8 Febbraio Feb 2013 1042 08 febbraio 2013

Rassegnatevi, Grillo emoziona. Gli altri sono una tristezza unica

Rassegnatevi, Grillo emoziona. Gli altri sono una tristezza unica

Guardiamo dall’esterno il comportamento dei leader, con il distacco politico necessario. Osserviamone le mosse, le parole, i discorsi. Valutiamone pure le idee, consapevoli che i programmi di qua ci entrano e di qua ci escono. Cerchiamo di interpretare, all’interno di una solida messinscena com’è ogni campagna elettorale, il livello emozionale di ognuno di noi. Andiamo al fondo del nostro animo, nel tentativo – innanzitutto – di essere onestamente spietati con noi stessi, di non farci sconti, di evitare quei pietismi di appartenenza che semmai potevano valere ai tempi della Guerra Fredda, proviamo almeno l’impresa di una consapevolezza autentica, anche se potrebbe condurci all’amara conclusione che di autenticamente entusiasmante, di politicamente entusiasmante, in questo giro non c’è davvero nulla. Però, poi, il voto è importante, il voto è un diritto (o un dovere, qui la questione s’ingarbuglia), il voto è l’espressione finale e più alta per un cittadino, l’atto che dovrebbe restituirgli una dignità stuprata.

Ecco, scrutando l’alba del nuovo giorno è difficile sostenere che qualcosa di veramente politico stia avvenendo. C’è la cristallizzazione di ciò che sapevamo da tempo e il fatto veramente nuovo, come la salita/discesa del professor Monti, è paradossalmente la conferma più evidente del vecchio, nel senso che una persona seria come lui, a cui avevamo consegnato, piena e convinta, la fiducia di uomini liberi e preoccupati per le sorti del Paese, oggi ci appare come un uomo piegato da unaparte, non più terzo, che ha usato quella fiducia in maniera proprietaria, quando invece era legata alla dignità suprema del bene collettivo.

Quando la politica appare così desertificata, tanto che i programmi incidono in maniera esile, minima, impercettibile, sulla costruzione del consenso (vedere il sondaggio Swg, dove persino tra i grillini solo il 20% condivide il programma), nell’animo di un cittadino consapevole e disamorato può farsi spazio in superficie soltanto un altro sentimento, questo sì davvero dirimente: l’emozione. L’emozione per un racconto, per un’esperienza umana, l’emozione per una traversata in solitario, per una lotta impari contro i mostri, l’emozione per un’impresa a cui non avresti dato un soldo di credibilità ma che incredibilmente si sta facendo materia.

Ecco, questo tipo di emozione, non politica, non partitica, lontana anni luce dalle stanze del potere, costruita dal basso, senza l’aiuto dei tradizionali mezzi di comunicazione, può muovere, questa sì, la convinzione di un elettore, può fargli pendere il piatto della bilancia, può spezzare quell’atmosfera un po’ borghese e un po’ arrogante che avvolge e protegge il dibattito politico, quasi che l’«estraneo», il diverso, il meno politicamente corretto non avesse dignità di appartenenza.

Questa emozione sta scorrendo nelle piazze italiane in questi giorni. E la si può percepire distintamente anche da osservatori neutrali, non serve essere coinvolti nel movimento, non è questione di appartenenza. È proprio questa sensazione - l’essere solidamente terzi rispetto alla battaglia di Beppe Grillo - che suggerisce la tranquillità necessaria per appassionarvisi, che tutela i propri pensieri dalle partigianerie, che rende “finalmente” tutto visibile, dove la politica tradizionale annacqua pensieri e argomenti. Seguendo quelle piazze piene, molto piene, e abitualmente ignorate dai giornali (dice Alessandra Ghisleri sul Corriere: «Io l’ho quotato ieri al 14,5 per cento su scala nazionale, ma il dato impressionante è che ovunque vada riempie le piazze; l’altro ieri ad esempio a Cagliari, e ovunque il fenomeno è quello che si è verificato in Sardegna: il consenso al Movimento 5 Stelle nell’isola è balzato in su di quattro punti»), ecco seguendo quelle piazze, ci si può forse spiegare come mai persone molto diverse, per età, estrazione sociale, interessi, letture, professioni, siano attratte da una battaglia come quella che sta conducendo il comico genovese.

È innanzitutto un atteggiamento di identificazione sentimentale che travalica i semplici programmi e persino la manifesta avversione per la Casta. È quasi la pretesa emozionale di non restare fuori dall’impresa di un ciclista in montagna, come aver già preso il posto sul tornante più affascinante del Pordoi e aspettare lì il nostro eroe che si sta arrampicando in solitaria e seguirlo con lo sguardo da lontano e vederne la sagoma sempre più vicina, quasi con la possibilità di toccarla, quando passa - impalpabile sui pedali - davanti ai tuoi occhi.

E tra i tanti tifosi che ogni giorno aspettano Beppe Grillo sui tornanti della montagna Italia, si mischiano anche semplici appassionati che non hanno l’obbligo né di riconoscenza politica né di fedeltà, ma che semplicemente si stanno emozionando per il racconto umano, ai limiti dell’impossibile, di un pazzo molto lucido con la barba folta e bianca che «vuole aprire il Parlamento come una scatoletta di tonno». L’attesa del campione vale, da sola, il prezzo del biglietto e la fatica della partecipazione. Di tutta questa gente, che probabilmente condivide solo parti minime di ciò che la sua politica racconta, qualcosa sicuramente resterà nelle urne elettorali. Sarà la parte dettata dall’emozione, su cui i sondaggi possono ancora poco (per fortuna). Sarà la parte che vuole farsi sollevare dalle imprese umane, prima ancora che dai programmi politici. Sarà la parte che accompagnerà Grillo forse per un solo Giro d’Italia. Ma che verrà ricordato per tutta la vita. 

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