8 Novembre Nov 2012 1512 08 novembre 2012

Crocetta accontenta l’Udc in cambio del sostegno a Bersani

Crocetta accontenta l’Udc in cambio del sostegno a Bersani

Crocetta Presidente

Incassato il sì di Franco Battiato con delega al turismo e di Lucia Borsellino alla sanità, il neo presidente della Regione Rosario Crocetta è alla prese con la formazione della giunta. «Entro la prossima settimana conoscerete i nomi della giunta», sono state le prime parole di Crocetta durante la prima conferenza stampa. E invece nella giornata di ieri Crocetta ha raddrizzato la posizione: «La squadra di governo potrà completarsi solo in concomitanza con la prima seduta dell’Ars. Perché è inutile negarlo: le scelte che riguardano la giunta condizioneranno in un modo o nell’altro l’elezione del presidente dell’Ars».

Insomma tutto può succedere. Da una parte la proclamazione del presidente, prevista per ieri, è stata rinviata a venerdì, o tutt’al più alla prossima settimana. D’altronde ci si è messa anche la Corte d’appello: la verifica dei voti procede a rilento perché al personale dei tribunali non viene pagato lo straordinario e l’attività di controllo elettorale viene svolto durante il normale turno di lavoro. E i ritardi riguardano anche i neo deputati eletti all’Assemblea regionale.

Dall’altra parte gli scontri interni fra le varie anime del Pd siciliano avrebbero rallentato la formazione della giunta. Ai democratici, stando a una ripartizione da manuale Cencelli, dovrebbero toccare quattro assessori tanti quanti sono le aree del partito siciliano. E il segretario nazionale del Pd Pierluigi Bersani si sarebbe messo nel mezzo, cercando di mediare e trovare una soluzione. Come?

Nella giornata di martedì è arrivato nell’isola Davide Zoggia, responsabile enti locali del Pd. Il quale ha incontrato una delegazione del Pd regionale ma alla riunione non ha preso parte Rosario Crocetta. «L’altro ieri abbiamo fatto una riunione, ma c’è un bordello: è difficile trovare la sintesi fra le aree del Pd. Tutti pretendono un assessore, e i nomi dei papabili sono diversi», assicura un parlamentare. E poi a «Zoggia hanno fatto fare un viaggio a vuoto, e si sarebbe pure infastidito». Un incontro che sarebbe dovuto essere risolutorio per le sorti della futura giunta Crocetta. Invece l’incontro è saltato, e lo stato maggiore del partito democratico nazionale avrebbe reagito così: «A questo punto la formazione della giunta slitterà a dopo le primarie del 25 novembre prossimo perché Bersani non vuole polemiche che possano influire sul risultato finale», si sussurrava fino a ieri nei corridoi di Largo del Nazareno, sede nazionale del Pd.

E cosa c’entrano le primarie del centrosinistra con la formazione della giunta Crocetta? Semplice. La Sicilia è una roccaforte di Pierluigi Bersani. Le aree del Pd siciliano: da quella che fa capo al senatore Beppe Lumia a quella del plenipotenziario ennese Vladimiro Crisafulli, passando per quella cislina di Sergio D’Antoni, sono tutte schierate a favore di Pierluigi Bersani. Lo stesso neo presidente della Regione Rosario Crocetta non ha mai nascosto simpatie per il segretario nazionale del Pd: «Alle primarie voterò per Pierluigi Bersani perché credo sia una brava persona», ha detto Rosario Crocetta all’indomani della sua elezione a presidente della Regione. In sostanza Bersani vorrebbe evitare che la formazione della giunta, che certamente scontenterà qualcuno, possa avere un effetto boomerang sulle consultazione del prossimo 25 novembre. «D’altronde i posti di assessori riservati al Pd sono quattro, qualcuno si incazzerà, e potrebbe virare su Matteo Renzi». E compromettere i piani di Bersani in una regione come la Sicilia dove Bersani dovrebbe fare l’enplain di consensi.

