13 Luglio Lug 2012 1040 13 luglio 2012

Il Watergate delle armi di Obama? Scoperto da due blogger

Il Watergate delle armi di Obama? Scoperto da due blogger

Messico 2

La sera del 14 dicembre 2010 la guardia di frontiera Brian Terry, 40 anni, è di pattuglia assieme ai suoi colleghi lungo il Peck Canyon, nel polveroso sud dell’Arizona, undici miglia dal confine con il Messico. Intorno alle 22, gli agenti entrano in contatto con cinque membri di una gang di contrabbandieri che spesso attraversa il deserto. Ne segue un conflitto a fuoco. I messicani sparano contro i militari e Terry muore sul colpo. La pattuglia arresta quattro dei banditi, mentre uno riesce a fuggire lungo la gola che divide in due la contea di Santa Cruz. Giunti sul posto gli investigatori rinvengono due fucili semiautomatici AK-47 e, confrontandone i numeri seriali, scoprono un dettaglio incredibile: il rifle che ha ucciso Terry è stato acquistato dai cartelli messicani con il tacito assenso del Bureau federale che indaga sui reati legati all’uso di armi ed esplosivi (Atf).

Alla fine del 2010 nessuno conosce l’innovativa tattica del gunwalking che il dipartimento di Giustizia sta sperimentando in Arizona e che prevede la vendita di fucili e pistole ai contrabbandieri per poi tracciare i movimenti delle armi e catturare i boss del narcotraffico. E nessuno può immaginare che l’operazione "Fast and Furious" – com’è stata soprannominata – si trasformerà a breve nel più grande scandalo riguardante l’amministrazione Obama. A portare alla luce la clamorosa vicenda saranno, di lì a poco, due oscuri blogger che scrivono soprattutto di armi e che abitano l’America più profonda: Mike Vanderboegh di Pinson, in Alabama, e David Codrea di Hudson, in Ohio. 

«Eravamo entrambi membri di quel gruppo di reietti che ho ribattezzato “La Coalizione dei lillipuziani volenterosi” e di cui facevano parte agenti dell’Atf, dipendenti di altri rami del governo, mercanti e produttori d’armi, attivisti in difesa del secondo emendamento, miliziani della Costituzione e poliziotti locali. Verso Natale abbiamo iniziato a sentire le prime voci provenire da alcuni amici-agenti dell’Atf», racconta Vanderboegh a Linkiesta. Il 28 dicembre sul forum specializzato cleanupatf.org appare un messaggio anonimo che attira l'attenzione del blogger: «Sembra che l’Atf sia uno dei più grandi fornitori di fucili dei cartelli messicani! – si legge – . Uno di questi fucili si dice che sia collegato alla recente uccisione della guardia di frontiera in Arizona». 

Vanderboegh rilancia immediatamente il post sul proprio blogSipsey Street Irregulars – e assieme al collega di Examiner.com inizia a investigare su quanto accaduto. «A guidarci sono state informazioni e documenti provenienti da fonti interne che, in alcuni casi, abbiamo passato al vaglio di altre fonti per essere sicuri che fossero credibili e che non rappresentassero un tentativo di disinformazione», ci spiega Codrea. «David poteva contare su informatori che io non avevo e viceversa. Io avevo conoscenze, soprattutto all’interno dell’intelligence, che specie all’inizio mi hanno fornito dritte assai importanti», aggiunge Vanderboegh. 

Unendo i pezzi di un puzzle via via sempre più inquietante, i due blogger denunciano la disgraziata strategia del gunwalking e le implicazioni dell’agenzia federale che dovrebbe prevenire il traffico illecito di armi. Lo scandalo assume contorni giganteschi. Dal 2009 al 2011 – si scoprirà – le gang hanno potuto acquistare liberamente oltre 2mila armi di ogni tipo: compresi fucili AK-47, altri Barrett calibro .50, revolver calibro .38, e pistole automatiche five-seven. Da allora ne sono state recuperate appena 665 e si calcola che molte siano tuttora a disposizione di cartelli messicani come Sinaloa, El Teo e La Familia. 

A smerciare l’arma che ha ucciso Brian Terry è stato il contrabbandiere Jaime Avila che – seppure sotto sorveglianza –  nel giro di pochi mesi ha comprato in un negozio di Phoenix 575 fucili AK-47. Le rivelazioni tuttavia tardano a far breccia sui circuiti tradizionali. Vanderboegh e Codrea godono di grande credibilità all’interno della community, ma il loro profilo di militanti pro-gun li allontana dal mainstream mediatico. Ci vorranno due mesi prima che il caso diventi di dominio nazionale - il 23 febbraio 2011 la giornalista della Cbs Sharyl Attkisson racconta per prima la storia in televisione. Con l’interesse dei grandi network, "Fast and Furious" si tramuta in una questione meramente politica. L’Atf è parte del dipartimento di Giustizia e in molti si chiedono se il ministro Eric Holder fosse a conoscenza di un’operazione, i cui effetti collaterali sarebbero riscontrabili in almeno 200 omicidi commessi tra il Messico e gli Stati Uniti. 

Chiamato a testimoniare di fronte alla Commissione di giustizia della Camera, il 3 maggio 2011 Holder afferma d’aver sentito parlare di gunwalking «solo poche settimane prima». A ottobre però emergono alcuni briefing sul tema che l’ufficio del ministro avrebbe ricevuto già nel luglio del 2010 e lo scorso 28 giugno la Camera ha ufficialmente accusato Holder di oltraggio per essersi rifiutato – d’intesa con Obama che ha invocato il principio del “privilegio esecutivo” – di fornire l’intera documentazione riservata al Congresso. Oggi Vanderboegh e Codrea sono soddisfatti della rilevanza ottenuta da "Fast and Furious", ma vorrebbero veder maggiormente riconosciuto il proprio lavoro. Specialmente quello di Vanderboegh, il primo dei due a rompere il muro del silenzio. «In questa vicenda Mike è stato incredibilmente importante – ci dice Codrea riferendosi al collega – . Senza la sua abnegazione e il suo fiuto forse lo scandalo non sarebbe mai scoppiato. Merita il premio Pulitzer. Sul serio».
 

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