordo (Pil) in contrazione dell’1,9% nell’anno in corso e dello 0,3% nel 2013. Cifre che potrebbero essere riviste al ribasso in autunno, come ha specificato Draghi. «Ci sono segnali di un rallentamento della crescita nel secondo trimestre del 2012». Allo stesso modo, l’incertezza non è ancora svanita, anzi.

Il supporto della Bce, come ha ricordato Draghi nell’ultima riunione del Consiglio direttivo dell’Eurotower, non mancherà. A esso, tuttavia, dovranno essere affiancate misure di consolidamento fiscale e volano alla crescita. Nello specifico, «la via più facile per porre fine agli squilibri è quella di riorientare il consolidamento verso un aumento dei tagli della spesa e la riduzione della pressione fiscale». Proprio su questo punto, è arrivato il riferimento all’Italia. Anche il governatore della Banca d’Italia, Ignazio Visco, ha rimarcato che il carico fiscale a cui è sottoposto il Paese rischia di rallentare la ripresa dell’economia.

Come un anno fa, quindi, la Bce ha chiesto uno sforzo maggiore ai governi della zona euro. Del resto, negli ultimi dodici mesi l’istituzione di Francoforte non è stata ferma. Prima ha messo in campo, a partire da inizio agosto, il Securities markets programme (Smp), lo speciale programma di acquisto di bond governativi sul mercato obbligazionario secondario. Dopo circa 200 miliardi di euro di titoli comprati fra Grecia, Irlanda, Portogallo, Italia e Spagna, con il chiaro obiettivo di evitare un avvitamento sui rendimenti promessi da questi Paesi sui mercati, ha poi usato l’artiglieria pesante. Per scongelare il mercato interbancario ha lanciato due operazioni di rifinanziamento a lungo termine (Long-Term refinancing operation, o Ltro) fra dicembre e febbraio, per complessivi 1.030 miliardi di euro. Completato il rollover del debito sovrano detenuto in portafoglio dalla banche dell’area euro, è arrivato un altro stimolo giovedì scorso, quel taglio dei tassi che dovrebbe servire ad alleviare le tensioni che ancora sono presenti. Altre misure, straordinarie e temporanee come i due Ltro, sono nelle corde della Bce. Ma ora tocca agli Stati fare i compiti a casa.  

fabrizio.goria@linkiesta.it

Twitter: @FGoria

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