13 Novembre Nov 2012 1436 13 novembre 2012

A Napoli la Coppa America c’è, la refezione scolastica no

A Napoli la Coppa America c’è, la refezione scolastica no

Mensa

È tutta una questione di grammi: quelli di parmigiano, olio, prosciutto, zucchine o limone. È per questo che, a Napoli, a due mesi dall’inizio delle scuole, 33mila bambini ancora non hanno un piatto caldo da consumare in classe. La refezione scolastica, che doveva essere il fiore all’occhiello della giunta De Magistris, con un appalto verde europeo, vaschette biodegradabili, prevenzione dell’obesità, alimenti biologici e quant’altro fa propaganda, si è trasformata nell’ennesima promessa mancata. E tutto perché? Sostanzialmente per una questione di grammi. Scomparsi.

Quest’anno il Comune di Napoli ha approvato il bilancio a fine luglio, stretto dai controlli della Corte dei Conti e da una situazione economica sull’orlo del dissesto. Nonostante i problemi economici e la crisi già palpabile, la giunta arancione ha scelto di introdurre grandi novità: un bando “verde” per la refezione in linea con le direttive europee in materia di rifiuti e ambiente, con nuove modalità di somministrazione del servizio, oltre a un non ancora ben precisato aumento del costo a carico delle famiglie. Un bando pubblicato soltanto il 13 agosto, già fuori tempo massimo per l’inizio dell’anno scolastico fissato per il 12 settembre. Un programma ambizioso che dunque conteneva già il primo errore. Il secondo, quello decisivo, viene fuori a inizio settembre, quando si scopre nel bando mancano le grammature allegate ai menù. Comune e Municipalità (le vecchie circoscrizioni), concentrati sulle innovazioni alimentari, dai cibi biologici ai contenitori biodegradabili, hanno dimenticato di indicare i grammi dei cibi da mettere nei piatti dei bambini. Grammi che si traducono in pagine e pagine saltate.

Quando il problema scoppia nella sua evidenza, sono pochissime le scuole che avvertono i loro iscritti dei disagi. Tra queste c’è l’asilo comunale “Rocco Jemma”, che infatti diventa capofila della protesta. Nessuna comunicazione ufficiale da parte del Comune o delle Municipalità. Il 18 settembre l’assessore comunale a Scuola ed Educazione Annamaria Palmieri dichiara al Mattino, storico quotidiano della città, che, per correre ai ripari, il Comune bandirà un’altra gara, ristretta, fino all’aggiudicazione del bando verde, cosa che avviene il 21 settembre.

Pochi giorni dopo si scopre il terzo errore. Il tempo pieno prevede il doppio dell’organico e mentre le insegnanti delle scuole statali sono nominate dal Ministero, quelle delle comunali devono essere nominate dal Comune che però è sull’orlo del dissesto. Il 26 settembre i genitori della “Rocco Jemma” cominciano la protesta. Portano il pranzo da casa in grossi pentoloni e fanno mangiare i bambini nelle classi. Un gesto simbolico di forte impatto mediatico. E infatti, dopo pochi giorni, l’8 ottobre, alla “Jemma” arriva la troupe di Ballarò e con essa l’assessore Palmieri che dichiara di essere in attesa della delibera che dovrà nominare le maestre. Il provvedimento di nomina, a detta della Palmieri, arriverà in Giunta entro la fine della settimana. La puntata di Ballarò va in onda senza le dichiarazioni della Palmieri, ma le mamme registrano tutto in un blog in cui raccontano il loro calvario.

A metà ottobre, sul sito del Comune appare, finalmente, una comunicazione ufficiale: la refezione scolastica subirà un ritardo rispetto agli anni precedenti, e partirà dopo il ponte di Ognissanti”. Le mamme della Rocco Jemma, intanto, scoprono che dietro la mancata nomina delle maestre si nasconde un vero e proprio pasticcio burocratico. La firma dell’atto spetterebbe al dirigente comunale del servizio Diritto allo studio ma il funzionario fa capire che non metterà alcuna firma fin quando il Comune non dichiarerà che le nomine sono strettamente necessarie.

