25 Settembre Set 2012 1720 25 settembre 2012

Niente sacramenti se non paghi? I cattolici tedeschi non ci stanno

Niente sacramenti se non paghi? I cattolici tedeschi non ci stanno

Kirche

Qualsiasi italiano, che si sia trasferito in Germania da poco, oppure che vi risieda da anni, ha avuto a che fare almeno una volta nella vita con la Kirchensteuer. La “tassa sulla Chiesa”, introdotta per la prima volta nel 1827, è un’imposta sul reddito obbligatoria per tutti i fedeli che siano battezzati o si considerino appartenenti ad una religione.

Lo scopo? Finanziare la Chiesa stessa, che utilizza il guadagno per pagare i salari degli impiegati e finanziare progetti di aiuto sociale per gli anziani. Insomma, una sorta di 8 per mille, obbligatorio per tutti i credenti, strutturato con un metodo di ripartizione completamente diverso da quello italiano.

Di solito, il modulo della Kirchensteuer, che consta di un unico foglio con alcune domande a risposta multipla, viene spedito a casa della persona poche settimane dopo la sua registrazione presso le autorità tedesche. Se dichiarate di appartenere ad una religione, o anche soltanto di essere battezzati, riceverete quindi un bollettino che vi chiederà di pagare una cifra in denaro proporzionata al vostro reddito dichiarato. Grazie a questo meccanismo, che in Germania coinvolge 25 milioni di cattolici, le casse ecclesiastiche ricevono ogni anno circa 4 miliardi di euro.

Qualora stiate pagando la Kirchensteuer e vogliate fare un passo indietro, occorre comunicare al Finanzamt, l’ufficio delle finanze, che avete deciso di abbandonare la confessione cui appartenevate. É questa, in Germania, una tendenza sempre più diffusa: sono circa 100mila i tedeschi che ogni anno scelgono di abbandonare la Kirchensteuer (180mila nel 2010, un record). Una scelta dovuta a motivi di fede, spesso, ma anche a motivi economici.

Nel tentativo di fermare il fuggi fuggi generale, la Conferenza episcopale tedesca ha deciso di porre un “aut aut”: da oggi solamente chi si dichiara formalmente cattolico – e versa la tassa sulla religione – potrà avvalersi dei sacramenti. Una sorta di extrema ratio che mette i Cattolici di fronte ad una scelta obbligata: in caso di apostasia, ecco la scomunica.

Una decisione messa per iscritto nei giorni scorsi: «La dichiarazione di abbandono della Chiesa davanti a funzionari dell’anagrafe civile», si legge nel documento diffuso dai vescovi tedeschi e approvato dal Vaticano, «è un atto pubblico di volontaria e intenzionale presa di distanza» che «costituisce grave colpa verso la comunità ecclesiastica».

Una novità che, però, non è piaciuta a molti. In particolare negli ambienti cattolici. Secondo il gruppo Wir Sind Kirche (“Noi siamo la Chiesa”), quello lanciato dai vescovi è «il segnale sbagliato al momento sbagliato. Invece che cercare di capire le ragioni per cui un alto numero di persone lascia la Chiesa, questo decreto rappresenta una minaccia ai membri ecclesiastici», si legge in un comunicato.

Secondo gli esponenti del gruppo, molte persone scelgono di non pagare più la Kirchensteuer non perché hanno perso la fede, bensì perché si trovano in disaccordo con alcune delle azioni compiute dalla Chiesa in tempi recenti. Tra i più polemici anche il quotato teologo Hartmut Zapp il quale ha affermato di voler richiedere l’esenzione dalla tassa e di non trovare giusto essere cacciato dalla comunità di fedeli che ha servito per tanti anni.

A chi smetterà di pagare, la Chiesa tedesca vieterà comunione, confessione e matrimonio. E funerale, ovviamente: niente obolo, niente sepoltura secondo il rito cattolico. Nemmeno se si è stati credenti e devoti per tutta la vita. A meno che, spiegano i Vescovi, il defunto non abbia mostrato qualche segno di redenzione prima della sua morte.

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