11 Novembre Nov 2012 0900 11 novembre 2012

Leggere è libertà, per questo i dittatori non vogliono

Leggere è libertà, per questo i dittatori non vogliono

Letture

Leggere non è un atto “naturale”. È una scelta. Avviene sottraendo tempo a qualcos’altro. Come tutte le scelte nasce da un’abitudine che si forma nel tempo. E che implica una volontà. Per questo leggere è un’attività rischiosa e che richiede uno sforzo e anche una determinazione. Ma soprattutto è un atto sottoposto a molte insidie.

La prossima settimana, dal 16 al 18 novembre, si svolgerà a Milano la prima edizione di Bookcity. Milano dovrebbe essere la città del libro. Una città che al centro metterà l’altra parte del libro, ovvero il cosmo del lettore.

Protagonista sarà non il mercato del libro, bensì il suo fruitore e se ci sarà da ascoltare sarà la storia di quell’atto, la comunicazione di un’esperienza e anche di un’emozione. E infine forse anche di una preoccupazione. Italo Calvino aveva provato a comunicarla, forse in torno semiserio, nell’incipit di un suo famoso romanzo: Se una notte di inverno un viaggiatore.

Certamente il modo di leggere è cambiato dal 1979, quando uscì in prima edizione di quel libro. È cambiata radicalmente la consistenza fisica del libro. È cambiato anche il tempo della lettura, non solo il come.

Ma conta poco. L’atto ha ancora il carattere di una sfida.

Leggere è un atto che: ci riguarda individualmente; richiede una scenografia (che Calvino descrive dettagliatamente); necessita che intorno ci sia quiete. Soprattutto ,chiede che gli altri intorno arretrino, meglio; che non invadano un terreno. Diversamente: che rispettino una linea immaginaria che abbiamo tracciato tra noi e loro e che è data dal contorno del libro e dallo spazio che abbiamo organizzato per leggere. Ovvero che si fermino in tempo, prima di superare quella linea.

Molti pensano che per leggere occorra pazienza per capire e tempo per riflettere. Certamente. Ma soprattutto occorrono coraggio e fermezza. Prima ancora che nascesse la difesa ossessiva della privacy, esisteva la soglia invalicabile della lettura. Leggere prima ancora che divertente, che comunque non è da sottovalutare, è un atto di libertà. Non è senza significato il fatto che i totalitarismi non abbiano mai rispettato quella soglia. È un particolare che dovremmo ricordare più spesso.

Italo Calvino, Poter leggere*

Stai per cominciare a leggere il nuovo romanzo Se una notte d’inverno un viaggiatore di Italo Calvino. Rilassati. Raccogliti, Allontana da te ogni altro pensiero. Lascia che il mondo che ti circonda sfumi nell’indistinto. La porta è meglio chiuderla; di là c’è sempre la televisione accesa. Dillo subito agli altri “No, non voglio vedere la televisione”. Alza la voce, se non ti sentono: “Sto leggendo! Non voglio essere disturbato!” Forse non ti hanno sentito con tutto quel chiasso, dillo più forte, grida: “Sto cominciando a leggere il nuovo romanzo di Italo Calvino!” O se non vuoi non dirlo; speriamo che ti lascino in pace.

Prendi la posizione più comoda: seduto, sdraiato, raggomitolato, coricato. Coricato sulla schiena, su un fianco, sulla pancia. In poltrona, sul divano, sulla sedia a dondolo, sulla sedia a sdraio, sul pouf. Sull’amaca, se hai un’amaca. Sul letto, naturalmente, o dentro il letto. Puoi anche metterti a testa in giù, in posizione yoga. Col libro capovolto, si capisce.

Certo, la posizione per leggere non si riesce a trovarla. Una volta si leggeva in piedi, di fronte a un leggio. Si era abituati a stare fermi in piedi. Ci si riposava così quando si era stanchi d’andare a cavallo. A cavallo nessuno ha mai pensato di leggere, eppure ora l’idea di leggere stando in arcioni, il libro posato sulla criniera del cavallo, con un finimento speciale, ti sembra attraente. Coi piedi nelle staffe si dovrebbe stare molto comodi per leggere; tenere i piedi sollevati è la prima condizione per godere della lettura.

Bene, cosa aspetti? Distendi le gambe, allunga pure i piedi su un cuscino, su due cuscini, sui braccioli del divano, sugli orecchioni della poltrona, sul tavolino da tè, sulla scrivania, sul pianoforte, sul mappamondo. Togliti le scarpe, prima. Se vuoi tenere i piedi sollevati, se no rimettitele. Adesso non restare lì con le scarpe in una mano e il libro nell’altra.

Regola la luce in modo che non ti stanchi la vista. Fallo adesso, perché appena sarai sprofondato nella lettura non ci sarà più verso di smuoverti. Fa’ in modo che la pagina non resti in ombra, un addensarsi di lettere nere su sfondo grigio, uniformi come un branco di topi; ma sta’ attento che non le batta addosso una luce troppo forte e non si rifletta sul bianco crudele della carta rosicchiando le ombre dei caratteri come in un mezzogiorno del Sud. Cerca di prevedere ora tutto ciò che può evitarti di interrompere la lettura. Le sigarette a portata di mano, se fumi, il portacenere. Che c’è ancora? Devi far pipì? Bene, saprai tu. 

Italo Calvino, Se una notte d’inverno un viaggiatore, Mondadori, Milano 2012, pp. 3-4.

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