Pd, dopo 17 anni di Formigoni come puoi non avere un candidato?

Dopo la giunta tecnica di Formigoni è ormai sicuro che si andrà a votare in aprile in Lombardia insieme con le politiche. Mentre la Lega Nord e il Pdl hanno trovato la quadra su Maroni, nel centrosinistra ci si interroga dopo il no di Ambrosoli. Il tempo stringe e la ricerca di un Pisapia lombard...

Formigoni Pisapia
22 Ottobre Ott 2012 1718 22 ottobre 2012 22 Ottobre 2012 - 17:18

Il primo fu Diego Masi nel 1995: candidato per il centrosinistra contro Roberto Formigoni conquistò un 27% contro il 41 e rotti del Celeste. Pensare che all’epoca la Lega Nord corse da sola con Francesco Speroni (17 %), ma quella fu la prima delle quattro sconfitte consecutive in Lombardia, dove il centrodestra ha governato per quasi ventanni di seguito: nell’ordine sono caduti Mino Martinazzoli (2000), Riccardo Sarfatti (2001) e Filippo Penati (2010). E ora che Formigoni è pronto a lasciare lo scettro del comando - travolto dalle indagini della procura di Milano su quasi ogni settore della sua amministrazione - il centrosinistra si ritrova di nuovo a interrogarsi su come vincere le elezioni.

Tramontata la candidatura di Umberto Ambrosoli - l’avvocato trasversale apprezzato dalla società civile che ha preferito declinare l’offerta - il Partito Democratico insieme con le altre sigle di opposizione sembra trovarsi in un vicolo cieco. C'è chi vorrebbe organizzare in fretta e furia le primarie, già al secondo turno di quelle nazionali, chi invece preferirebbe una candidatura di partito. In ogni caso, c'è la necessità di trovare da qui a pochi mesi un nome da contrapporre a Roberto Maroni - che sarà candidato di Lega e Pdl - e (forse) a Gabriele Albertini per i centristi. Dopo la presentazione della giunta tecnica da parte di Formigoni, appare ormai evidente che si andrà a votare in aprile con l’election day insieme con le politiche. Il tempo per ragionare e per avvicinarsi a quel momento c’è, ma bisogna iniziare a gettare le basi di una piattaforma politica che deve superare quasi 18 anni anni di formigonismo.

«Il dato preoccupante è che una classe dirigente di un partito non riesce a trovare un candidato come succede in tutti i paesi europei», taglia corto Roberto Caputo, consigliere provinciale del Pd e vicino al «rottamatore» Matteo Renzi. «Sicuramente le cose si sono complicate dopo il no di Ambrosoli», spiega invece Paolo Limonta, coordinatore di quei Comitati per Milano che contribuirono in maniera determinante alla vittoria del movimento arancione di Giuliano Pisapia a Palazzo Marino nel 2011. «C’è poi un certo ritardo» continua. «Dire poi che non ci si aspettava una caduta così repentina di Formigoni è una scusa che non sta in piedi. Ora però è il momento di rimboccarsi le maniche. I partiti devono dialogare tra loro, cercando di trovare un punto di collegamento tra l’associazionismo, il riformismo e il cattolicesimo come è riuscito a fare Pisapia». Secondo Limonta non è necessario che il candidato arrivi dalla società civile o dai partiti. «L’importante è creare un punto di convergenza, bisogna superare la logica di appartenenza politica». 

Al momento, però, il messaggio di Limonta sembra restare solo sulla carta. Franco D’Alfonso, assessore «arancione» della giunta Pisapia, con articoli e interviste, ha già fatto sapere che i nomi che stanno circolando in questo momento non vanno bene. Tra i criticati c’è pure Giuseppe Civati, detto Pippo, che però accetta i commenti con ironia: «Mi servono per le mie ricerche di antropologia». Il consigliere regionale del Pd non si sbilancia su una sua possibile candidatura, anche se al momento -  i sondaggi di Repubblica.it lo danno in testa davanti anche all'attore anti mafia Giulio Cavalli - è quella più caldeggiata. «Stiamo discutendo, c’è una fase di ragionamento dentro il centrosinistra, io sono sempre stato lontano dalla logica dei partiti e dai cosiddetti poteri forti».

Maroni non fa paura. «Non so quanto convenga alla Lega candidare Maroni», sottolinea Civati. «In caso di sconfitta il movimento rischia di dissolversi dopo lo scontro con Bossi e in caso di vittoria la Lega rimarrebbe senza una guida: si riaprirebbe una guerra dei lunghi coltelli». E poi c’è la carta Albertini. L’ex sindaco di Milano ha come obiettivo quello di coinvolgere i moderati, ma allo stesso tempo attende una risposta pubblica da parte di Silvio Berlusconi che continua a sostenere via quotidiani il nome di Maroni per un accordo Pdl-Lega. I sondaggi degli ultimi tempi in via Bellerio danno Bobo in grande spolvero, con percentuali superiori a tutti gli altri possibili candidati dentro il centrodestra.

In sostanza, il discorso delle prossime settimane è tutto interno al centrosinistra. Si parla diffusamente della ginecologa Alessandra Kusterman o di Bruno Tabacci, assessore al Bilancio che però potrebbe candidarsi pure alle primarie: la confusione è generale. Dice il segretario regionale del Pd Maurizio Martina: «Il nostro lavoro all’insegna del patto civico per la Lombardia continua, convinti come siamo della possibilità di rinnovare la nostra regione inaugurando una stagione di responsabilità e cambiamento. Mentre nel campo avversario prevalgono ritorni al passato con uomini e parole d’ordine visti e sentiti per lunghi anni, il centrosinistra sarà protagonista di una proposta nuova nelle idee, negli strumenti e nelle persone». Qualcuno è convinto che potrebbe essere proprio lui il nome su cui alla fine convergerà il centrosinistra. Non però come il terminale naturale di un percorso politico - dopo tutto è il segretario regionale - ma come «ripiego» per assenza di «società civile»...

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