10 Ottobre Ott 2012 1956 10 ottobre 2012

Formigoni si dimetta e ridìa l’onore alla Lombardia

Formigoni si dimetta e ridìa l’onore alla Lombardia

Robertoformigonilombardia

C’è stato un tempo in cui Milano rivendicava il ruolo di capitale morale di questo paese. Un tempo in cui la sua borghesia rivendicava, con orgoglio, la sua diversità dalle “paludi” dei palazzi della politica, dall’abitudine alla corruttela. Proprio da Milano e dal nord Italia, dopo Tangentopoli, partirono movimenti di rivolta e di orgoglio: per riaffermare la diversità di uno stile e l’operosità silenziosa e costante di un pezzo di paese.

Dove è finita quella storia? A guardare quanto è successo in questi anni, a contare sulle dita di molte mani gli scandali che abbiamo visto svolgersi dentro le mura della Regione Lombardia guidata da 17 anni da Roberto Formigoni, sembra davvero che quel dna sia stato archiviato, sia una storia del passato. Questo non è accettabile. Non è accettabile che una grande città e un’intera regione assistano a questo stillicidio senza indignazione, e senza prendersi la responsabilità di chiedere, subito, un cambio di passo radicale. Che serve a tutto il paese ma serve anche, anzitutto, alla Lombardia e a Milano. Chi non ha paura di dire che vuole un’altra Lombardia, chi non ha paura di fare la sua piccola parte per una rifondazione umile e profonda del ruolo di Milano e della sua borghesia, può firmare queste poche righe.

Rimaniamo garantisti, e non ci sfugge che Formigoni non sia direttamente coinvolto nelle inchieste che riguardano molti dei suoi assessori e consiglieri. Ma, appunto, queste inchieste sono tante e pongono un tema di credibilità politica, oggi più che mai con l’ingresso “ufficiale” della ‘Ndrangheta nella vita politica lombarda. Chi ha permesso che tutto questo succedesse, chi ha responsabilità di rappresentanza della Lombardia in Italia e nel mondo, deve fare un gesto chiaro e di rottura. Formigoni si dimetta e restituisca alla sua Regione e al capoluogo la possibilità di interrogarsi, ripensarsi e rifondarsi. Lasciandosi alle spalle un ciclo politico che non ha mantenuto le promesse di trasparenza e onestà che lo avevano generato.

Adesioni:

Alberto Albertini
Alberto Alemagna
Giorgio Alpeggiani
Tommaso Amirante
Michele Appendino
Natalia Aspesi
Orlando Barucci
Lavinia Borea
Giovanni Bovio
Salvatore Bragantini
Guido Brera
Cesare Buzzi Ferraris
Giuseppe Calabi
Saro Capozzoli
Mario Castagna
Francesco Cesarini
Giovanni Chiaramonte
Alessandra Chiodi Daelli
Enrica Ciotti
Francesco Clementi
Aldo Colamartino
Franco Continolo
Fabio Coppola
Alberto Crepaldi
Marco Forneris
Alessandro Fracassi
Francesco Giavazzi
Marcello Giustiniani
Andrea Goldstein
Francesco Gori
Giorgio Introini
Federico Lalatta
Stefano Lalatta
Stefano Landi
Feliciano Latella
Roberto Lombardi
Enrico Longoni
Franco Maccabruni
Paolo Manasse
Marco Mandelli
 Riccardo Martinelli
Emanuela Matturri
Guido Matucci
Massimo Menozzi
Davide Meretti
Salvatore Messina
Lucio Migliarotti
Carlo Pedersoli
Francesco Perilli
Luca Picone
Alex Pinna
Emanuele Profumo
ProLombardia
Vittorio Ricci
Fabrizio Rindi
Sebastiano Rizzo
Giovanna Ronzoni
Riccardo Rosati
Stefania Sabbadini
Alberto Sabbadini
Michele Salvati
Mauro Sanna
Alfredo Scotti
Davide Serra
Elio Sepe
Massimiliano Sforzini
Paolo Silvestri
Luciano Siviero
Daniele Sottile
Clara Schwarz
Filippo Szego
Andrea Tavecchio
Paolo Tavecchio
Paola Tondelli
Alessandro Triscornia
Giorgio Valerio
Edoardo Vassallo
Guido Roberto Vitale
Raffaele Vitale

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