3 Marzo Mar 2013 1420 03 marzo 2013

I vegetariani? Sono più sani e rischiano meno l’infarto

Lo studio Epic-Oxford su 45.000 persone

Vegetariani

I vegetariani sono più sani e hanno molte meno probabilità di avere problemi cardiaci. Un terzo delle probabilità in meno per la precisione. Lo dice lo studio EPIC-Oxford condotto in Gran Bretagna su 45.000 persone, di cui il 34% vegetariani, secondo cui il cuore dei vegetariani è più sano di chi mangia pesce e carne. Si tratta del più grande studio condotto finora per valutare in che modo le abitudini alimentari possano influenzare la nostra salute. E a ben vedere non è nemmeno l’unico. Sul web si trovano tantissimi studi che “confermano” l’effetto protettivo della dieta vegetariana, in particolare sulle malattie che riguardano l’apparato cardiovascolare.

«In questi ultimi anni c’è stata una pericolosissima deriva vegetariana» spiega a Linkiesta Andrea Ghiselli dirigente di ricerca presso l’Istituto Nazionale di Ricerca per gli Alimenti e la Nutrizione (Inran) «che nasce dall’etica e ha portato i vegetariani a selezionare moltissime prove a favore della loro fede. Per questo emergono continuamente lavori – anche fatti male – sul rapporto tra dieta vegetariana e malattie cardiovascolari. Senza contare poi che l’opinione pubblica viene fortemente influenzata da opinionisti della classe politica e medica che dicono un sacco di fesserie, come non mangiare latte e carne ecc.».

Nonostante questo in Italia il numero di vegetariani continua ad aumentare, che sia per motivi etici, ambientali o salutistici. Per cui nel 2011 secondo il rapporto Eurispes gli italiani che avevano scelto di diventare vegetariani erano circa 5 milioni, mentre lo 0,4% era vegano, rinunciando anche a tutti i derivati del mondo animale. A scegliere questo stile di vita son soprattutto le donne, di cui circa il 7,2% è vegetariana e lo 0,5% vegana, mentre gli uomini sono rispettivamente il 5,3% e lo 0,3 per cento. Sempre secondo Eurispes si diventa vegetariani-vegani nel 43,2% per motivi di salute, nel 29,5% per rispetto degli animali e il 4,5% per la tutela dell’ambiente.

Lo studio EPIC-Oxford afferma in conclusione che chi sceglie lo stile di vita vegetariano, presenta valori più bassi di colesterolo e pressione arteriosa, fattori di rischio associati alle malattie cardiache. Ma per salvaguardare la nostra salute non bisogna necessariamente passare per estremismi: «Questo lavoro scientifico in realtà non dimostra che gli alimenti animali favoriscono le malattie dell’apparato cardiovascolare» prosegue Ghiselli, «ma che chi sta attento a fumo alcol e tutta una serie di fattori nocivi sta meglio. Hanno mascherato questa verità con il fatto di essere vegetariani».

«Se analizziamo il lavoro del professor Timothy Key (vegetariano convinto) ci sono alcune differenze tra le due categorie di vegetariani e onnivori» spiega Ghiselli «come fumo, obesità, età, attività fisica e educazione, che anche dopo correzione statistica possono causare bias, cioè errori di valutazione. A far la differenza è soprattutto il livello socio culturale dei vegetariani, più alto. Il che significa che questo gruppo di popolazione sta più attento a quello che mangia in generale, ha una cultura diversa dell’alimentazione e sta più attento alla salute. Sempre nello studio, nella scelta dei cereali per esempio, gli onnivori mangiano i raffinati mentre i vegetariani prediligono gli integrali».

«Ecco perché sono più magri e vivono più a lungo. Non è la carne che ci fa ingrassare ma pane, pasta, dolci, alcol (tutte cose vegetali tra l’altro). Il vegetariano però sta più attento a quello che mangia. Inoltre, sempre nello studio, gli onnivori consumano una quantità di carne impressionante: circa 64 g al giorno per i maschi e 50 g per le femmine. Quasi 450 g di carne alla settimana. Al contrario le linee guida per una corretta alimentazione suggeriscono di mangiare carne 2-3 volte alla settimana, che corrisponde a circa 300 g alla settimana. Non poca differenza».

Insomma per quanto riguarda la salute la linea di confine fra la dieta vegetariana e una dieta mediterranea seguita con attenzione è molto sottile. Tra onnivori con una buona educazione alimentare e vegetariani non c’è alcuna differenza del rischio di mortalità o patologie cardiache, come dimostrano studi dello stesso autore dell’ EPIC-Oxford. «L’unica differenza è che il vegetariano non introducendo alcuni alimenti si espone a dei rischi inutili» continua Ghiselli.

L’Organizzazione Mondiale della Sanità non si è mai espressa in merito, se non affermando che tali regimi alimentari possono portare a carenze nutrizionali di alcuni minerali essenziali, come ferro, zinco, riboflavina, vitamina B12, vitamina D e calcio (specialmente fra i vegani) e inadeguato apporto energetico. Mentre l'Academy of Nutrition and Dietetics e le linee guida nutrizionali del Center for Nutrition Policy and Promotion sostengono che «le diete vegetariane correttamente pianificata» possano apportare benefici alla salute.

Ma cosa copiare dalla dieta vegetariana? «Tutto» risponde il dirigente dell’Iran «perché i vegetariani seguono una dieta mediterranea che esclude carne e pesce. Basta aggiungere piccole quantità di prodotti animali che non incidono sulla salute ma anzi la promuovono perché apportano calcio ferro una serie di minerali che nell’alimentazione vegetariana sono a rischio».

Eppure Umberto Veronesi, direttore scientifico dell'Istituto Europeo di Oncologia (Ieo) di Milano, ex Ministro della Sanità, in un commento rilasciato ad AdnKronos, afferma che «Il vegetarianismo da scelta di vita si stia trasformando in necessità e che siamo destinati ad un’alimentazione vegetariana per ragioni etiche, ambientali e di salute».

«Sulle motivazioni etiche niente da dire, per quanto riguarda le ambientali qualcosa da dire l’avrei. Per esempio non si prende mai in considerazione il fatto che sì, i prodotti vegetali hanno un’impronta ecologica, (consumo di anidride carbonica acqua ecc) minore di quella della carne, ma si fa sempre il confronto con quantità pari di alimenti. In realtà noi consumiamo 300 g di carne alla settimana e un chilogrammo di prodotti vegetali al giorno, tra frutta e verdura» conclude Ghiselli.

«Un vegetariano, che sceglie di esserlo per motivi etici, può perdere di vista la sua obiettività. Il puro e freddo ragionamento scientifico, se contaminato dall’etica, può perdere di efficacia ed essere contaminato».
 

In collaborazione con RBS - Ricerca Biomedica e Salute

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