4 Gennaio Gen 2013 1713 04 gennaio 2013

Partito della Lotteria, quando il candidato si estrae a sorte

Partito della Lotteria, quando il candidato si estrae a sorte

Potrebbe essere la burla meglio riuscita della Terza Repubblica, ammesso che questa esista per davvero. O solo una magnifica trovata pubblicitaria. Lei però sostiene si tratti di un progetto serissimo, e assolutamente veritiero. Lei è Miriam Vivacqua, 38 anni, laureata in giurisprudenza, dipendente di uno studio legale romano e segretario del “Partito Lotteria – Vota e vinci”. Se avete sempre pensato che la politica sia un terno a lotto, Vivacqua e il suo staff vi hanno preso maledettamente sul serio.

«Potremmo chiamare il nostro progetto Open Casta, un partito giusto che può trasformare un cittadino qualsiasi in un privilegiato», spiega il segretario del partito della sorte nel seriosissimo comunicato stampa diffuso stamani. «Da oggi, grazie al Partito Lotteria – dice - diventare un Onorevole è facile come partecipare a un gioco a premi». Il concetto di base è molto semplice, ed è chiaramente spiegato nell’homepage del sito web: «Il Partito Lotteria si ispira ai valori politici della demarchia. Crede che il governo del Paese debba essere garantito da cittadini estratti a sorte nel solco della tradizione democratica ateniese di Clistene e della Repubblica Marinara di Venezia», si legge. «Il Partito Lotteria – prosegue la descrizione - crede che il metodo dell’estrazione casuale sia l’unico in grado di garantire la migliore rappresentanza statistica e politica della popolazione in quanto non suscettibile alle distorsioni proprie della democrazia elettiva». E poi ancora: «Il Partito Lotteria nasce per migliorare la condizione economica dei propri eletti scelti in modo trasparente attraverso la tecnica del sorteggio».

Ce ne sarebbe più che a sufficienza, insomma, per far pensare a uno scherzo coi fiocchi, o in alternativa ad una campagna virale ben architettata. Davvero molto ben architettata. Già, perché la “campagna elettorale” del Partito Lotteria è studiata nei minimi dettagli. A cominciare dal sito (www.partitolotteria.it), talmente ben fatto da surclassarne tanti di quelli messi on-line dai partiti veri. Link a misura di navigatore, descrizioni dettagliate, pagine coloratissime, slogan accattivanti e molto altro ancora. Ci sono ovviamente la pagina su Facebook, che sta vedendo crescere il numero dei propri fan a ritmi vertiginosi, e il profilo Twitter, che invece stenta ancora a decollare, nonostante i gestori si affannino a rispondere a chiunque cinguetti loro qualcosa. C’è la newsletter, alla quale ci si può iscrivere non solo per ricevere comunicati, ma anche per sapere come e quando partecipare all’estrazione dei posti da candidato. 

E poi c’è il simbolo: una bellissima dea bendata in campo azzurro con tanto di cornucopia sotto il braccio, che sovrasta un tricolore e la dicitura “Partito Lotteria – Vota e vinci”. C’è persino l’inno, caricato su YouTube che comincia con rumori di slot machine e grida di esultanza, e prosegue con un orecchiabile testo schitarrato da cantare tutti in coro. Il motivetto ricorda vagamente “La canzone della cacca” di Roberto Piumini e Giovanni Caviezel, ma in fondo l’importante è che entri nella testa dell’elettore. Pardon, del gambler. C’è persino lo statuto, anche questo curato nei minimi dettagli. Compresa una clausola di incandidabilità per «tutti coloro che abbiano percepito un reddito superiore a 35.000 euro nell'anno 2011», per offrire un’opportunità di svolta ai lavoratori intrappolati nel regime dei minimi. 

Manca solo il programma. E non certo per una svista. È che il programma non c’è, per una scelta precisa: lo scopo del partito, infatti, non è quello di governare, ma di far “vincere” a qualche fortunato una poltrona il parlamento. «Ogni rappresentante del Partito Lotteria – dunque - è libero di perseguire le proprie finalità personali e politiche senza alcun vincolo verso il partito e verso gli altri eletti. In particolare ogni rappresentante eletto è libero di non partecipare all’attività politica parlamentare».

Miriam Vivacqua insiste: «Non è uno scherzo né una trovata pubblicitaria: è tutto vero fino all’ultima parola», dice al telefono. E verissimi sono anche i riferimenti sul sito: le mail della segreteria, dell’ufficio stampa e delle informazioni, alle quali risponde a tempo di record la solerte squadra dello staff. Anche in questo caso, meglio di quanto non accada in tanti partiti veri. 

Miriam Vivacqua

Ma com’è nata l’idea del Partito Lotteria? «Durante una cena a casa mia, con alcuni amici», spiega candidamente il segretario. «In pochi giorni abbiamo messo insieme tutta la macchina organizzativa, sperando che il progetto vada in porto. Il futuro del Partito Lotteria, infatti, lo deciderà il numero di adesioni che riceveremo nei prossimi giorni. In base al riscontro che avremo – prosegue – potremo decidere se andare avanti, come far partire la campagna di adesione, quanti candidati estrarre a sorte e in quanti collegi candidarli». Oltre a candidarli, però, bisognerà anche farli votare. «Ogni candidato dovrà occuparsi da solo della propria campagna, dal finanziamento al programma», dice Vivacqua. «Il Partito Lotteria mette in palio soltanto l’occasione per una candidatura».

Intanto il sorteggio dei candidati è previsto per il 10 gennaio: sarà possibile indicare, oltre al collegio elettorale prescelto, anche la preferenza tra un seggio alla camera ed uno al senato. In bocca al lupo, allora. «Siam pronti alla sorte», è il motto del Partito Lotteria. Quindi fate il vostro gioco, prima del “Rien ne va plus”.

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