3 Novembre Nov 2012 1512 03 novembre 2012

Dopo la pedofilia e l’omertà della Bbc, l’Inghilterra si aggrappa a Bond

Dopo la pedofilia e l’omertà della Bbc, l’Inghilterra si aggrappa a Bond

007

È una storia di simboli. Quelli che saltano in aria nella trama cinematografica e quelli che cadono nella polvere nella realtà, dando un’interpretazione ancora più drammatica del monito “polvere eri e polvere tornerai”. La sede dell’MI6, il servizio segreto di sua maestà, fatto esplodere nell’ultima puntata in ordine di tempo della saga di James Bond, “Skyfall”, e la tomba di Jimmy Savile, popolare dj e conduttore televisivo, che viene ridotta in pezzi dopo che il suo lato oscuro è affiorato post mortem con le accuse di abusi sessuali nei confronti di diverse ragazze, anche minorenni, trascinando con sé la reputazione della BBC che probabilmente sapeva, ma ha tenuto nascosto. Savile era il volto di Top of the Pops, la trasmissione della tv pubblica che dagli anni ’60 teneva compagnia alle nuove generazioni mandando in onda la musica più gettonata del momento.

Con gli anni si era costruito un’ottima reputazione: originario di Leeds, città piantata in mezzo all’isola e che non ha nulla di interessante da raccontare, era arrivato ai piani alti della popolarità, frequentando la gente giusta, fino alle famiglia reale. Grazie all’impegno nella raccolta di fondi per bambini sfortunati, aveva conquistato anche il cuore di Lady Diana. Un cazzaro adottato dall’élite culturale e comunque perdonato per i suoi eccessi. Già prima della sua scomparsa, avvenuta il 29 ottobre di un anno fa, si mormorava con insistenza della sua irrefrenabile libido nei riguardi di giovani ragazze, pure sotto i 16 anni (l’età in cui si diventa maggiorenni in Gran Bretagna).

Poi capita che alcuni redattori di Newsnight, uno dei programmi di punta dell’informazione della BBC, confezionino un documentario in cui i mormorii diventano prove e testimonianze, ma che questo non venga mai trasmesso per volontà del direttore Peter Rippon, con il beneplacito dell’allora capo delle news, George Entwistle. La BBC sapeva, ma nessuno aveva osato parlare: scatta la puntuale inchiesta voluta dal governo, come nell’estate 2011 quando il gruppo di Rupert Murdoch finì sotto torchio per i noti fatti che portarono alla chiusura del New of the world. Intanto ITV, rete privata, lo scorso 28 settembre manda in onda una puntata del programma di inchieste Exposure, intitolata “The other side of Jimmy Savile”. 

Si scoperchia il vaso di Pandora. Scotland Yard sta indagando a tappeto con l’operazione Yewtree, ed è tornato alla ribalta delle cronache anche il cantante Gary Glitter. Dopo aver sfondato agli inizi degli anni Settanta, nel 1997 era stato arrestato per alcune immagini pedopornografiche trovate nel suo computer, mentre nel 2005 rimase coinvolto in una storia di pedofilia in Vietnam. Il 28 ottobre la polizia lo ha interrogato perché secondo il documentario della ITV ebbe un rapporto sessuale con una studentessa nel camerino di Savile. La scena si sarebbe ripetuta con il comico Freddie Starr e la vittima ai tempi avrebbe avuto solo 14 anni. Gli effetti collaterali della frana si palesano: proprio dalle telecamere di Newsnight sono giunte accuse di abusi rivolte ad un influente membro del Partito conservatore da parte di una delle vittime coinvolte, il signor Steve Messham, minorenne all’epoca dei fatti (tra il ’70 e l’80).

Nel frattempo Rippon è stato sospeso dall’incarico e gli è stato assolutamente proibito di parlare con i media. Entwistle, divenuto direttore generale, si è presentato di fronte alla commissione parlamentare, rendendosi protagonista di una pessima figura. Il suo predecessore Mark Thompson deve invece guardarsi dal fuoco amico: ha ricoperto il ruolo dal 2004 al 2012, per essere quindi chiamato dal New York Times nelle vesti di amministratore delegato per migliorare le strategie web. Alcune firme del quotidiano americano si sono esplicitamente domandate se sia l’uomo giusto un capo che ha dichiarato di non essersi mai interessato dell’intera vicenda durante gli anni londinesi. 

Polvere alla polvere. In Gran Bretagna hanno un disperato bisogno di volti e personaggi ai quali aggrapparsi. Hanno avuto Winston Churchill, i Beatles e i Rolling Stones, David Bowie e i Sex Pistols, Margaret Thatcher e Tony Blair. L’economia langue e se almeno una volta c’era George Harrison che si inventava il brano “Taxman” per protestare contro l’austerity del Primo ministro Harold Wilson, oggi si ritrovano i One Direction. Qualcosa non quadra.

L’estate è trascorsa con le Olimpiadi e i basettoni del ciclista Bradley Wiggins, vincitore della medaglia olimpica nella cronometro poche settimane dopo il trionfo al Tour de France: sono diventati il vezzo stilistico più diffuso sull’isola, il quindicinale umoristico Private Eye li appiccicava sui volti di David Cameron e del resto della classe dirigente della nazione. Fortuna è tornato James Bond: in Gran Bretagna la pellicola diretta da Sam Mendes ha debuttato con un incasso di 32 milioni di sterline, mentre in Italia, dove è uscita mercoledì 31 ottobre, ha intascato in un solo giorno 700mila euro. 

È uno 007 decisamente British. Nei titoli testa, mentre scorre la canzone interpretata da Adele, ci sono le croci celtiche che decorano i cimiteri d’Oltremanica. C’è l’Union Jack che avvolge le bare dei caduti, ci sono i cunicoli della vecchia Londra sotterranea, utilizzati da Churchill mentre i tedeschi bombardavano la capitale durante la Seconda guerra mondiale. M sulla scrivania conserva gelosa un bulldog, dipinto con i colori della madrepatria.

Judi Dench ha interpretato la parte del capo di Bond per la prima volta nel 1995 (“Golden Eye”): Blair aveva riformato il partito laburista, inaugurando una stagione vivace nel pensiero politico mondiale, l’isola esportava il Britpop e il pubblico tornava a dividersi come ai tempi dei Beatles e dei Rolling Stones, con la fazione che sosteneva gli Oasis e quella che patteggiava per i Blur, mentre Kate Moss si impadroniva delle passerella della moda.

Diciassette anni dopo il panorama è profondamente cambiato e non è solo la sorte di M a ricordarlo, quanto piuttosto il monologo del cattivo di turno, con il volto di Javier Bardem, che mette Bond di fronte al fatto compiuto: l’impero non esiste più da un pezzo. Geograficamente e politicamente. Il passato non ritorna, anche lui è finito in cenere come la sede dell’MI6 che viene fatto esplodere premendo semplicemente un tasto del computer. La resa dei conti, infine, avviene nello scenario senza confini delle Highlands scozzesi, dove la spia viene a patti con il suo passato oltre che con il presente. 

Sembra la biografia recente del Regno Unito e probabilmente lo è. Per lo meno Bond conserva un eccellente gusto nello scegliere gli abiti da indossare. Nulla a che vedere con lo stile eccentrico e comunque nient’affatto decoroso di Savile e di gran parte della popolazione di lassù. Avevano visto giusto i Waterboys, gruppo alternativo che unisce le melodie celtiche al rock e che calca i palchi dal 1983, quando negli anni Ottanta scrissero “Old England is dying”. A meno che non ci sia uno 007 pronto a rientrare in azione non appena finisce sotto attacco.

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