25 Febbraio Feb 2013 1430 25 febbraio 2013

Alla fine Ang Lee batte tutti, anche “Lincoln”

Alla fine Ang Lee batte tutti, anche “Lincoln”

Alla fine ha vinto un signore nato e cresciuto a Taiwan che, con la sua poetica riflessione sulla vita, sulla morte e sulla forza della fede, ha battuto la perfezione patriottica di un gigante americano come Steven Spielberg e il suo Lincoln.

Alla 85esima edizione degli Oscar, il maggior numero di statuette se lo porta a casa a sorpresa Vita di Pi (miglior regia, miglior fotografia, migliori effetti speciali e migliore colonna sonora), un film che non era esattamente tra i favoriti, anche se aveva raccolto 11 nomination, mentre Lincoln ne aveva avute ben 12. Evidentemente, per i giurati dell'Academy, la poesia e la capacità di sognare pesano più della retorica, per quanto alta e impeccabile, e non saremo certo noi a sostenere il contrario.

L'altro grande trionfatore di ieri sera è stato Ben Affleck, un attore e regista fino a poco tempo fa dato per finito nonostante abbia compiuto 40 anni solo ora, e che invece ha saputo tirare dritto per la sua strada fino ad arrivare e vincere niente meno che il premio, annunciato non a caso da Michelle Obama, per il miglior film con il suo Argo, che racconta la missione organizzata dalla Cia nel 1979 per riportare in patria gli americani che vivevano in Iran dopo la rivoluzione di Khomeini. «Ringrazio tutti coloro che mi hanno aiutato. Non succede nulla se si viene buttati giù, quello che conta è sapersi rialzare», ha detto Ben, in uno dei discorsi più commoventi della serata.

Divertente e tenera è stata invece la consegna dell'Oscar come migliore attrice protagonista a Jennifer Lawrence, 23 anni, per la sua interpretazione nel film Il lato positivo, una commedia sentimentale che uscirà in Italia il 7 marzo. Bene, una Jennifer dimagritissima (ed è un peccato, accidenti, visto che con le sue forme aveva dato speranza a noi donne morbide), vestita come Cenerentola al ballo, lanciandosi emozionata sulle scale per ritirare la statuetta, pare meritatissima, è inciampata ed è caduta lunga e distesa come sarebbe accaduto a ogni donna normale alle prese con una gonna formato maxi come quella.

Impeccabile è stata invece Anne Hathaway, très chic, emozionata il giusto, che ha ritirato il premio più telefonato della storia: era da mesi che si diceva che sarebbe stata lei la migliore attrice non protagonista per la sua bella interpretazione in Les Misérables.

Passando ai signori uomini, tutti in piedi per Daniel Day Lewis, primo nella storia di Hollywood ad avere ricevuto ben tre statuette come migliore attore protagonista, l'ultima, questa, per la sua interpretazione secca e sofferta di Abramo Lincoln nel film di Spielberg. Premio meritatissimo, per carità, anche se a me sarebbe piaciuto veder riconosciuto il talento mostruoso di quel matto di Joaquin Phoenix, che ha dato una prova mozzafiato, fin dolorosa per lo spettatore, in The Master, un film di per sé non proprio riuscito. Che peccato.

L'accoppiata con Tarantino è garanzia di successo, invece, per Christoph Waltz, che aveva già vinto un Oscar per Inglourious Basterds. L'attore austriaco si è aggiudicato la sua seconda statuetta come migliore attore non protagonista per il suo dottor King Schultz nel film Django Unchained, un meraviglioso personaggio (Tarantino si è aggiudicato il premio per la migliore sceneggiatura originale), reso ancora più incantevole dall'interpretazione di Waltz.
L'edizione 2013 sarà ricordata anche perché per la prima volta è stato premiato anche un film dedicato a 007. Skyfall ha infatti vinto la statuetta per la migliore canzone originale, interpretata da Adele, che non saprà più dove mettere tutti i premi ricevuti a soli quattro anni dal suo debutto come cantante. 

Che dire ancora? Nessuna statuetta è stata vinta dal film rivelazione di quest'anno, Re della terra selvaggia, candidato a 4 premi Oscar (miglior film, miglior regia, miglior attrice e miglior sceneggiatura originale), ma va detto che l'opera prima di Behn Zeitlin era davvero circondata da giganti e la sua interprete, Quvenzhané Wallis, una bambina di dieci anni, la più giovane attrice mai candidata a un Oscar, è sì talento puro, ma non sufficiente a battere interpreti più navigate di lei, di cui si premia giustamente, oltre al talento, la maestria nel costruire in modo consapevole un personaggio.

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