11 Dicembre Dic 2012 1648 11 dicembre 2012

Morto Berezovsky, Londra torna alla guerra fredda?

Ex oppositore di Vladimir Putin

Frati Neri

Aggiornamento 23 marzo 18.48

L’ex oligarca russo 67enne Boris Berezovsky è stato trovato morto questo pomeriggio nella sua casa vicino ad Ascot, nel Surrey. È quanto riferisce l’emittente inglese Bbc. Per il momento le cause della morte rimangono ignote ma non si esclude il suicidio. Ex eminenza grigia del Cremlino, era emigrato in Gran Bretagna nel 2000 dopo essere entrato in rotta di collisione con Vladimir Putin. L’anno scorso ha dovuto versare 3 miliardi di sterline al patron del Chelsea, Roman Abramovich, nell’ambito di una battaglia legale sulla cessione di pacchetti azionari del colosso petrolifero russo Sibneft. Era legato all’ex ufficiale del Kgb Aleksandr Litvinenko, avvelenato con il polonio nel 2006. 

Non è una sceneggiatura cinematografica, né un racconto dalle tonalità tratteggiate da Ian Fleming o John le Carré, ma la cronaca nera londinese. Lo scorso 10 novembre, nella sua abitazione di Weybridge, periferia della capitale britannica, 12.500 sterline d’affitto (circa 15.500 euro), è stato trovato senza vita il corpo dell’uomo d’affari russo Alexander Perepelichny. Lo ha scoperto al calare della sera un membro del suo staff.

Il 44enne la mattina era stato visto correre nei paraggi e indossava ancora la tenuta da jogging quando la polizia è arrivata sul luogo: nessun segno di violenza. Però a distanza di settimane il referto del medico legale non indica con precisione le cause del decesso ed è stata predisposta una seconda autopsia per accertare la presenza di sostanze nell’organismo, ma l’analisi tossicologica sarà disponibile solo tra qualche mese.

Perepelichny era un testimone chiave nell’indagine condotta da Gran Bretagna e Svizzera che comincia nel 2007, quando l’Hermitage Capital, un fondo d’investimento britannico guidato da Bill Browder (nipote tra l’altro di Earl Browder, ex leader del Partito comunista statunitense) viene visitata dal fisco russo a Mosca. Browder, sostenitore di Vladimir Putin, viene dichiarato una minaccia per la sicurezza nazionale, mentre i funzionari di stato sottraggono alla sua società più di 200 milioni di euro, avvalendosi di mezzi illegali e venendo denunciati dall’avvocato russo Serghey Magnitsky, che a sua volta finisce incriminato per evasione e rinchiuso in galera, dove muore nel 2009 dopo undici mesi di prigionia, senza ricevere aiuto medico in seguito ad un caso di pancreatite.

I documenti che avrebbero dovuto rendere pubblico l’operato dei funzionari russi sono andati bruciati in un incendio che ha coinvolto il camion che li trasportava, mentre altri due persone hanno perso la vita: la prima per infarto, la seconda cadendo da un balcone.

Morti strane che lasciano poco spazio alla coincidenza, da qui la richiesta dei colleghi di Perepelichny di andare a fondo sulla sua scomparsa: era stato lui a svelare agli inquirenti svizzeri informazioni preziose e ad aver portato con sé prove rilevanti, mentre da tre anni compariva come rifugiato politico Oltremanica.

Londra, capitale d’investimenti di magnati russi che dopo il crollo delle repubbliche sovietiche hanno invaso l’Occidente e colonizzato quartieri. Sarebbero 300.000 i russi residenti nel Regno Unito e un centinaio di milionari può godere di permessi di soggiorno a lungo termine che non richiedono l’obbligo di residenza, in cambio di un impegno finanziario in patrimoni, azioni e bond britannici di un milione di sterline. Liam Bailey, che svolge ricerche per l’agenzia immobiliare Knight Frank, stima che il mercato russo per le proprietà che vanno dai 5 ai 10 milioni di pound valga per il 10%, mentre se si passa alla categoria superiore, oltre i 10 milioni, il peso sale fino al 17%, preferendo muoversi nel Surrey, la contea dove abitava Perepelichny.

