14 Febbraio Feb 2013 2240 14 febbraio 2013

E Sanremo torna a essere il Festival della canzone

E Sanremo torna a essere il Festival della canzone

Fazio Littizzetto

SANREMO - In una San Remo vuota (causa crisi?), la terza serata del Festival va liscia come l’olio. Anzi, meglio delle precedenti. E non era così scontato. Merito forse della conduzione sempre più sciolta di Fabio Fazio e Luciana Littizzetto, che azzarda perfino un bacio per San Valentino. Francamente, non se ne sentiva la mancanza. Dimenticando il solito repertorio di Che tempo che fa, i due si lasciano andare in uno spettacolo più naturale e meno costruito, dando spazio alla musica. Insomma, un successo. Al terzo giorno, il Festival torna a essere se stesso. Erano anni che non succedeva.

Dopo una seconda serata molto seguita rispetto alle ultime edizioni, la terza serata si può dividere in due. La prima diventa una sorta di talk show. O forse, di Meteore, il non compianto programma che riportava in luce le stelle del passato. Arriva Roberto Baggio e subito dice che «era tanto tempo che non parlavo». Infatti Fazio fa il diavolo a quattro per tirargli fuori le parole di bocca. Meglio così, anche perché il suo monologo è stato apprezzato da tutta la platea, che gli ha dedicato minuti e minuti di applausi. Poi, finalmente si passa al core business del Festival: le canzoni. 

Il rovescio della medaglia? Al Bano. Non è il Festival se non c’è il cantautore di Cellino San Marco. Ora più famoso, in Italia, per i vini della sua tenuta piuttosto che per le canzoni, ha dato dimostrazione che, purtroppo, gli anni passano per tutti. In ogni caso, la direzione artistica della Rai ha voluto anche accontentare le signore (di una certa età) che cercavano le vecchie glorie. 

La scaletta della serata è diversa. Molto più vicina ai gusti della gente. E infatti inizia la coppia Simona Molinari - Peter Cincotti, autori di un brano, La felicità, che risulta già fra i più passati in radio. Continua Marco Mengoni. E le ragazzine adoranti che lo seguono sono fra le uniche anime che ancora resistono tutto il giorno fuori dall’Ariston, in attesa di un’apparizione. Per la serie, meglio poco che niente. I terzi a salire sul palco sono Elio e Le Storie Tese. L’apoteosi. Nessuno sa se è possibile una vittoria per acclamazione. Probabilmente i regolamenti del Festival non lo permettono. La frustrazione è massima per la sala stampa e per tutti quelli che amano la bella (e colta) musica.

La vera novità della terza serata è che sono tornate le canzoni, la musica. È evidente che la Rai abbia guardato anche ciò che si diceva sui social network. Fra Twitter e Facebook, gli utenti chiedevano più musica, specie rispetto allo spettacolo. «Arridatece le canzoni», dicono in tanti. Le sonorità che si sono sentite al Sanremo numero 63 sono state molto più di qualità rispetto al recente passato. Fanno sul facile i soliti noti, come Simone Cristicchi e Daniele Silvestri, mentre sperimentano nuove melodie i giovani come Annalisa, che con Scintille ha dato un brivido a tanti. Lei, dopo la super presenza sui social network, ha finalmente superato l’emozione iniziale dando prova della sua maestria con la voce.

Si chiude con un trittico di tutto rispetto. Almamegretta, Raphael Gualazzi e la pianista Leonora Armellini. Se i primi si sono dimostrati fra i più coraggiosi, incuranti del palco dell’Ariston, gli altri due hanno dato un’altra aura al Festival. Gualazzi si conferma fra i migliori musicisti presenti in ambito jazz, facendo applaudire a lungo la sala stampa, mentre l’apoteosi per la musica di livello si raggiunge con la Armellini. Sostituire il maestro Daniel Barenboim metterebbe emozione a chiunque. Ma la Armellini ha saputo tenere i nervi saldi, emozionando platea e sala stampa. Altro che Modà. Meglio Chopin.

Infine, per la seconda serata consecutiva, i giovani finiscono relegati alle 23.30. Come già successo ieri, gli artisti alla ribalta, in questo caso Andrea Nardinocchi, Antonio Maggio, Paolo Simoni, Ilaria Porceddu, hanno dimostrato di essere molto più maturi di quello che direbbe la scaletta. Applausi a scena aperta per la Porceddu, che da una settimana sta riempiendo la cittadina della Riviera dei Fiori di nasi rossi da pagliaccio. È salita sul palco così, naturale e scanzonata. Voto? 10, anche solo per l’ironia. Nonostante l’attesa snervante, i ragazzi hanno tenuto il palco.

Il vincitore morale della serata? Il Codino nazionale, Roberto Baggio. Sia per l’ammissione tanto gentile quanto veritiera, di essere stato distante per scelta dai riflettori. In tempi in cui i calciatori fanno a gara per finire sulle riviste patinate, un esempio di brava persona. Immortale.  

fabrizio.goria@linkiesta.it

Twitter: @FGoria

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