9 Novembre Nov 2012 0948 09 novembre 2012

Conte, quello nella foto sono io che esulto al gol del Chelsea

Conte, quello nella foto sono io che esulto al gol del Chelsea

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Gentile mister Conte, confesso. Sono io la merdaccia che ha esultato per il gol del Chelsea nel recupero, come peraltro l’impietoso fotogramma scattato da un collega juventino «a mia insaputa» evidenzia in modo sin troppo brutale. E’ un gol che vi tiene ancora sui carboni, per questo ho proprio esultato. Allo stesso modo, come me credo abbia esultato qualche altro milione. Come ogni maledetta domenica (o martedì o mercoledì).

L’altra sera, evidentemente, saputa la notizia lei si è molto innervosito. Passando dalla sala stampa, udito il trambusto, lei sarebbe tornato sui suoi passi, avrebbe messo la testolina dentro e sentenziato senza pietà: «Chi è quella merda che ha esultato?»

Mi domando se il suo cambiamento d’umore dipenda – appunto – dal cammino di Champions che rimane impervio o da una visione proprietaria del mestiere giornalistico per cui i cronisti (sportivi o politici poi è lo stesso) debbono essere servitorelli dei potenti altrimenti si trasformano in merdacce da abbattere. Non voglio pensare, poi, che la cosa abbia assunto anche un forma per lei più inaccettabile, visto che ci si trovava all’interno dello «Juventus Stadium», dunque in piena terra bianconera, dove nessun dissenso sarebbe ammesso. Questo particolare non lo voglio nemmeno pensare, lo metto lì, in un cantuccio, come semplice malizia.

Vede mister Conte, questa storia dei cronisti «amici» è una vecchia storia. Che ho già vissuto - ragazzo – quando anch’io scribacchiavo di pallone (insomma, di cazzatelle) e poi, più adulto, quando mi è capitato di occuparmi di politica (cazzatelle non inferiori). Capitava che si venisse assegnati a una certa squadra e a quella ci si dedicava per mesi, alle volte per anni (errore dei capi, è sempre meglio far ruotare le persone per non creare “dipendenza”). Normale che si creassero rapporti, normale che ci fosse una confidenza non comune, normale che all’interno della comunità (squadra+dirigenti+cronisti al seguito) il clima fosse gioviale, quasi complice, al punto che la critica giornalistica, quando emergeva, veniva vissuta sostanzialmente come offesa. «Come - questo era il tono del ragionamento - noi ti accogliamo democraticamente nella nostra famiglia e tu ci spari addosso?»

Vorrei farle una domanda molto diretta, caro mister: lei crede che tutti i giornalisti che esultano per un gol contro la Juventus, poi siano automaticamente in malafede quando debbono scriverne? Lei pensa che un giornalista che tifa Toro o Inter o Milan o Napoli sia per questo inattendibile quando deve raccontare le faccende bianconere e che sol per questa identità smarrisca la serenità di giudizio nei confronti dei lettori? E lo stesso in politica: secondo lei, un osservatore più conservatore non avrebbe l’equilibrio necessario per giudicare il mondo della sinistra solo perché più vicino al primo? Ma questi, caro Antonio Conte, sono steccati da quinta elementare, roba vecchia e fumosa, che con il mestiere vero non hanno nulla a che fare.

Ma giusto per non fare le anime belle, il nostro mondo è anche pieno di tifosi-giornalisti che pur di avere udienza all’interno della società e della squadra si coprono gli occhi quando c’è da raccontare qualcosa di spiacevole. Forse è questo l’atteggiamento che le piace di più, la censura preventiva in nome di un tifo comune? Se così fosse, se dovessimo estendere a tutte le squadre e a tutte le società lo stesso meccanismo, non si verrebbe mai a sapere niente di nessuno, tutto filerebbe sempre a meraviglia, ognuno continuerebbe a coltivare il suo splendido orticello senza essere disturbato.

Spiace doverle comunicare, gentile Conte, che la democrazia ha i suoi costi. Che prevedono anche che i giornalisti esultino perché la Juve va sotto (la Juve non il Paese) e che si divertano assai pensando alla sua faccia torva. Immagino soltanto come avranno goduto in tribuna stampa i cronisti di fede nerazzurra l’altra sera allo «Juventus Stadium»: tutti in malafede quando poi si sono messi alla tastiera?

Si rilassi mister, in fondo il calcio rimane pur sempre la terra dei cachi. (anche se c’è sempre da imparare)

Ps. Chi le scrive è uno dei più grandi milanisti della storia. Peraltro molti e molti anni fa cacciato via da Milanello gestione Galliani perché «indesiderato». Ma se vuole ci vediamo per una pizza e gliela racconto.  

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