14 Ottobre Ott 2012 1255 14 ottobre 2012

Ole Christiansen, il falegname testardo che inventò i Lego

Ole Christiansen, il falegname testardo che inventò i Lego

Lego Ole

Una storia di natura, sventure e casualità: incendi e colpi di genio. Il risultato è la costruzione di un impero fondato con tutta saldezza su una base di mattoncini di plastica, i Lego. Non è un caso che sia la plastica il simbolo di questa fortuna, per uno come Ole Kirk Christiansen, il loro creatore, che era nato e cresciuto lavorando il legno.

La storia dei Lego è una storia europea: Christiansen è uno dei dieci figli di Jens Niels Christiansen, e di Kristine Andersen. Una famiglia povera in un paese minuscolo in mezzo alla Danimarca. Nel 1891, anno in cui nacque Christiansen, il villaggio contava circa 60 abitanti. Solo negli anni ’20 del novecento conoscerà un tocco di vita, con l’arrivo della ferrovia. Per il resto, rimane un agglomerato di case e fattorie, campi per agricoltori e poche botteghe di artigiani. Christiansen sceglie quest’ultima attività: educato dal fratello, diventa carpentiere e falegname. Le sue prime produzioni sono mobili (di ottima fattura, raccontano) e giocattoli (allo stesso livello), per i bambini.

A vent’anni scappa dalla Danimarca, e va in Germania e Norvegia, dove lavora, trova moglie e fa qualche soldo. Un capitale iniziale di piccolo spessore che, però, gli permette, quando torna in Danimarca, di comprare la principale bottega di falegnameria di Billund, il paese (più grande) vicino al suo. Avvia, insomma, la sua normale attività di falegname e carpentiere come un bottegaio qualsiasi. Ma la sua vita cambierà, sconvolta dagli incendi. Ne subirà due, e da ognuno avrà una svolta.

La prima fu nel 1924: un incendio venne provocato dai giochi maldestri dei bambini. Si salvarono tutti, ma la casa andò distrutta. Cominciano qui gli anni difficili per Christiansen. L’ondata successiva fu la Grande Depressione, che colpisce l’agricoltura. E per restare a galla Christiansen ripiega su attrezzi di legno a basso prezzo, e di dimensioni minori, per rendere più veloce il processo di progettazione e per venire incontro ai contadini. Ma non solo: Christiansen continua a fabbricare giocattoli, tantissimi giocattoli in legno. Una lista del 1932 mostra 28 nuovi modelli di giocattoli. Proprio quell’anno morì anche sua moglie, e restò solo a crescere cinque figli.

Era uno che faceva di testa sua: di fronte alla crisi, continuava a fare giocattoli, cogliendo anche mode positive, come quella dello yo-yo. A dimostrazione della sua testardaggine, nel 1934 fondò la sua azienda, e fece un concorso per deciderne il nome. Alla fine scelse, guarda un po’, quello che aveva proposto lui stesso: Lego, dal danese “leg godt”, che significa “gioca bene”.

Il secondo incendio arrivò nel 1942. Distrusse tutto un’altra volta, e lui, testardo, ricostruì di nuovo, e ingrandì. Per la prima volta, la Lego aveva una catena produttiva e 40 operai sotto di sé. E, visto che il passato era stato bruciato, Christiansen pochi anni dopo cambiò ancora: si separò dal legno, e introdusse la plastica.

Fu la svolta, quella epocale: nel 1947 venne in visita un rappresentante inglese di Hull. Era, come ricorda nei suoi diari, una mattina piovosa. La sua ditta produceva un macchinario in grado di produrre mattoncini di plastica incastrabili. Sono gli antenati di quelli, che oggi, sono i Lego per antonomasia. Christiansen se ne innamora: contro il parere di tutti, acquista il macchinario, che costava più del doppio dei profitti dell’anno precedente. Testardo anche qui, si dimostra vincente: modifica la macchina per produrre mattoncini diversi, con angoli più morbidi e una superficie più levigata.

Una scommessa pericolosa: il mercato non era ancora pronto. La Lego produsse i primi giocattoli in plastica nel 1949, e insieme la prima linea di mattoncini incastrabili. Un flop. I giocattoli non piacevano, e la plastica sembrava una volgarità. I figli di Christiansen insistevano per tornare sul legno, molto più affidabile, ma la linea la dettava sempre Ole: indietro non si poteva più tornare, e loro non sarebbero tornati.

Il mercato non gli diede ragione se non anni dopo la sua morte, che avvenne nel 1958. Nel 1951 decise di ingrandire, di nuovo contro il parere dei figli, la fabbrica. Un’espansione ben più grande di quanto non servisse. Il muro dei figli fu fortissimo: non c’era nessun motivo per cui si dovesse di nuovo finire nei debiti. Ma Ole non volle sentire ragioni: «Io sono quello che decide cosa si deve fare. Il tuo lavoro è di trovare i soldi», disse.

La grandezza di Ole Christiansen fu di vedere, prima e contro tutti gli altri, cosa sarebbe stato il futuro. E decidere, a ogni costo, di conseguenza, affrontando le difficoltà della natura, della guerra e della crisi. E anche (e non è da poco) le ostilità dei parenti. Non poté mai vedere quanto grande sarebbe stato il suo successo, o scoprire che la Lego sarebbe diventata un marchio globale. La sua grandezza è la forza di resistenza, e la coerenza. Sapendo cambiare, innovare e inventare. E quando serve, decidere. Anche contro tutti. 

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