31 Ottobre Ott 2012 1708 31 ottobre 2012

Le strane alleanze di Bersani: Vendola e Casini insieme

Le strane alleanze di Bersani: Vendola e Casini insieme

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A leggere le dichiarazioni delle ultime settimane sembra chiaro che non si sopportano. Rappresentanti di partiti diversi e di mondi lontanissimi, Pier Ferdinando Casini e Nichi Vendola, nella stessa maggioranza non entreranno mai. Lo assicurano da tempo. Uno estremista montiano. L’altro, tutto l’opposto. Eppure i due rischiano di dover convivere. Alleati per il bene del Paese, contro le proprie ideologie e inclinazioni. Paradossi della politica o scaltro gioco delle parti?

«Insieme non si governa» ripetono Casini e Vendola. Curiosamente, però, tutti e due hanno individuato il proprio futuro politico nell’accordo con il Partito democratico. Al Nazareno, con molto mestiere, si tiene il gioco. Un difficile esercizio di equilibrismo: un sorriso a Sel e una pacca sulle spalle all’Udc. Un patto di coalizione firmato a Roma con Vendola e un’alleanza elettorale siglata in Sicilia con Casini. Intanto i due corteggiatori si affannano. Cercano di convincere Pier Luigi Bersani ad abbandonare il terzo incomodo (pare che di questo Casini abbia a lungo parlato in un colloquio riservato con il segretario Pd ieri a Montecitorio). Il leader centrista e Vendola non si reputano compatibili. Forse neppure si stanno simpatici. Ma hanno entrambi capito che le possibilità di trovarsi alleati nella prossima legislatura sono concrete. Se ne faranno una ragione.

Nichi Vendola da oggi è ufficialmente un candidato alla primarie di centrosinistra. In mattinata è stato assolto dal tribunale di Bari dalle accuse di abuso d’ufficio. Il leader di Sel aspettava questa notizia prima di buttarsi a capofitto nella competizione elettorale. «Adesso parteciperemo a tutte le trasmissioni e tutti i confronti che finora non abbiamo fatto» spiegano dal suo staff. È quasi scontato che fino al 25 novembre - data del voto - le prese di distanza da Casini si faranno più nette e frequenti. Strategia elettorale. «Continueranno anche dopo - assicurano i collaboratori del presidente pugliese - Casini ha una visione dell’Italia troppo lontana dalla nostra».

Eppure le elezioni siciliane hanno dimostrato - se ce ne fosse stato bisogno - che i partiti di sinistra, da soli, non sfondano. Alle ultime Regionali il voto di protesta è stato assorbito quasi interamente dal movimento di Beppe Grillo (per non parlare dell’altissima astensione). Alleata con Idv, Federazione della Sinistra e Verdi, in Sicilia Sel ha raggiunto a stento il 3 per cento. Ecco perché l’accordo con il Pd resta l’unica strada. Un percorso obbligato, a prescindere dagli ingombranti compagni di viaggio.

L’Udc avrebbe qualche margine di movimento in più. Ma Casini e i suoi hanno confermato che nella prossima legislatura avranno un rapporto privilegiato con il Pd. Oggi si occupano di costruire il campo dei moderati. Da qui alle Politiche si cercherà di allargare la Lista per l’Italia a membri del governo Monti ed esponenti del Pdl in uscita. Dopo il voto ci si relazionerà con il fronte dei progressisti, guidato dal Partito democratico. Casini lo ha confermato poche ore fa alla Camera. «Siamo disponibili a governi imperniati sul riformismo». Sottolineando subito dopo il suo veto «alla conservazione dei vecchi tabù della sinistra. Con quelli non abbiamo niente a che fare».

Che l’intesa tra Udc e democrat sia destinata a proseguire lo dimostrano le reazioni al successo siciliano di Rosario Crocetta. La vittoria del candidato espresso da Pd e centristi ha entusiasmato i dirigenti dei due partiti. «Un risultato storico» secondo Bersani. Tanto che oggi a Montecitorio Casini ha anticipato l’intenzione di esportare la strana alleanza oltre lo Stretto. Le vecchie intese sono dimenticate: «Non è ipotizzabile che a Roma e nel Lazio ci possa essere un’alleanza con il centrodestra». Un’ipotesi che nella Capitale ha già raccolto il favore di numerosi esponenti Pd.

Il Partito democratico non vuole rinunciare al confronto con i moderati. Ma non può privarsi dell’accordo con Sel. Presentarsi alle urne senza Vendola sarebbe un autogol. A mancare non sarebbero solo le preferenze del governatore pugliese: un’asse troppo sbilanciato verso il centro finirebbe per dissuadere anche tanti elettori Pd.

Ecco perché molti dirigenti del Partito democratico scommettono sulla grande intesa. Sono certi che la sintesi tra Vendola e Casini possa essere trovata senza penare troppo. Un accordo magari agevolato dall’ingresso in Parlamento dei grillini e dal conseguente rischio di ingovernabilità. Intesa da raggiungere dopo il voto, certo. Non è il caso di affrettarsi troppo. Non si conosce ancora la legge elettorale con cui si andrà alle urne. E, a dirla tutta, non si sa neppure quale sarà il candidato premier del centrosinistra (Matteo Renzi sembra crescere ancora nei sondaggi delle primarie).

Per il momento è necessario far digerire ai centristi la presenza di Vendola. Bersani e i suoi hanno già confermato che, se saliranno al governo, Monti continuerà a lavorare per l’Italia. Hanno estromesso dal centrosinistra l’Italia dei Valori. Non è ancora abbastanza. Un valido escamotage sarebbe rappresentato dalla lista unica Pd-Sel. Alla Camera se ne parla: presentarsi alle elezioni con un’unica sigla, assegnando agli uomini di Vendola alcuni posti sicuri precedentemente concordati. Chiuse le urne, Casini potrebbe confluire nella stessa maggioranza con il Partito democratico. Si troverebbe al fianco di Vendola, ma senza allearsi con Sel.  

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