8 Ottobre Ott 2012 1715 08 ottobre 2012

Le banche tremano: ora Google e Amazon fanno prestiti

Le banche tremano: ora Google e Amazon fanno prestiti

Googlebank

C’è chi non presta denaro causa crisi e chi ne approfitta, andando a finanziare le imprese per usufruire dei propri servizi. Le due web company per eccellenza, a distanza di pochi giorni l’una dall’altra, hanno deciso di fare le banche: Google e Amazon. Il motore di ricerca di Mountain View e la libreria digitale di Jeff Bezos – al contrario della maggior parte degli istituti di credito europei, che hanno utilizzato i prestiti delle aste agevolate della Bce per sostenere i titoli di stato dei rispettivi Paesi – scoppiano di liquidità: rispettivamente 43 miliardi nel secondo trimestre e 5,26 miliardi di dollari nei primi sei mesi dell’anno.

L’idea della creatura di Brin & Page, si legge sul Financial Times, è di finanziare la spesa pubblicitaria delle imprese su AdWords (la piattaforma per l’advertising creata da Susan Wojcicki), con una vera e propria carta di credito, emessa da Barclays in Gran Bretagna e da Comenity Capital Bank negli Stati Uniti, che utilizzerà il circuito Mastercard. La Google AdWords Business Credit non avrà spese di gestione e potrà essere utilizzata per ottenere anticipi che vanno da 200 a 100mila dollari, a un tasso d’interesse inferiore (negli Usa è fra il 13 e il 19% e nel Regno Unito è attorno al 16%), a quello delle carte di credito: l’11,9% in Uk e dell’8,99% in Usa. 

Per il momento si potrà accedere soltanto tramite invito. L’iniziativa è seguita agli ottimi risultati di un progetto pilota condotto un anno fa negli States, che ha coinvolto oltre 1.400 esercizi commerciali. E ha ricevuto una spinta decisiva dopo che il 74% di essi ha affermato, in un sondaggio, di utilizzare la carta di credito targata Google come fonte principale per acquistare spazi pubblicitari via AdWords. La strategia è chiara: impiegare l’enorme liquidità per spingere ulteriormente il business principale, che a guardare i conti del secondo trimestre dell’anno ha toccato quota 10,5 miliardi di dollari con una crescita del 21% rispetto allo stesso periodo del 2011.

Discorso leggermente diverso per Bezos e soci. L’Amazon lending program nasce a fine 2011 ed è rivolto soprattutto ai negozianti che vendono prodotti e accessori attraverso il network della libreria online, dove oltre a libri, ebook e dischi oggi abbondano i prodotti dell’elettronica di consumo. Il Wall Street Journal, che per primo ha raccontato la storia, spiega che i prestiti vanno da mille a 38mila dollari, con un tasso variabile da meno dell’1% al 13,9 per cento. In generale, Amazon applica ai negozi una commissione che va dal 6 al 15% delle vendite realizzate online, commissione che diventa mensile per i fornitori più grandi, oltre a una fee per coprire i costi di packaging e le spese di spedizione della merce, e per gestire i pagamenti dei clienti effettuati con la carta di credito.

Lo scambio è: finanziamenti per aumentare l’inventario a ridosso della stagione natalizia contro marketing online aggressivo gestito dallo staff di Bezos. Un meccanismo che non è automaticamente conveniente per i piccoli negozianti parte della famosa coda lunga teorizzata dall’ex direttore di Wired Chris Anderson. Ma che è convenientissimo per Amazon: gli analisti stimano che i ricavi derivanti dal marketplace virtuale pesino tra il 9 e il 12% sui 48 miliardi di ricavi complessivi iscritti a bilancio nel 2011. E secondo un’analisi della banca Wells Fargo, ripresa dal Wsj, il peso dei rivenditori nel mercato digitale di Amazon salirà dall’attuale 40% (secondo trimestre 2012) al 55% nel giro di cinque anni. 

Per completare il quadro va segnalata anche Paypal. Il conto virtuale acquistato da eBay per 1,5 miliardi di dollari nel lontano 2002 ha avviato quest’estate una sperimentazione, sempre in Gran Bretagna, che prevede prestiti caricati direttamente sul conto Paypal per effettuare acquisti via web. L’esempio che si trova sul sito inglese evidenzia un finanziamento della durata di 7 mesi da 12mila sterline, a un tasso del 12 per cento. 

Insomma, anche i giganti di internet vogliono entrare nel business tradizionale delle banche. Spostandosi offline, a fine ottobre 2011 era stata la catena transalpina Carrefour a irrompere nel campo del credito al consumo, offrendo non solo carte di credito per fare la spesa, ma anche finanziamenti per acquistare l’auto o ristrutturare la casa: «L’obiettivo finale», si legge nel comunicato stampa del gigante francese, «è quello di arrivare, entro 3 anni, a fornire tutti i servizi propri di un istituto di credito, dal conto corrente alle carte prepagate, al conto deposito». In un futuro non troppo lontano avremo un libretto di risparmio targato Google?

Twitter: @antoniovanuzzo

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