5 Ottobre Ott 2012 0653 05 ottobre 2012

Mi chiamo Bond, James Bond, e oggi compio cinquant’anni

Mi chiamo Bond, James Bond, e oggi compio cinquant’anni

James Bond

Ha cinquant’anni e li sente tutti. Del resto i numeri parlano chiaro: sono 23 i film ufficiali dedicati a James Bond. Si sono susseguiti dal 5 ottobre 1962, giorno in cui uscì Licenza di uccidere, fino al 31 ottobre di quest’anno, quando arriverà in Italia Skyfall.

Nato in piena Guerra Fredda, l’agente segreto per antonomasia è il protagonista della serie in assoluto più longeva al cinema. Il tutto nonostante lo scorrere degli anni, i cambiamenti radicali dello scenario mondiale, il trasformarsi delle mode, e anche nonostante i sei diversi attori (Sean Connery, George Lazenby, Roger Moore, Timothy Dalton, Pierce Brosnan, Daniel Craig), che hanno interpretato lo 007 in questo mezzo secolo.

Un successo planetario che si può misurare considerando i dollari incassati dai primi 22 film: 1.553.037.675 secondo BoxOfficeMojo.com, il sito che offre il database più completo degli incassi di tutti i titoli.

Ma una spia così marcatamente inglese, apparsa sul grande schermo nei lontani anni ’60, impegnata per lo più a combattere il pericolo rosso nelle sue molteplici forme (i nemici sono russi, ma anche cinesi, nord coreani, cubani e via così, di comunismo in comunismo) come può essere arrivata pressoché indenne fino a oggi, al punto da catalizzare ogni genere di celebrazione in tutto il mondo per il suo cinquantesimo anniversario?

Di sicuro la saga dedicata a 007 può vantare alcuni rassicuranti elementi di continuità: gli spettacolari effetti speciali che permettono di realizzare le imprese impossibili del nostro eroe; l’uso di gadget tecnologici avanzatissimi; le bond girl, a volte amiche a volte nemiche, ma sempre splendide; la presenza di un antagonista ben preciso; e lo stesso protagonista, così caratterizzato nelle sue abitudini da superare indenne ogni cambio di interprete. Tutti elementi inseriti, però, ogni volta dentro scenari e umori che evolvono secondo il momento storico in cui il film è girato.

Questa combinazione assicura agli spettatori una confortante sensazione di familiarità senza però dare loro l’impressione di vedere sempre lo stesso film. Perché nel corso degli anni si è comunque passati da un James Bond elegante, donnaiolo, sempre sicuro di sé, perfino un po’ sbruffone, con alle spalle una granitica MI6, i servizi segreti britannici, e pronto ad affrontare nemici dai contorni ben definiti (i rossi o per lo meno un’organizzazione criminale ben precisa), a un James Bond, quello di Craig in particolare, molto più tormentato e dark, eroe solo, spesso stanco, disilluso, perfino innamorato, che si muove in scenari molto torbidi. Addirittura, in Skyfall, vittima del tradimento del suo stesso capo, la mitica M.

Un’evoluzione (o involuzione?) che rispecchia le trasformazioni dello scenario mondiale. Si è passati da una terribile, ma in qualche modo rassicurante Guerra Fredda, dove era chiaro quali erano i buoni e quali i cattivi, al mondo in cui ci muoviamo oggi: complesso, sfaccettato, inquieto, in crisi, appunto, e anche sempre
più piccolo.

Resta comunque vero che tutti i film di James Bond, dagli anni 60 fino a oggi, hanno contribuito a creare l’immaginario della spia per antonomasia: un uomo capace delle azioni più temerarie, scaltro, bello, che non passa inosservato nemmeno in pantaloni e maglietta. Il che conferma che quelli di 007 sono film che chiedono allo spettatore la massima sospensione del giudizio e dell’incredulità.

Perché a pensarci, una delle spie più riuscite e verosimili viste al cinema non si trova nelle avventure di James Bond ma in un film tedesco, Le vite degli altri di Florian Henckel von Donnersmarck, dove il capitano Gerd Wiersel, spia per la Stasi nella Germania dell’est, era una persona del tutto anonima, invisibile e sola. Del resto, per calarci nella realtà, basta guardare alla cronaca recente e pensare alle spie nostrane: dal maggiordomo del Papa all’agente Betulla, alias l’ex giornalista Renato Farina, è evidente che le spie, quelle vere, almeno da noi, assomigliano molto di più a delle barzellette. Altro che James Bond. 

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