13 Settembre Set 2012 0829 13 settembre 2012

Computer in classe, ma i professori li sapranno usare?

Computer in classe, ma i professori li sapranno usare?

Computer Education

La parola “rivoluzione” non è stata utilizzata. In conferenza stampa, almeno. Ma nei corridoi del ministero dell’Istruzione la si suggerisce eccome. Rivoluzione carta free. Rivoluzione digitale. Rivoluzione tecnologica. Il ministro Francesco Profumo ieri ha enfaticamente annunciato che da quest’anno la scuola sarà “dematerializzata”. E cioè sarà ridotto, al lumicino, l’uso della carta. Faldoni e documenti saranno sostituiti dai byte e saranno risparmiato così almeno 30 milioni di euro. 

Non solo. La scuola 2.0 sarà contraddistinta dalla tecnologia: con 24 milioni di euro si doteranno tutte le aule delle medie e delle superiori di un computer. Uno in ogni aula. E per superare il gap storico le quattro più difficili regioni del Sud (Calabria, Puglia, Sicilia, Campania) grazie a fondi europei destinati a zone sottosviluppate (32 milioni) avranno un vantaggio suppletivo: ogni insegnante (fino alla copertura dell’80 per cento in media) sarà dotato di un tablet.

Basterà a traghettare la zoppicante scuola italiana, se non nel terzo millennio, almeno più vicina all’Europa? C’è chi dice no. Il Codacons, ad esempio. Si dirà: i soliti. Però l’associazione dei consumatori è confortata dall’avallo dell’Anci: secondo i dati raccolti il 70% delle infrastrutture scolastiche è a  rischio. L’associazione dei comuni ha addirittura parlato di emergenza nazionale. «Altro che computer e wifi, che tra l’altro non esiste dappertutto – dicono all’Anci – è il pericolo crollo da tenere ben presente. Bisogna che gli interventi sull’edilizia escano dal patto di stabilità».

I fondi per la gestione ordinaria cresceranno del 33%, rassicura Profumo. «Non basta ancora – sostiene la Cgil scuola – ci sono plessi dove mancano i soldi per la carta igienica, ormai è prassi che la portino a turno i genitori da casa. È difficile sostituire una sedia se è rotta. Ma quali app? quali tablet?». «L’obiettivo del governo – ha risposto a distanza il ministro - è di attuare un investimento pluriennale mirato per avere una scuola più efficiente, capace di dare risposte agli studenti e al Paese». Insomma, si progetta il futuro e si cerca di mettere toppe al presente. 

Caterina Policaro è una docente esperta di e-learning e formatrice. Nel suo blog su Chefuturo.it scrive: «Per le pagelle online credo non ci saranno troppi problemi, la registrazione digitale dei voti è già abbastanza diffusa, da tempo. Per i registri digitali le scuole non sono sicuramente pronte. Come si farà per il registro online? Con quale device? Pc, portatile, tablet? Non diamo per scontato il WiFi negli istituti, perché non è detto che ci sia. C’è un portale, Scuola Mia, che dovrebbe essere dedicato proprio alla comunicazione scuola-famiglia, anzi al progetto “Servizi scuola-famiglia via Web”. È il canale ufficiale che utilizzeranno tutti gli istituti? Da quando? Tra l’altro non è una scelta obbligatoria, e non tutti gli istituti si sono registrati per utilizzarlo. C’è il sistema "Scuola in chiaro" e, anche qui, non tutti gli istituti lo utilizzano o hanno caricato dati e informazioni in modo completo. Riguardo i registri online, quindi, è previsto un obbligo di uso che però non esclude l’impiego del registro cartaceo. Servirebbero ai docenti, nell’ordine, software/applicativi da utilizzare e formazione in merito».

«Un limite della visione del ministro? La mancata formazione dei docenti, che tra l’altro sono in media i più anziani d’Europa: l’età media per entrare in ruolo in Italia sfiora oggi i cinquanta anni»: a dircelo è Orazio Niceforo, già dirigente scolastico, collaboratre del ministero dell’Istruzione dal 1993 in qualità di esperto di innovazione educativa e redattore di Tuttoscuola.com. «Io non sono certo giovane, ma sono curioso, e riesco così a tenermi aggiornato e aperto. Ma per far arrivare la tecnologia in classe bisognerà vincere lo scetticismo dei docenti. Non basta dotare un’aula di un computer per cambiare tutto.
Gli insegnanti vanno formati, ed è un compito di Indire, l’istituto che si occupa della formazione degli insegnanti». Di questo passaggio, però, non c’è traccia nelle parole con cui il ministro ha presentato la sua scuola.

Certo, c’è chi è già un passo avanti: la Provincia di Roma è all’avanguardia per il risparmio delle spese telefoniche utilizzando Voip e per il risparmio energetico. Il Comune di Firenze ha approntato le iscrizioni integrate on line e App a disposizione delle famiglie. l’Istituto Majorana di Brindisi, per andare al Sud, già da tempo utilizza registri elettronici; l’Istituto Fermi di Mantova, nel quale è già operativo il meccanismo di rivelazione automatica delle presenze e l’Istituto Desambrois di Oulx (TO), una scuola di montagna che svolge consigli di classe on line. Già, ma sono decisamente delle eccezioni.

*giornalista di Metro
 

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