12 Marzo Mar 2013 0845 12 marzo 2013

E a Siena i grillini puntano a rovesciare il Pd

Scandalo Mps e intreccio banche-politica: sul blog Grillo attacca il silenzio dei media

Paschi Siena Grillo

La vicenda che sta scuotendo il Monte dei Paschi di Siena e la fondazione che controlla la banca è entrata prepotentemente nel dibattito politico, in particolar modo nelle settimane che hanno proceduto il voto. Al di là delle valutazioni di merito sul caso, e note le posizioni di Pd e Pdl sul tema, è utile cercare di capire quale posizione ha maturato nel tempo sulla banca senese il Movimento 5 Stelle.

Anche e soprattutto perché, da qui a qualche mese, si celebreranno le elezioni per il rinnovo del Sindaco. E lo tsunami grillino, unito alla grande crisi in cui versa il Partito democratico locale, potrebbero stravolgere gli equilibri consolidati in Consiglio comunale, fino ad oggi appannaggio dei Democratici. Appena due anni fa il dimissionario Franco Ceccuzzi aveva vinto al primo turno con il 54% dei consensi, contro il 3,5% dei 5 Stelle, guidati da Michele Pinassi. Cifre che sono destinate sensibilmente a cambiare.

L’opposizione nei confronti del centrosinistra è vivace e battagliera. Un esempio? Il 6 marzo scorso i 5 Stelle attaccavano duramente l’amministrazione uscente: «Il grande caimano piddino, che ancora ha qualche sprizzo di vitalità, non accenna a mollare la presa sulla città». Una linea dura che ha trovato ottimi argomenti sul fronte della gestione della banca, al quale i grillini senesi dedicano un’intera sezione sul proprio sito.

Uno spazio nel quale si mescolano comunicati stampa e un costante servizio d’informazione sulla vicenda Mps. A partire dallo scorso marzo. Data in cui i 5 Stelle gioivano per le prime proteste sindacali e le analisi degli economisti che iniziavano a convergere sulla situazione di grave dissesto denunciata dal movimento. E giorno nel quale un comunicato stampa avanzava una profezia a posteriori molto più concreta di quanto fosse apparsa allora: «Allora [nel 2008 n.d.r.] sarebbe stato possibile salvare Banca, Fondazione e Città: ora, invece, è troppo tardi».

A luglio il bersaglio diventava il segretario provinciale democrats Niccolò Guicciardini, giudicato troppo morbido nei confronti dell’annuncio da parte dell’amministrazione di 4600 esuberi fra il personale: «Stupisce che il Guiccardini, seppur così giovane ed eletto recentemente dai circoli del PD con il 96% delle preferenze (maggioranza bulgara), abbia già imparato a menadito le strategie dello “spoil system” che hanno distrutto Siena, e l’Italia, in questi ultimi 60 anni di malapolitica. E meno male che il Pd è in fase di “rinnovamento e discontinuità”: cos’altro ci dobbiamo aspettare da questa classe politica?».

Una domanda retorica che forse sarebbe sufficiente ad inquadrare la posizione del M5s sulla vicenda. Se non fosse che poi la situazione della banca si è avvitata su se stessa. Tanto da destare l’attenzione di Beppe Grillo. Che il 15 febbraio è arrivato in piazza Castello e, in piena campagna elettorale, ha invocato «una commissione d’inchiesta per tutti i vertici del Pd dal 1995 ad oggi». Prendendosela anche con Giorgio Napolitano: «Quello del Monte dei Paschi è il più grande scandalo della storia della Repubblica. Io ho detto che il presidente sarebbe intervenuto e invece ha accarezzato la scrivania e ha detto: “Privacy”».

Basta spostarsi sul forum del meetup senese per accorgersi di quanto l’argomento sia sentito dagli elettori a 5 stelle. E di quanti consensi potrebbe attrarre verso i grillini. La conversazione sull’argomento è la più letta e la più commentata (oltre 40 pagine) in assoluto. Davide S., l’utente che ha aperto la conversazione in tempi non sospetti (eravamo al capodanno del 2008), la metteva giù così: «La banca senese viene utilizzata come crocevia di interessi diversi. Tutti certamente estranei alle normali politiche aziendali o del suo vero azionista, la comunità senese». Vi suona

Drastico – siamo all’ottobre del 2011 – l’ex candidato sindaco Pinassi: «Stasera mi son trovato a parlare con un tipo che, incazzatissimo per la situazione, ha sentenziato: “Io a questa città do ancora due anni. Poi, finiti i soldi dei vecchi, tutto a gambe ritte!” La mia risposta: “Sei ottimista”». Sempre Pinassi, poi, a partire dal luglio seguente ha iniziato a criticare più puntualmente i dirigenti del Pd, ormai evidenziati, insieme al management, corresponsabili delle difficili questioni in cui versava la banca.

Negli ultimi sei mesi dello scorso anno, infatti, il tema Mps è sempre più uscito dall’alveo della sola analisi socio-economica, diventando sempre più un argomento politico da utilizzare per contrapporsi all’amministrazione uscente. Significativo il commento di “Valentino”, datato 30 gennaio, in risposta ad un altro utente: «In virtù di quello che ha fatto e sta facendo Pizzarotti a Parma, sono come te convinto che finalmente questa città potrà tornare ad una, anzi, a quella normalità svanita nel tempo grazie all’arroganza di una classe politica che invece di usare la Fondazione come mezzo per governare la città l’ha usata come fine per i propri tornaconti». Una sensazione rinfocolata dal successo alle ultime elezioni politiche: «Grillo fa benissimo a non allearsi col Pd semplicemente perché quando usciranno carte ed intercettazioni sullo scandalo Mps non esisterà più un Pd», ha scritto “Onekenoby”.

Forse un’esagerazione. Certo che un caso Parma nel bel mezzo della rossa Toscana potrebbe essere ulteriormente destabilizzante anche a livello nazionale per le truppe di Bersani. E le elezioni si avvicinano. 

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