Crocetta ha preso il primo volo e ha raggiunto la capitale. Da ieri si susseguono incontri su incontri, e la scorsa notte Casini, Bersani e Crocetta avrebbero trovato la sintesi. L’ex presidente della Camera Pierferdinando a nome dell’Udc siciliano avrebbe chiesto la presidenza dell’Ars che «corrisponde a due assessorati». Bersani e Crocetta avrebbero accettato ma a una condizione: l’Udc siciliano dovrà aiutare il segretario nazionale per le primarie del prossimo 25 novembre. Poi avrebbero raggiunto un accordo di massima sulla formazione della giunta. Come assicura un parlamentare Pd, «la giunta sarebbe quasi pronta, mancano gli ultimi tasselli».

In quota Pd, cui toccano quattro assessori, ci saranno: Luigi Cocivolo, ex europarlamentare e caldeggiato da Sergio D’Antoni, Concetta Raia, rieletta all’Ars e spinta dall’area catanese del Pd, Mariella Maggio, ex segretario regionale della Cgil e presente nel listino di Crocetta, e poi un’altra donna  che dovrebbe essere l’economista Leandra D’Antone, collaboratrice del ministro per la coesione, Fabrizio Barca, un nome voluto dal Pd nazionale e dal responsabile degli Enti Locali Davide Zoggia. In quota Udc, cui toccano tre assessori, in pole position ci sarebbero Lino Leanza, fino a qualche mese fa fra le fila dell’Mpa di Raffaele Lombardo, Giovanni Ardizzone, sponsorizzato dal capogruppo al Senato Giampiero D’Alia. Il terzo nome udiccino sarà un tecnico, favorita Margherita La Rocca Ruvolo, moglie di Giovanni Ruvolo, cardiochirurgo di fama mondiale. Ci sarà anche spazio per Linda Calogero Vancheri, funzionario di Confindustria a Caltanissetta che è stata negli ultimi anni consulente all'assessorato regionale della attività produttive.  

Poi Crocetta vorrebbe puntare su un magistrato, «di cui non rivelo il nome», diceva ieri ai giornalisti. Ma con ogni probabilità, sarà Nicolò Marino, magistrato di Caltanissetta e componente del pool che lavora alle stragi di mafia. Marino è catanese e nella sua carriera da magistrato è stato protagonista di inchieste scomode. Come quella riguardante la costruzione del nuovo Ospedale Garibaldi di Catania che divampò a fine anni Novanta. Un’inchiesta nella quella Marino fece arrestare per turbativa d’asta e concorso esterno in associazione mafiosa Giuseppe Castiglione, all’epoca assessore regionale all’Industria e Nuccio Cusumano, allora sottosegretario al Tesoro.

Ma la Cassazione annullò gli arresti e Marino polemizzò con il presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi «per la solidarietà espressa a Cusumano nel giorno della liberazione». Oggi Marino è uno dei protagonisti dell’inchiesta sulle stragi del 1992, è un duro, uno che in occasione del conflitto di attribuzione sollevato da Napolitano ha detto che il presidente della Repubblica «è stato mal consigliato», e al Fatto Quotidiano disse: «D’Ambrosio è stato un grande magistrato, se è stato lui o altri a consigliare Napolitano, io non lo so. Una cosa è certa: l’apertura di un conflitto è stata un errore. In un’Italia che vive di misteri, non possiamo crearcene degli altri. Anche perché l’intervento di Napolitano può essere letto, da qualche malaccorto, come un modo per ostacolare il cammino verso la verità. Io non crederò mai che il mio presidente abbia sollevato il conflitto di attribuzione per questo motivo… ma oggettivamente questo conflitto ci distoglie da quell’attività di ricerca della verità che lo stesso Napolitano ci ha incitato a perseguire».

@GiuseppeFalci 

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