29 Dicembre Dic 2012 1309 29 dicembre 2012

Eppure il 2012 è stato un anno buono per le Borse

Eppure il 2012 è stato un anno buono per le Borse

Altro che crisi. Chi ha cercato investimenti profittevoli in Borsa ha trovato un tesoro. Il 2012, nonostante l’elevata volatilità, è stato un buon anno per le piazza finanziarie mondiali. In molti casi, meglio del mercato obbligazionario. La certezza è che nel 2012 il MSCI World Index, ovvero il più completo indice borsistico mondiale, è cresciuto del 12,2% rispetto al 2011. Non solo. L’Eurostoxx 50, uno dei due panieri simbolo dell’eurozona, è cresciuto del 13,4 per cento. L’altro paniere Ue, il FTSE Euro 100, del 10,2 per cento.

La crisi dell’eurozona non ha fermato gli investitori. Del resto, il denaro non dorme mai. Chiusi gli investimenti nei bond governativi dell’area euro, gli operatori hanno cercato nuove opportunità. Ed ecco che una delle allocazioni più profittevoli è risultata essere quella nelle azioni. Che siano banche, società finanziarie, imprese siderurgiche o farmaceutiche, il risultato è che le opportunità ci sono state. Non sempre però è stato possibile coglierle in tempo.

Chi ha deciso di investire sull’Italia non ha perso, anzi. Ma ha guadagnato meno che in altre occasioni. L’indice dei prezzi è salito del 7,6% mentre il ritorno totale è stato del 12,2 per cento. Una magra consolazione dopo un biennio, l’ultimo, con cali a doppia cifra: -11,8% per il 2010, -24,3% per il 2011. Poco, invece, se paragonato a quanto successo in Belgio, la regina d’Europa, con una crescita del 30,1% dei prezzi e un ritorno del 34,3 per cento. Meglio dell’Italia ha fatto anche la Grecia, la cui Borsa Athens stock exchange (Ase) rischia il declassamento a mercato emergente, secondo gli standard di Msci (Morgan Stanley Capital International), principale classificatore globale. Atene, nonostante la ristrutturazione del debito in mano ai privati avvenuta nello scorso marzo, è salita del 18,1% (con un ritorno del 21,8%). Un piccolo passo avanti, dopo i devastanti -41,5% fatto segnare nel 2010 e il -59,7% del 2011. Notevole anche il risultato della Germania, più 24,8% come indice e più 29,5% di ritorno, e della Francia, rispettivamente più 16,2% e più 21.7%.

In genere per i Paesi Ue che hanno dovuto chiedere un bailout, le cose non sono andate male. Il PSI20, ovvero l’indice del Portogallo, è cresciuto, anno su anno, del 3 per cento. Un buon risultato, spiega anche J.P. Morgan in una nota strategica sull’eurozona. Ma la palma del migliore fra i salvati va all’Irlanda. Dublino infatti ha fatto segnare un poderoso +25,3% di crescita, con un ritorno di 26,7 punti percentuali. Numeri che, secondo Foreign Policy, potrebbe permettere all’Irlanda di essere chiamata nuovamente “Tigre celtica”.

La maglia nera dell’Europa spetta alla Spagna. Per il terzo anno consecutivo l’Ibex 35 ha chiuso in rosso. Meno 17,8% nel 2010, meno 13,5% nel 2011, meno 4,6% nel 2012. Gli investitori hanno penalizzato il tentennamento in merito alla richiesta di sostegno a Fondo monetario internazionale (Fmi), Commissione Ue e Banca centrale europea (Bce). E le cose non miglioreranno nel 2013, quando scomparirà dal mercato quotato Bankia, la banca iberica considerata il simbolo della crisi finanziaria spagnola.

Per il resto del mondo, gli Stati Uniti hanno registrato un anno di guadagni rispetto agli ultimi anni. Magari non eccelsi, ma comunque si è trattato di incrementi a doppia cifra. L’indice S&P 500 è cresciuto dell’11,52%, mentre il Dow Jones del 5,9% e il Nasdaq di quasi 14 punti percentuali. Non male, dato il clima dell’economia globale. E anche il Canada non è stato immune alla crisi, soprattutto immobiliare. Ecco perché l’indice S&P/TSX è cresciuto solo del 3,02 per cento. Di contro, in America Latina, le cose sono andate meglio. Argentina, Brasile, Paraguay, Cile, Colombia, Messico: tutte piazza che sono cresciute.

La Cina va a doppia velocità, invece. La Shanghai Stock Exchange A, la piazza finanziaria dedicata agli autoctoni, è cresciuta dell’1,5% grazie a un colpo di reni finale. Di contro, la Shanghai Stock Exchange B, la Borsa valutata in dollari aperta anche gli investitori stranieri, ha registrato performance vicine al 14 per cento. In realtà è tutta l’Asia che cresce: il Giappone è salito del 18,4%, Hong Kong del 23,9%, l’India del 27,6 per cento. Tuttavia, una delle sorprese più grandi per il continente asiatico arriva però dal Pakistan. La Borsa di Karachi ha chiuso il 2012 con un incremento del 49,3 per cento. Meglio perfino della piazza finanziaria thailandese, che ha fatto segnare un notevole +36 per cento.

Guardando verso l’Africa, una delle migliori performance è stata quella della piazza egiziana, l’EGX 30. Dopo aver avuto un 2011 piuttosto travagliato, nel 2012 ha guadagnato circa il 50 per cento. Peggio ha fatto la Borsa della Nigeria, che si è dovuta di accontentare di una crescita del 34 per cento. Bene anche il Sud Africa, arrivata quasi al 25% di crescita rispetto al 2011.

I bond non attirano più. O almeno, non quelli dell’area euro. Troppi i rischi, troppa la dipendenza di questo mercato dalle banche centrali, troppo bassi i guadagni rispetto ad altre classi di asset. Specie nell’eurozona, dove la Bce ha congelato il mercato obbligazionario in attesa che la politica faccia il suo lavoro. Meglio quindi puntare sull’azionario? Dipende dal grado di rischio che si è disposti a correre. Come ha ricordato anche Ralph Atkins sul Financial Times, i mercati finanziari stanno ruotando: dalle obbligazionari alle azioni. Il pericolo di bolla, o di mera illusione, è dietro l’angolo. Eppure, ogni tanto accade che a scommettere molto, si guadagna tanto. Per il 2012 la performance migliore è quello di uno di quei Paesi che non t’aspetti. Era infatti il Venezuela, secondo The Economist, il cavallo di Borsa su cui puntare. Il risultato? Oltre il 300% di crescita.  

fabrizio.goria@linkiesta.it

Twitter: @FGoria

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