24 Gennaio Gen 2013 1128 24 gennaio 2013

Quando Mussari e il suo vice erano donatori del Pd

Quando Mussari e il suo vice erano donatori del Pd

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Il Partito democratico, in queste ore è sotto tiro per il caso di Luigi Lusi, il tesoriere della Margherita che avrebbe fatto sparire ben 13 milioni di rimborsi elettorali, e che è stato eletto nelle file del partito di Bersani (nei giorni scorsi è stato “espulso” dal gruppo del Pd al Senato).
Il Pd pubblica il proprio bilancio sul sito web e di ciò – lo abbiamo sentito più volte ripetere in queste ore dai suoi massimi dirigenti – fa un elemento distintivo rispetto alla generalità dei partiti, nei cui portali, eccezion fatta per i Radicali e per l’Italia dei Valori, non c’è traccia di documenti contabili.
Nell’«area trasparenza» del Pd si possono scaricare i bilanci degli ultimi tre anni, che però rappresentano una versione ridotta, benché sufficientemente esaustiva, rispetto al rendiconto di esercizio che annualmente viene consegnato entro il 31 luglio all’Ufficio di Presidenza della Camera dei deputati e pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale.
I numeri del bilancio 2010 del primo partito italiano ci dicono innanzitutto che l’esercizio è stato chiuso con 42,8 milioni di euro di disavanzo, diversamente da ciò che era accaduto nel 2009, quando era stato registrato un avanzo di 22,3 milioni di euro.

Risulta buona la disponibilità liquida, pari a 19 milioni di euro, in crescita di circa 1,2 milioni sul 2009. Non ci sono debiti con istituti di credito, verso i quali il Pd è esposto per una serie di fideiussioni di ammontare pari a 570.256 euro, stipulate per la prima volta nel 2010 sui contratti di affitto per le 4 sedi che utilizza. Vi è inoltre una prestazione di garanzia pari a 1 milione di euro, contratta per un prestito bancario all’Unità.
I proventi della gestione caratteristica derivano, come ogni anno, in modo nettamente prevalente dai rimborsi delle spese elettorali. Per il 2010 viene iscritta una cifra pari ad euro 51.780.260, frutto della somma dei contributi per il rimborso delle spese elettorali per l’intera legislatura relativi al rinnovo di 13 consigli regionali, avvenuto nelle elezioni del 28-29 marzo 2010. Vale la pena ricordare che per le elezioni regionali le risorse stanziate dallo Stato per i rimborsi elettorali, vengono distribuite ai partiti proporzionalmente ai voti riportati, nel caso le corrispondenti liste abbiano ottenuto almeno un candidato eletto al consiglio regionale della regione interessata.

Ai 51,7 milioni di euro entrati nelle casse del Pd per le elezioni regionali, vanno poi aggiunti ulteriori 247,8 milioni di euro di rimborsi elettorali, in gran parte già incassati, relativi ad una serie di altre competizioni elettorali: 168,5 milioni di euro per le elezioni politiche del 2008, 69,3 milioni per quelle europee e circa 10 milioni di euro per i rinnovi dell’Assemblea regionale siciliana, dei consigli regionali dell’Abruzzo, della Sardegna e dei consigli provinciali di Trento e di Bolzano.
Il rendiconto del Partito democratico evidenzia poi che 6.162.572 euro rappresentano le contribuzioni da persone fisiche. Di tale quota, 5.205.500 euro provengono dai parlamentari, che versano mensilmente al partito 1.500 euro; il resto, ossia 957.072 «sono il frutto di campagne di autofinanziamento», come ci rivela Antonio Misiani, tesoriere del Pd. 

Secondo lo stesso Misiani, si tratterebbe di una miriade di piccole quote da 25-50 euro e che dunque non sono assoggettate all’obbligo di sottoscrizione della “dichiarazione congiunta” alla Presidenza della Camera, prescritta per elargizioni liberali di importo superiore a 50 mila euro.

I contributi provenienti da persone giuridiche sono solamente 200 euro e tale dato stride con un quadro nel quale, come avviene negli altri partiti, le erogazioni da parte di imprese hanno generalmente un peso decisamente più importante.
È di un certo interesse la tabella riepilogativa dei contributi, sempre maggiori di 50 mila euro, pervenuti alle strutture territoriali: vi si trovano due elargizioni per complessivi 146 mila euro da parte della Lega Regionale Cooperative e Mutue della Lombardia al Pd di Milano, ma soprattutto due contributi di 100 e 75 mila euro conferiti al Pd di Siena rispettivamente da Giuseppe Mussari, presidente del Monte dei Paschi di Siena e dell’Abi e da Ernesto Rabizzi, vicepresidente di Mps.
Sul fronte dei costi, ben 20 dei 27 milioni di euro sono dovuti a “spese elettorali, di propaganda e comunicazione politica” e dunque in gran parte imputabili alla campagna elettorale per le amministrative della primavera del 2010. In effetti, come si ricava dal dettaglio delle spese sostenute per le campagne elettorali del 2010 e riportato nel rendiconto consegnato all’ufficio di presidenza della Camera dei deputati, la cifra complessiva è pari a circa 14 milioni di euro. Se a questa si somma analoga cifra per il 2009, emerge con evidenza come non ci sia correlazione alcuna con i 51,7 milioni di euro di rimborso statale piovuti sul partito, come detto, quale rimborso per le spese elettorali relative alle 13 elezioni regionali del 2010. Il che significa che a fronte di una trentina di milioni di euro di spese elettorali per le elezioni regionali, lo Stato ne ha rimborsati più di 50!

