5 Settembre Set 2012 1510 05 settembre 2012

Quindici giorni in carcere per due birre perché i magistrati erano “in ferie”

Quindici giorni in carcere per due birre perché i magistrati erano “in ferie”

Carcere

«Marco è uscito, è libero», dice Nello Mainente al telefono con la voce rotta dalla felicità. Dopo mezza giornata trascorsa davanti al penitenziario di Fuorni, a Salerno, è arrivata la buona notizia. Quella che tutti aspettavano. Lui, amico di vecchia data di Marco Penza, l'uomo di quarant'anni in carcere da due settimane per una denuncia di guida in stato di ebbrezza che risaliva al 2009, da questa mattina si trovava davanti al carcere campano. «Ho accompagnato la sorella di Marco per un colloquio dietro le sbarre», aveva detto intorno a mezzogiorno, «dobbiamo aspettare». Dopo una lunga attesa, intorno alle 17 il tribunale di Sorveglianza ha deciso per la scarcerazione. «Ora Marco sta bene ed è felice», dice Nello. 

È questo il lieto fine di una storia di malagiustizia vissuta nei giorni scorsi da un quarantenne di Casal Velino, in provincia di Salerno. Una denuncia per guida in stato di ebbrezza che risale al luglio del 2009 e una condanna a trenta giorni di carcere che si presenta tre anni dopo. Malgrado l’uomo sia incensurato. E disabile, con una protesi al posto della gamba sinistra. Protesi che, quando è stato trasferito dal carcere di Vallo della Lucania a quello di Fuorni, Marco Penza è stato costretto a lasciare fuori dalla cella. «Mi dispiace», gli hanno detto, «qui può essere un’arma».

Dal 23 agosto a questo pomeriggio, Penza ha trascorso le sue giornate nella cella di un carcere. Senza poter fare nulla, perché - come si sono sentiti rispondere familiari e amici - si aspettava che il magistrato titolare del fascicolo tornasse «dalle ferie». Il motivo della sua detenzione è la positività a un alcol test che gli era stato somministrato dagli agenti di un posto di blocco in una sera d’estate, il 22 luglio del 2009. «La sua storia giudiziaria è ai limiti dell’assurdo», aveva denunciato il cugino Romeo Gugliucci al Giornale del Cilento.

Una storia cominciata con il ritiro della patente per guida in stato d’ebbrezza («per due birre», dicono parenti e amici) e andata avanti con un ricorso fatto dall’avvocato. La procura competente è quella di Vallo della Lucania, che però non concede la sospensione condizionale delle pena. A questo punto, scatta la condanna definitiva e il tribunale condanna Penza a pagare una multa, scontare la pena ai servizi sociali o in carcere.

Ma l’avvocato al quale Marco si è rivolto sin da subito, Silvia Pisapia, nel frattempo si candida alle comunali di Casal Velino, viene eletta e nominata vicesindaco. E così passa la pratica a un altro avvocato dello studio Lentini di Vallo della Lucania. Intanto, i documenti richiesti non sono stati consegnati nei trenta giorni previsti dalla legge. Da qui in poi, il fascicolo di Marco Penza comincia a navigare tra i mille rivoli della burocrazia italiana. «Tengo a precisare che io ho dovuto abbandonare la difesa di Marco nell’ottobre del 2011 per una incompatibilità professionale, e non perché mi fossi dedicata alle elezioni, perché faccio politica da 12 anni», aveva dichiarato Pisapia all’edizione napoletana de La Repubblica. «Mi risulta che la sua difesa sia passata a un ottimo collega penalista».

«Non so quale sia stato l'errore procedurale», racconta Nello Mainente, «se tutto quello che è successo si deve a una dimenticanza di Marco o dell'avvocato. Ce lo spiegherà lui». Ma, continua, «alla fine di tutto questo, per un errore un uomo incensurato e lavoratore si è beccato prima una condanna a 16-18 mesi di carcere, poi a un mese. Trascorrendo due settimane in carcere per una denuncia per guida in stato di ebbrezza». 

Non si sa chi abbia dimenticato cosa. Ma tre anni dopo quell’alcol test di una sera d'estate si è presentato di nuovo alla porta di Penza. Con un ordine di carcerazione di 30 giorni. Nessuno ha pagato la pena pecuniaria di 400 euro. E il secondo avvocato che ha seguito il caso non ha impugnato il provvedimento, ma ha chiesto un alleggerimento della pena, facendo domanda per la concessione degli arresti domiciliari. In questo modo, però, il fascicolo è stato spostato sulle scrivanie del Tribunale di Sorveglianza. Tribunale al quale qualche giorno fa amici e parenti di Marco si erano rivolti, ricevendo la risposta: «Siamo assolutamente oberati di lavoro, aspettiamo che torni dalle ferie il collega». E anche ieri, quando in tanti aspettavano la decisione oltre le mura del carcere, «il giudizio è stato rinviato». 

Marco, intanto, è stato in carcere due settimane. Prima a Vallo della Lucania, poi in quello di Salerno. Dove inizialmente è stato anche privato della protesi alla gamba sinistra. Ma grazie alle proteste dei suoi amici, poco dopo protesi e stampelle che permettono a Marco di camminare gli sono state restituite.

La prima denuncia sul caso era arrivata da Silvia Ricciardi, membro dell'associazione Jonathan, che si occupa del recupero dei minori. «A volte lo sdegno non trova le parole per esprimersi», aveva scritto. «Mi vergogno di vivere in questo Paese [...] che tiene in galera una persona per un reato sanzionabile con una gradualità di risposte alternative al carcere. Un paese che non ha occhi per vedere né cervello, in alcuni casi, per amministrare pene e sanzioni».

A Casal Velino, intanto, tutti aspettavano la decisione del Tribunale di Sorveglianza. Il telefono di casa Penza nei giorni scorsi squillava senza risposta. In paese, nel pieno del Cilento, tutti conoscono la storia di Marco e della sua malattia. E in tanti hanno espresso solidarietà alla mamma e alla sorella, che lui ha sempre sostenuto grazie al suo lavoro nella cooperativa Marina Service, che si occupa della gestione del porto di Casal Velino. «Sono stati lesi i diritti fondamentali della libertà di una persona per un presunto sbaglio di un avvocato», scrive il cugino Romeo, «soprattutto per l’invalidità con cui convive».

Il tutto, come aveva denunciato anche l’associazione Antigone, è avvenuto in una Regione in cui i livelli di sovraffollamento delle carceri raggiungono il 137,8 per cento: in base al rapporto redatto dalla associazione che analizza ogni anno la condizione del sistema penitenziario italiano, al 31 marzo 2012 in Campania sono detenute 7.983 persone, a fronte di una capienza per 5.793 individui. 

«Marco sta bene, è sollevato», ripete l'amico Nello. «È molto contento del sostegno ricevuto in questi giorni e della risonanza mediatica». E «ora non resta che goderci questo momento di gioia». 

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