12 Dicembre Dic 2012 2030 12 dicembre 2012

Silvio finge il passo indietro dicendo tutto e il contrario di tutto

Silvio finge il passo indietro dicendo tutto e il contrario di tutto

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Se Mario Monti vuole scendere in campo, sarà lui il candidato premier dei moderati. Silvio Berlusconi è pronto a fare un passo indietro. Certo, il segretario del Pdl Angelino Alfano «che considero uno tra i migliori protagonisti della politica italiana», ha buone possibilità. Anzi, «è in pole position» per la candidatura. Ma «in questo momento il candidato a Palazzo Chigi sono io».

In un’ora e mezza il Cavaliere cambia idea per tre volte. La campagna elettorale è entrata nel vivo, ma l’ex premier non ha ancora chiarito il dettaglio più importante. Chi guida la coalizione? Alla residenza di Ripetta si aspettava l’intervento di Berlusconi - in occasione dell’ormai tradizionale presentazione del libro natalizio di Bruno Vespa - per capire le reali intenzioni del centrodestra. Una parola chiara sul destino dei moderati. Quello che ne viene fuori è una rappresentazione del teatro dell’assurdo.

Incalzato dai giornalisti Marcello Sorgi e Massimo Franco il Cavaliere annaspa. Si contraddice. Alterna lunghi monologhi a vampe di entusiasmo. L’atmosfera è surreale. La fatidica domanda gliela devono porre più volte. «Presidente, allora si candida?». La risposta cambia ogni volta. A sorpresa fa il nome del Professore. «Io non credo che Monti accetti di poter diventare uomo di parte e di partito, ma ove decidesse di aderire a questa richiesta, tutto lo schieramento moderato arriverebbe a questa possibilità». La logica inizia a sfuggire. Il Cavaliere è pronto a sostenere il presidente del Consiglio a cui, meno di una settimana fa, ha tolto la fiducia in Parlamento. Fino a poche ore fa il Professore rappresentava un governo fallimentare, responsabile dei problemi del Paese. Ora è l’uomo giusto per guidare i moderati italiani. Una coalizione che tenga dentro anche la Lega, bene inteso. Altrimenti non sarebbe abbastanza paradossale.

Berlusconi sembra pronto al passo indietro, quando ci ripensa. «No, non è così…». Le domande dei giornalisti proseguono impietose. «In questo momento sono candidato a palazzo Chigi». A fine serata il colpo di scena. In «pole position» per il ruolo di capo del governo arriva addirittura Angelino Alfano. Il segretario a cui mancava il quid per guidare il Pdl (ma evidentemente non il Paese). «È assolutamente possibile che sia lui il candidato premier e ieri sera ho avuto l’ok della Lega», annuncia Berlusconi, tra lo stupore dei presenti.

Contorsioni a parte, l’ex premier resta il protagonista della scena. Il Cavaliere piace, muove le masse. Per ascoltarlo in una delle prime uscite da candidato premier (o forse ex), alla residenza di Ripetta si raduna una folla inattesa. Ben prima del suo intervento non si può più entrare nella sala. Tanti parlamentari, tantissimi giornalisti. Ma anche curiosi. Ci sono numerosi volti noti del Palazzo, Giancarlo Galan, Nunzia De Girolamo, Anna Maria Bernini. Ci sono anche Fabiano Fabiani e il giornalista tv Gigi Marzullo. Alessandra Mussolini è venuta accompagnata dalla madre, Maria Scicolone. Si è affacciato Gianni Ippoliti, c’era l’arboriano Dario Salvatori, Rosi Mauro con tanto di bodyguard.  

L’intervento di Berlusconi sorprende un po’ tutti. Specie chi aspettava una risposta definitiva sui destini politici del Cavaliere. Solo ieri mattina l’ex premier aveva assicurato che avrebbe rottamato il partito. Piazza pulita dei vecchi gruppi parlamentari, facce nuove. Oggi cambia idea. Nella prossima legislatura c’è spazio per tutti, o quasi. Per evitare problemi Berlusconi elimina ogni ipotesi di legittimazione popolare. Le primarie per scegliere gli aspiranti deputati e senatori non si faranno. «Non c’è il tempo». 

Ogni passaggio, una novità. I rapporti con la Lega Nord cambiano più volte nell’arco della serata. Prima Berlusconi ammette che con Roberto Maroni è in atto una trattativa. Il Pdl sarebbe pronto a sostenere il leader del Carroccio alla presidenza della Regione Lombardia, in cambio di un’alleanza alle Politiche. Peccato che Maroni abbia posto un veto chiaro: se Berlusconi non fa un passo indietro la Lega si sfila. Prima il Cavaliere è conciliante. Anzi, rivela addirittura le insistenze con cui i leghisti gli avrebbero proposto la guida del nuovo centrodestra. In un attimo si passa dalla gratitudine all’ultimatum. Se Maroni non accetta, minaccia l’ex premier, il Pdl farà cadere i governi di Piemonte e Veneto. 

Tanto per rendere le cose più chiare, Berlusconi anticipa che il partito non cambierà nome. Si rimane al Popolo della libertà. Quello che sarà modificato è il simbolo. Si torna al vecchio logo di Forza Italia. Come far conciliare sulla scheda elettorale un partito con un simbolo diverso resta un mistero. Intanto i numerosi elettori sono avvertiti. Numerosi, sì. Perché secondo le stime del Cavaliere il partito vale ancora una quarantina di punti percentuali. Poco male se oggi i sondaggi danno il Pdl al 16 per cento. «Dopo la fondazione del Pdl arrivammo al 42 per cento. Da focus fatti al Nord, al Centro, e al Sud risulterebbe che praticamente nessuno di quegli elettori che allora ci diedero fiducia sarebbero non disposti oggi a votarci». Bersani inizi a preoccuparsi.

Berlusconi non si risparmia una piccola autosmentita sullo spread. Prima conferma l’«imbroglio». Poi si corregge: «È stato un imbroglio non lo spread, ma l’utilizzo dello spread per far dimettere il mio governo». Sembra uno scioglilungua. Poi concede l’unico, vero, annuncio della serata. Marcello Dell’Utri non sarà ricandidato. «Sicuramente ci sono persone che a torto o a ragione sono state aggredite dalla magistratura e dovremo spiegare loro che non possiamo permetterci di inserirle nelle liste, anche se riconosciamo che si tratta di un’ingiustizia, come nel caso di Dell’Utri». Nulla di male, se contemporaneamente il senatore siciliano non stesse dichiarando alla Zanzara, su Radio 24, tutto il contrario. «Ho intenzione di ricandidarmi perché sono ancora perseguitato. Voglio lottare fino all’ultimo sangue, spero degli altri. Mi candiderò con Berlusconi».

Alla fine il Cavaliere si candida o no? Anche tra gli addetti ai lavori presenti in sala il dubbio resta. Non è il solo. Qual era l’obiettivo di questa serata? Forse Silvio Berlusconi cercava di prendere tempo, mettere a tacere le critiche delle ultime ore, magari rilanciare la sua candidatura nei prossimi giorni. Oppure voleva solo mettere in difficoltà Monti. Chissà, magari cercava un’onorevole via d’uscita. C’è anche una quarta ipotesi: e se fosse semplicemente andato in confusione? 

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