Siamo al 31 ottobre, ultimo giorno di scuola prima del ponte. La gara è ormai stata aggiudicata dal Comune in via provvisoria, ma gli istituti, non avendo ancora ricevuto comunicazioni ufficiali, avvertono i genitori che la refezione non inizierà il 5 novembre. Adesso sono le Municipalità a non voler firmare l’aggiudicazione definitiva. Sono preoccupate dell’assenza di adeguata copertura finanziaria e dei controlli della Corte dei Conti, di cui sarebbero responsabili personalmente, e alcune di esse non hanno ancora ricevuto i documenti amministrativi delle ditte aggiudicatarie. L’assessore Palmieri dichiara nuovamente alla stampa che il ritardo sarà solo di pochi giorni. Intanto i genitori hanno già pagato la refezione per il mese di novembre, anche se non sanno ancora se e quando inizierà il servizio.

Da quel momento, si susseguono riunioni e incontri tra le parti in causa. Persino la notte di Halloween viene convocata una Giunta straordinaria. Ma ancora non basta. Il 6 novembre c’è una prima svolta: i dirigenti delle municipalità metteranno la firma sugli atti: sarà il Comune ad assumersi la responsabilità economica del provvedimento. Viene fuori la seconda comunicazione ufficiale sul sito del Comune.

Siamo ormai a metà novembre e ancora non ci sono comunicazioni certe. La giunta più attenta d’Italia ai media e alla comunicazione si è rivoluzionariamente trovata a balbettare di fronte ad un piatto negato.
Sabato scorso, stanchi di essere considerati zero, genitori e personale docente hanno aderito all’invito del Coordinamento genitori scuole Napoli nato proprio dalla Rocco Jemma e sono scesi in piazza per manifestare in difesa della scuola pubblica e dei bambini, ai quali è stato negato finora un diritto essenziale come quello allo studio: i bambini, dicono, non possono essere considerati nulla perché sono il futuro. Il sindaco Luigi de Magistris, sempre così attento alla visibilità, non coglie l’importanza della protesta. Alla stessa ora, infatti, inaugura la pista ciclabile e dal sellino della bici interviene assicurando l’inizio del servizio entro dieci giorni, senza distinzione di scuole e di quartieri.

Fin qui il pasticcio burocratico, ma cosa significa, in soldoni, l’assenza di refezione? Significa più di 300 maestre a casa senza contratto e senza stipendio, almeno 20mila famiglie costrette a consumare permessi, ferie e malattie per riaccompagnare a casa i figli dopo solo tre ore di scuole, aziende che operano nel campo della ristorazione in pericolo. Quelle che lavorano solo con il Comune sono completamente ferme, quelle che fanno affari anche con i privati in serie difficoltà. Lo racconta, su Facebook, in uno dei gruppi nati sull’argomento, “RefAzione”, l’impresa Vegezio: “La mia azienda oggi ha in organico 27 persone a tempo indeterminato che stiamo cercando di tenere in servizio nel pieno delle loro ore lavorative e altre 20 persone almeno aspettano di essere assunte a tempo determinato per partire col servizio, come me altre 8 aziende sono nello stesso stato”.

Privare una città del tempo pieno nelle scuole pubbliche equivale soprattutto a bloccare la percentuale di donne che lavorano. La Campania ha il record più basso di occupate, il 20,4%, pari a quello del Pakistan e di poco superiore a Libano, Yemen e Mauritania. Nel 2009, solo a Napoli e provincia sono state 457 le donne che hanno scelto le dimissioni volontarie a causa dell’assenza di servizi alle famiglie.

Intanto stamattina sulla sua pagina Twitter il sindaco de Magistris annunciava: “Napoli 2013 unica tappa europea America's Cup prima della finale San Francisco: organizzazione, bellezza, immagine, turismo, investimenti, lavoro”.  

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