Scorrendo le varie voci del bilancio 2010 e la serie di documenti esplicativi allegati, appare non indifferente l’onere di circa 2,2 milioni di euro per spese di viaggi, rappresentanza, automezzi e rimborsi spese. Fa poi una certa impressione il fatto che quasi 2 milioni di euro (1.862.001) se ne siano andati per far fronte a spese relative alla sede nazionale (vigilanza, manutenzioni, assicurazioni, pulizia), per la quale Misiani ci conferma vengano pagati circa 1,6 milioni di euro all’anno: la sede del Pd, in sostanza, costa complessivamente circa 3,5 milioni di euro all’anno, ossia 300 mila euro al mese!
Visto che il Partito democratico, diversamente dai partiti che ne hanno sancito la fondazione, non dispone di proprietà immobiliari, al canone di locazione per la sede principale di via S. Andrea delle Fratte, sono da aggiungere quelli per l’utilizzo dei locali di via del Tritone e di via Palermo. In quest’ultimo caso il canone annuo da corrispondere ai Democratici di Sinistra, proprietari dell’immobile, ammonta a 80 mila euro.

Se attorno al Pd gravitano una moltitudine di associazioni e fondazioni riconducibili ad altrettanti esponenti, aree o semplici “sensibilità” politiche, lo stesso partito non spicca per aver costituito troppe “scatole cinesi”. Sport, questo, largamente praticato nella prima repubblica, ma che, come vedremo, ancora affascina i partiti della seconda repubblica. Il Partito democratico controlla al 100% due sole società: Eventi Italia Srl, con capitale sociale di 196.000 euro e Eventi Italia Feste Srl, dotata di un capitale sociale pari a 26.000 euro. Eventi Italia Feste Srl è deputata all’organizzazione annuale della kermesse nazionale del Pd. Nel bilancio 2010 viene evidenziato, nei rapporti con tale società un credito di 143 mila euro, quale “finanziamento infruttifero, erogato per far fronte sia agli investimenti che alle spese di gestione nella fase di avvio” e un debito di 252 mila euro, quale compenso per l’organizzazione della Festa Democratica svoltasi a Torino.
Eventi Italia Srl, invece e come si legge nella “relazione del tesoriere sulla gestione”, provvede alla diffusione via satellite e via web del canale televisivo “Youdem.tv”. Il Pd, che nel 2008 aveva erogato alla società un prestito infruttifero di 100 mila euro – trasformato nel 2010 “in conto capitale” – nel 2010 ha iscritto a bilancio un debito, nei confronti di Eventi Italia Srl, pari a 176.400 euro, “relativo a fatture da ricevere” per i servizi televisivi ricevuti. Infatti, dal 2008, il Partito democratico ha sottoscritto un accordo commerciale con Eventi Italia Srl, a cui è stato affidato il compito di “promuovere e sviluppare un’attività di comunicazione politica via satellite e via web”. Impresa non facile, quella affidata a Eventi Italia Srl, che ha dovuto affrontare circa 260 mila euro di costi solo per la realizzazione della piattaforma e degli studi televisivi e che ogni anno spende circa 700 mila euro tra canone per “canone satellite”, “canone fibra ottica”, noleggi di varie strumentazioni e per utilizzare la piattaforma tecnologica.

È morigerata la spesa per il personale, soprattutto se confrontata con quella con cui i dirigenti del Pd di origine diessina erano abituali a confrontarsi: al 31 dicembre del 2010 l’organico del personale dipendente constava di 202 unità, di cui 17 giornalisti, 173 impiegati e 12 collaboratori, per una spesa complessiva di poco inferiore a 9 milioni di euro.
Se l’esposizione dei numeri del bilancio del Partito democratico appare chiara, il regolamento finanziario nazionale e i regolamenti finanziari territoriali, ossia gli strumenti che dettano le regole sulla gestione delle attività economiche e patrimoniali del partito, appaiono molto deboli rispetto al tema delle erogazioni liberali. Certificare solo quelle che superano i 50 mila euro significa occultare ai propri iscritti un mare di finanziamenti privati e soprattutto i nomi dei relativi benefattori. Non si tratta di bruscolini, come Misiani ha cercato di farci intendere quando ci ha gentilmente dato esaurienti spiegazioni su alcune voci di bilancio; sono risorse che, in special modo nelle strutture territoriali, le quali, interpretando creativamente l’organizzazione federale del Pd sono in tanti casi vere e proprie repubbliche indipendenti, corrono il pericolo di costituire, nella migliore delle ipotesi, fattori di condizionamento dell’attività politica del partito.

Il viaggio nei bilanci dei partiti:

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(data di prima pubblicazione 4 febbraio 2012)
 

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