9 Ottobre Ott 2012 1815 09 ottobre 2012

Pisapia e Lissner alleati contro Micheli sulla Scala?

Pisapia e Lissner alleati contro Micheli sulla Scala?

Pisapia Lissner

Stéphane Lissner torna a casa, ma lascerà comunque il segno nella nuova gestione della Scala che inizierà nel 2015. In accordo con il sindaco di Milano Giuliano Pisapia è pronto a indicare un altro sovrintendente dal profilo internazionale che con tutta probabilità non sarà un italiano. È questa l’indiscrezione che filtra in queste ore da palazzo Marino, sede del comune, dopo che un comunicato del ministro della cultura francese, Aurélie Filippetti, ha ufficializzato lunedì mattina quello che tutti sapevano da giorni, se non da mesi: tra tre anni Lissner andrà a dirigere l'Opéra di Parigi.

Il francese era arrivato a Milano nel 2005 su indicazione del finanziere Bruno Ermolli in accordo con l'allora primo cittadino Gabriele Albertini, chiamato a risanare un teatro lacerato da scontri politici e da buchi nel bilancio. Era andato via sbattendo la porta anche il direttore artistico Riccardo Muti. Subito, il primo sovrintendente non italiano non convinse i milanesi con programmazioni che guardavano troppo all’estero. Anno dopo anno, però, il pubblico conservatore cominciò ad apprezzare Wagner quasi quanto Puccini e gli unici a lamentarsi rimasero i signori dei salotti della finanza. Lissner è sempre stato indipendente, lontano dalla politica, tanto da sbattere la porta in faccia più volte a Francesco Rutelli, quando era ministro dei Beni Culturali, o al mondo dei banchieri italiani, che non gliel’ha fatta mai passare una in questi anni.

Per questo, sostituirlo non sarà facile. Si cerca appunto una figura di fama internazionale, esperta del mondo della musica. Lissner, in pochi lo hanno sottolineato in questi giorni, ricopre due ruoli. Non è solo il sovrintendente ma anche il direttore artistico del teatro. I nomi dei possibili successori che circolano in questi giorni sono, però, tutti italiani. Sui quotidiani si parla del finanziere Francesco Micheli, uscito da poco dal cda del teatro e presidente di MiTo, il festival musicale che unisce il torinese "Settembre musica" a un calendario parallelo a Milano. O ancora della sua ex compagna, Francesca Colombo, la cui carriera è in rapida ascesa. Ex curatrice dell’archivio digitale della Scala è diventata in pochi anni segretaria generale di MiTo e poi sovrintendente del Maggio Fiorentino. Altro nome “papabile” è quello di Salvo Nastasi, esperto di risanamento teatrale e direttore generale per lo Spettacolo dal vivo del Ministero.

Nel toto-nomi per la successione, spunta fuori anche quello di Sergio Escobar, già direttore del Piccolo di Milano e quello dell’attuale direttore musicale del teatro. Secondo alcuni, Daniel Baremboim potrebbe ricoprire anche il ruolo di direttore artistico anche se in molti lamentano i suoi continui spostamenti tra Milano e Berlino. Come è noto, però, è sempre stato Micheli a cercare di occupare la poltrona più importante del teatro del Piermarini. Nell’ambiente sono noti i suoi attriti con Lissner. E dopo che il ministro per i Beni Culturali Lorenzo Ornaghi lo ha sollevato dal consiglio di amministrazione della Scala, si dice che il finanziere «rosso» sia tornato più battagliero di prima.

A decidere sarà Giuliano Pisapia, presidente del consiglio di amministrazione della Scala. «È presto per parlarne – ha dichiarato il sindaco di Milano - ci confronteremo con tutti, poi la decisione sarà del Cda. Sarà una ricerca non facile, ma troveremo la persona giusta». Un consiglio lo darà di certo Ornaghi che ha da poco nominato due “under 40” nel consiglio di amministrazione del teatro. È probabile che la persona adatta sarà nominata nel corso del prossimo anno, così che possa collaborare con l’attuale vertice del Piermarini.

Lissner ha assicurato che non lascerà Milano fino alla fine dell’anno dell’Expo. Per il 2015 ha, già, preparato un cartellone speciale che dovrebbe rilanciare la tradizione e l’eccellenza musicale italiana. Diciassette titoli, di cui quindici italiani, per una stagione che durerà sei mesi, da maggio a novembre. Gli spettacoli saranno quotidiani e il teatro resterà aperto anche nel mese di agosto.

Intanto, la Scala non riuscirà a chiudere il bilancio in pareggio neanche quest’anno. Mancano ancora 4,2 milioni di euro, anche se con la gestione di Lissner i conti sono migliorati. E la vendita di biglietti e abbonamenti ha registrato quasi un 97% in più rispetto agli anni precedenti.  

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