30 Ottobre Ott 2012 1603 30 ottobre 2012

Grecia senza futuro e l’Europa pensa a un fondo ad hoc

Grecia senza futuro e l’Europa pensa a un fondo ad hoc

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Ancora una volta, non c’è una soluzione sostenibile per la Grecia. Il debito oltre le più negative previsioni, un lassismo politico diffuso, la depressione economica che sta peggiorando di giorno in giorno. Ormai per tirar fuori Atene dalle sabbie mobili ci vorrebbe un miracolo, non un nuovo piano di aiuti. Eppure, nuovi soldi arriveranno nelle casse del Tesoro ellenico. E arriveranno anche due anni in più per raggiungere gli obiettivi di bilancio. Ma, come spiegano fonti diplomatiche a Linkiesta, si sta lavorando a una misura ulteriore: un fondo specifico, non controllato da Atene, dove allocare i fondi per il salvataggio della Grecia. Dopo il commissariamento economico, quello fiscale.

Il premier Antonis Samaras oggi è apparso sereno. Il pacchetto di austerity richiesto dalla troika (Commissione Ue, Banca centrale europea, Fondo monetario internazionale) è vicino all’essere siglato. I dissidi con gli altri partiti politici, soprattutto il Syriza, non sono insuperabili. C’è da credergli, dato che il tempo stringe. Sono tre le date chiave: 31 ottobre, 8 novembre, 12 novembre. Domani ci sarà la prima conferenza telefonica fra i ministri europei delle Finanze. Diversi gli argomento sul tavolo, dal ritorno alla crescita economica alla riduzione del debito pubblico, passando per la reiterazione che Atene non può e non deve uscire dall’eurozona. La scala di priorità vede però come primo punto dell’ordine del giorno la discussione sui tagli alla spesa pubblica e sulle riforme strutturali da apportare. Poi avverrà un meeting fisico, come ha spiegato il numero uno dell’Eurogruppo Jean-Claude Juncker. Infine, dopo una prima decisione prevista per l’8 novembre, la ratifica e l’esborso della prossima tranche di aiuti, 31,5 miliardi di euro. Poi, tutto è destinato a cambiare.

La frustrazione, nei corridoi del palazzo Berlaymont, sede della Commissione europea, è molta. Dopo la ristrutturazione del debito detenuto dai creditori privati (Private sector involvement, o Psi), 206 miliardi di euro su 365 miliardi totali, avvenuta nello scorso marzo, c’era la speranza che non fosse necessaria un’altra operazione del genere. Eppure, si sta discutendo anche di quello. A essere oggetto della seconda ristrutturazione sarebbero i circa 50 miliardi di euro che la Banca centrale europea ha comprato tramite il Securities markets programme (Smp), il programma di acquisto titoli governativi sul mercato obbligazionario secondario. Prima i tagli, poi i soldi. Nonostante il Parlamento di Atene sia diviso sulle misure richieste dalla troika, fra cui la riduzione di circa 25 mila unità nel pubblico settore e l’innalzamento dell’età pensionabile a 67 anni, un accordo arriverà. «Ne siamo sicuri: alla fine i partiti politici troveranno un’intesa su tutto», spiega a Linkiesta un funzionario della Commissione europea.

Nelle casse del Tesoro ellenico giungeranno quindi 31,5 miliardi di euro, che serviranno per pagare stipendi e bond in scadenza. Ed è possibile che siano gli ultimi con il vecchio metodo, ovvero il “prima taglia, poi ricevi, infine spendi”. Le posizioni sono definite. La Germania non vuole un'altra ristrutturazione del debito, basata sull’haircut ai creditori pubblici, ovvero l’Official sector involvement (Osi). Di contro, sarebbe disponibile a discutere di un’eventuale estensione di due anni del pacchetto di aiuti. In altre parole, 24 mesi in più per raggiungere i target di bilanci promessi. Diversa l’idea del Fmi. L’ultima Debt sustainability analysis ha avuto una portata devastante. A inizio ottobre si è saputo che il Pil ellenico si contrarrà del 6,5% nel 2012 e del 3,8% nel 2013. Impressionanti le previsioni sul rapporto debito/Pil: 169,5% nel 2012, 179,3% nel 2013, il tutto a fronte di un obiettivo di raggiungere il 120% nel 2020, come sancito dal secondo programma di aiuti varato pochi mesi fa.

Ecco perché l’istituzione guidata da Christine Lagarde sembra poter prendere in considerazione due soluzioni: haircut sui bond governativi detenuti dai creditori pubblici e proroga di due anni. Ma c’è anche una terza via, quella del buy-back del debito pubblico. In sostanza, il riacquisto dei bond governativi detenuti da terzi attraverso i soldi del fondo salva-Stati European stability mechanism (Esm), come suggerito dal membro tedesco della Bce Jörg Asmussen. Come rivelato dal Wall Street Journal durante l’ultimo Consiglio europeo, ci sono state negoziazioni anche in questo senso. E la posizione più oltranzista sarebbe quella del Fmi, memore di esperienze analoghe nel corso delle ultime crisi sovrane. «Non è una soluzione che può risolvere i problemi della Grecia. Occorrono tempo e pazienza, non marchingegni contabili per abbassare il debito», spiega a Linkiesta un funzionario del Fmi.

A rincarare la dose c’è anche l’Institute of international finance (Iif), la lobby bancaria che ha negoziato la ristrutturazione del debito di marzo. «Non è possibile pensare a un buy-back, soprattutto considerando la rischiosità dell’operazione», ha detto il numero uno dell’Iif, Charles Dallara. Via non percorribile, quindi. La strada più credibile, come sottolineano fonti diplomatiche tedesche e francesi a Linkiesta, non è una novità. Anzi, risale allo scorso marzo. Si tratta dell’escrow account, un fondo gestito da terzi, e non dalla stessa Grecia, dentro il quale allocare le risorse finanziarie, sia dei pacchetti di aiuto sia dell’esazione delle imposte, vero punto debole dell’economia ellenica insieme alla corruzione. Già in marzo, parlando con Linkiesta, un funzionario della Commissione Ue usò parole forti per descrivere lo scenario dentro cui è nata l’idea dell’escrow account: «Ci siamo resi conto che i greci semplicemente non sono in grado di autogestirsi, spiace dirlo, ma è così». L’opinione non è mutata. In compenso sono aumentati i debiti e la depressione economica. Via libera, quindi, alla discussione del commissariamento fiscale e tributario, dopo quello economico.

Il ministro delle Finanze Yannis Stournaras ha escluso che possano esserci ulteriori tagli oltre a quelli già programmati. E dello stesso avviso sembra essere il premier Samaras. Di fronte a un’economia tanto depressa quanto corrotta, l’impressione è che arriveranno altre richieste di riforme strutturali, in vista delle future tranche di aiuto. E in quell’ottica, forte dei due anni in più per Atene, potrebbe arrivare la sperimentazione dell’escrow account. La reale efficacia, tuttavia, è la maggiore incognita.

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