6 Agosto Ago 2012 1742 06 agosto 2012

Alex Schwazer positivo al doping, da un po' di tempo si era isolato

Alex Schwazer positivo al doping, da un po' di tempo si era isolato

Alex

«Gli ho dato in braccio mia figlia di venti mesi, ora mi sento tradito». E con Michele Didoni, il suo attuale allenatore, tutto il mondo dello sport, perché l’Italia, sul campione olimpico di Pechino 2008 nella 50 km di marcia, ci contava, eccome, non solo per smuovere il medagliere, ma per puntare al bersaglio grosso. Alex Schwazer. Lo hanno beccato gli ispettori della Wada, lo scorso 30 luglio per Epo, probabilmente a Oberstdorf, in Germania, dove si allena la sua fidanzata Carolina Kostner, campionessa mondiale di pattinaggio su ghiaccio.

L’eritropoietina, che serve per aumentare l’ossigenazione del sangue, è un tipo di doping che all’inizio degli anni duemila ha fatto strage nel ciclismo. È il medicinale che si trova in tutte le farmacie, non è quello ipersofisticato che, come in tutte le storie di guardie e ladri, si riesce a combattere soltanto dopo anni che lo si è scoperto. E riavvolgendo il nastro degli ultimi quattro anni della carriera di Alex Schwazer si trova un campionissimo in difetto di prestazioni. La cavia ideale. Lui e Carolina Kostner sembravano la coppia del sorriso. Le Olimpiadi gli avevano regalato notorietà, gli ultimi chilometri li percorse baciando un braccialetto. Per la sua esultanza dopo la vittoria della medaglia alle Olimpiadi di Pechino corse sotto gli spalti portando con sé il tricolore. Qualche sudtirolese come lui, è nato a Vipiteno il 26 dicembre del 1984, lo criticò: «Troppo italiano».

Faccia pulita: lui, la marcia, l’arma dei carabinieri, le montagne e le mucche. Sembrava il carabiniere di Pane, amore e gelosia, l’ingenuo graduato alle prese con l’esplosiva Gina Lollobrigida. Con Carolina parteciparono a Ballando con le stelle, pagine e pagine per un amore che ora dovrà sorreggerli. Un quadretto che la Kinder ha dipinto facendone un testimonial. Lo spot riprende Alex in una giornata di “pausa” proprio nel suo paese, Racines, a pochi chilometri da Vipiteno in Trentino. «L’ambientazione di montagna trasmette tutta la naturalità e semplicità del personaggio, che sono gli stessi valori di Kinder Pinguì. – scrive l’azienda - . Quando non si allena ed è a casa a riposarsi dalle sue imprese sportive Alex si fa prendere dalle attività tipiche della vita di montagna. E tra un lavoro e l’altro, in compagnia del fratello Oliver – che appare con Alex nello spot - non si nega mai una pausa rigenerante con Kinder Pinguì».

I cellulari in casa Ferrero stanno squillando in continuazione. Hanno scelto il testimonial sbagliato. Ma era troppo tempo che Schwazer “ciccava” le gare e scelse di cambiare allenatore, dal gruppo Damilano di Saluzzo (quello che ha vinto l’oro olimpico allenando i cinesi) a Michele Didoni, campione del mondo nella 20 km a Goeteborg. La decisione di fare di più, di non sentirsi imprigionato a Saluzzo, lui, cavallo di razza. «Mi ha tradito», lo sfogo del tecnico che lo aveva preso come un fratello minore. In effetti dal 2008 ad oggi gli appuntamenti più importanti li ha sempre sbagliati.

Ai Mondiali di Berlino, abbandona la 50 km marcia dopo un'ora e mezza di gara, accusando dolori allo stomaco. L’argento degli Europei nella 20 km di Barcellona 2010 sa più di sconfitta, il nono posto dei mondiali di Daegu dello scorso anno, sempre nella venti km, suona come una debacle. A Londra aveva rinunciato alla venti per un raffreddore, era atteso per la cinquanta tra i favoriti ma, con il senno di poi pesano come un macigno le parole del compagno di squadra, Giorgio Rubino. Dopo l'oro olimpico Schwazer aveva subito, a suo dire, un forte cambiamento spesso si era isolato e talvolta non aveva partecipato alle gare federali come il recente campionato italiano assoluto a Bressanone (vicino a casa sua) sulla 10 chilometri: «Alex Schwazer? Se devo essere sincero non lo sento da mesi. Non farà la 20 km? Io da lui non ho mai saputo nemmeno che l'avrebbe fatta. Lui è chiuso nel suo mondo, non mi interessa quello che fa - ha detto Rubino -. Da compagno e da un amico come lui che conosco da dieci anni non me l'aspettavo. Mi ha mancato di rispetto, ci sono rimasto male. Questo non vuol dire nulla, lui è il favorito della 50 km forse la partecipazione alla 20 km sarebbe servita per rompere il ghiaccio».

Una storiaccia. Anche perché se doping è stato c’è da chiedersi perché epo, una sostanza che è facilissima da rintracciare. E chi è tra i primi cento atleti del mondo deve necessariamente comunicare la reperibilità agli ispettori Wada. Praticamente la percentuale di farla franca così è quasi inesistente. Ma la storia di queste Olimpiadi, prima di procedere ad una condanna, ricorda anche la vicenda di Baldini. Positivo alla vigilia di Pechino 2008 fu escluso dal Coni, poi riabilitato ma ormai i Giochi erano passati. Quattro anni di violente accuse tra Baldini e Cassarà, il ripescato al suo posto e accusato di complotto. L’altro giorno festeggiavano insieme sul podio olimpico.

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