Con i capitali è sbarcato il crimine organizzato, la mafia, in una città dove la Guerra Fredda si ripropone. I rapporti d’intelligence tra Londra e Mosca hanno regalato pagine memorabili negli annali delle spy story così come nella realtà dei fatti: un nome su tutti, Kim Philby. Agente segreto di sua maestà, nel 1963 passò con il nemico, ma già in precedenza aveva fornito informazioni al Kgb nei panni del doppiogiochista, approfittando del lavoro all’interno del corpo diplomatico inglese. Comunista, era uno dei Cambridge Five, gruppo di facoltosi studenti del prestigioso ateneo che dedicarono l’impegno politico alla causa dell’Unione sovietica. Philby morì l’11 maggio ’88 a Mosca.

Oggi l’MI6 è impegnato a contrastare la criminalità russa, specializzata nel riciclaggio di denaro sporco, commercio di armi e crimini nella sfera legata all’alta tecnologia, secondo anche quanto racconta il reporter Misha Glenny nel libro McMafia, mentre nel 2007 il regista David Cronenberg ha portato sugli schermi Eastern Promises, pellicola che racconta la sorte di una famiglia russa a Londra legata alla criminalità e dove Viggo Mortensen veste i panni di un infiltrato dell’FSB, l’erede del KGB.

Intelligence e criminalità marciano di pari passo. Sul primo fronte c’è il caso eclatante di Aleksandr Litvinenko, ex spia e dissidente, morto per radiazioni di polonio-210 il 23 novembre 2006: un’agonia durata giorni dopo un pranzo a Piccadilly Circus con altri due ex agenti del Kgb, mentre dal letto d’ospedale accusò Putin di essere il responsabile dell’avvelenamento, indicandolo nello stesso tempo come il mandante dell’assassinio della giornalista Anna Politkovskaja.

L’anno successivo l’MI5, l’intelligence interna del regno, sventò un complotto per uccidere Boris Berezovsky, l’ennesimo oligarca dell’Est che dopo essere comparso nella lista dei sostenitori di Putin ha cercato rifugio nel 2003 a Londra che non ha mai concesso l’estradizione nonostante la pressione delle autorità moscovite. Ci sono vittime inglesi in questa trama: nell’agosto 2010 la tensione diplomatica tornò alta per poi acquietarsi con la morte dell’agente segreto Gareth Williams, trovato in una borsa e senza indumenti nel suo appartamento.

Lo scorso maggio la coroner Fiona Wilcox ha dichiarato che Williams sarebbe deceduto per soffocamento o avvelenamento, ma aveva aggiunto che le cause reali erano impossibili da accertare pienamente. Quell’estate, dalle prime indagini condotte, venne a galla il coinvolgimento dell’uomo dell’MI6 in un’operazione di intercettazione di messaggi e violazioni di codici e si fece largo l’ipotesi che l’assassinio fosse stato compiuto da spie straniere, puntando il dito contro l’SVR, l’agenzia russa che si occupa di spionaggio internazionale.

A fine marzo invece il banchiere German Gorbuntsov è finito sotto il fuoco di armi automatiche nella zona di Canary Wharf, distretto che una volta faceva parte del quartiere portuale della metropoli e che adesso ospita sedi di importanti istituti come Hsbc, Morgan Stanley, Barclays, Bank of America. Reintrando a casa, Gorbuntsov fu colpito da sei proiettili e trasportato d’urgenza all’ospedale, salvandosi. Legato a diversi scandali, tanto nei panni di vittima quanto di sospettato, ed era stato partner di Alexei Frenkel, altro banchiere condannato, nel 2008 per l’omicidio del vice direttore della Banca centrale russa, Andrei Kozlov.

Nel 1963, lo stesso anno della defezione di Philby, il secondo capitolo della saga cinematografica di James Bond recitava Dalla Russia con amore. Non è più così, forse non lo è mai stato.  

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