12 Marzo Mar 2013 1645 12 marzo 2013

Gli M5S: “Porteremo la lotta no Tav in Parlamento”

Intervista al neosenatore Marco Scibona

Marco Scibona, nato a Bussoleno, è stato eletto al Senato della Repubblica per il Movimento 5 Stelle. Progettista di impianti di segnalamento ferroviario, è attivista valsusino della prima ora. «Quando partecipavo alle marce No Tav il movimento 5 Stelle ancora non esisteva», ribadisce a Linkiesta, dopo essersi presentato per l’accreditamento a Palazzo Madama con una cravatta griffata No Tav. Negli ultimi giorni il suo nome rimbalza da più parti per l’iniziativa che sta preparando in vista del 23 marzo, quando una pattuglia di grillini sarà a Chiomonte per far visita al cantiere e sfilare coi No Tav. Una delle prime prove politiche a cui i Cinque Stelle sono chiamati a rispondere nella veste (e col tesserino) di parlamentari.

In Val di Susa il Movimento 5 Stelle ha intascato percentuali bulgare, spesso superiori al 40%, con una punta del 53,17 a Exilles, paese a ridosso del cantiere dove sono partiti i lavori per il tunnel geognostico. Qui non sono state semplici elezioni, ma un vero e proprio plebiscito che ora si traduce nel peso di portare a Roma le istanze della Valle, sponsorizzate a gran voce da Beppe Grillo. Il comico genovese, già finito sotto processo per violazione di sigilli alla baita Clarea, è amico personale del leader No Tav Alberto Perino e potrebbe presentarsi il 23 a Chiomonte insieme ai suoi adepti. «Non ho avuto conferme né smentite, comunque l’ho invitato», dichiara Scibona, reticente, ai microfoni de Linkiesta.

In cosa consiste l’iniziativa del 23 marzo?
Stiamo organizzando una visita al cantiere: cercheremo di entrarci accompagnati da personalità del mondo scientifico e tecnico, perché si riesca ad avere un quadro generale della situazione progettuale. Poi nel pomeriggio partirà la marcia di otto chilometri da Susa a Bussoleno.

Quanti grillini neoeletti saranno alla manifestazione?
Stanno arrivando alla spicciolata le mail di conferma. Se non tutti, saranno comunque presenti più di cento parlamentari del Movimento 5 Stelle.

Neanche il tempo di lanciare la manifestazione che già sono arrivate le critiche di alcuni amministratori locali. Antonio Ferrentino, sindaco Pd di Sant’Antonino di Susa, ha detto che la marcia «si è trasformata in una manifestazione di partito e ha perso ogni caratteristica di universalità».
Sono delle minoranze che hanno sempre nicchiato, anche perché la nostra presenza all’interno della marcia sarà nella misura dell’attivismo, prima di tutto saremo lì come No Tav. 

Alla luce del vostro boom elettorale, la politicizzazione della protesta è un rischio o un’opportunità?
Non esiste una politicizzazione della manifestazione. Il M5s ha sempre abbracciato la causa No Tav non in funzione elettorale, ma per convinzione e contenuti. Abbiamo inserito nel programma la contrarietà alla Tav perché le opportunità lavorative, quelle economiche e le questioni ambientali fanno sì che l’opera sia ascrivibile al novero di quelle inutili. Inoltre il voto ha dimostrato che non esiste una minoranza No Tav, semmai c’è una maggioranza.

Quali sono le tappe parlamentari della battaglia No Tav?
«Saremo attivi con tutti i mezzi a nostra disposizione: leggi, interrogazioni, commissioni d’inchiesta, tutto quello che possa essere utile a dimostrare l’inutilità di quest’opera».

Però Il Sole 24 Ore ha calcolato che l’addio alla Tav può costare due miliardi di euro.
È l’ultima baggianata delle tante che sono state dette su questa vicenda. Gli accordi internazionali attualmente sottoscritti nell’articolo 1 sanciscono che non è un accordo definitivo e non esistono penali perché non è stata siglata un’intesa reale tra i Parlamenti. Inoltre erano state paventate presunte spese aggiuntive riguardo alla chiusura di Ltf, società partecipata dalle Ferrovie italiane e francesi, in caso di abbandono. Eppure la chiusura di Ltf è stata originariamente contemplata a fine progetto, perché poi interverrebbe un’altra figura. Dunque, anche in questo caso, nessun costo in più.

Su violenza e scontri in Val Di Susa, cosa dice il M5s?
La violenza è sempre da condannare, da ovunque arrivi. Io ho partecipato a molte manifestazioni e bisogna distinguere la realtà dei fatti dalla fiction giornalistica: non è mi è mai capitato di assistere ad episodi violenti. Oltretutto, nella maggioranza dei casi che ho sentito, non si trattava di vicende contro altre persone, ma contro gli esempi dell’illegalità. 

Quali? Si spieghi meglio.
Il taglio delle reti, che viene fatto come azione dimostrativa durante le passeggiate nei boschi del Clarea, serve a sottolineare che quelle reti sono illegali. Illegalità dimostrata anche dall’azione di un funzionario comunale di Chiomonte, amministrazione neutrale rispetto all’opera, in seguito a esposti dei No Tav che chiedevano conto delle recinzioni del Clarea. Per tutta risposta, il funzionario ha chiesto la rimozione di metà delle recinzioni posizionate nella zona, perché da progetto la superficie cantierabile risulta essere la metà di quella effettivamente utilizzata oggi. La prova provata che nel Clarea non c’è una situazione legale.

Dunque, qual è il problema?
Il problema è che tutta la storia della Tav è la dimostrazione che la politica, intesa come dialogo tra le parti, ha fallito nel momento in cui si è dovuti ricorrere a ingenti forze pubbliche per salvaguardare l’opera. La questione Tav non può essere relegata al solo ordine pubblico. Se esistono le attuali opposte fazioni è perché non c’è stata concertazione, l’Osservatorio Torino Lione non ha svolto il lavoro per cui era stato ideato. E non si capisce qual è la funzione che può ancora avere il commissario di Governo Virano.

Verdi, Rifondazione, SEL: molti partiti hanno provato, senza successo, a far propria la battaglia No Tav. Le percentuali bulgare che avete ottenuto in val di Susa non vi mettono pressione?
Assolutamente sì. Le formazioni politiche che in passato hanno supportato i No Tav al contempo erano parte di coalizioni e governi che sostenevano l’opera. E’ stato un atteggiamento incoerente che ha tradito le aspettative della popolazione. Le percentuali bulgare che abbiamo ottenuto derivano dal fatto che, dicendo in maniera trasparente che non ci alleeremo con nessuno, non possiamo tradire le aspettative del territorio. Nel momento in cui lo facessimo verremmo trattati con la stessa moneta dei nostri predecessori.

Oltre alla Torino-Lione, cosa pensa il Movimento 5 Stelle dell’Alta Velocità? C’è, ad esempio, la Roma-Milano di cui ha usufruito anche Casaleggio.
Anch’io, se ne avrò necessità, userò il Frecciarossa, anche se noi lo chiamiamo "Frecciarotta". Come Movimento 5 Stelle, e così anche i No Tav, non siamo mai stati ideologicamente contro. La Tav esiste e non avrebbe senso negarlo. L’Alta Velocità, quindi anche la Roma-Milano, era una cosa da non fare, purtroppo non abbiamo avuto l’occasione di fermarla, ma questo non significa che non la si debba utilizzare. 

Però ribadite la vostra contrarietà al sistema dell’Alta Velocità in generale.
Il mantenimento di queste linee è un buco nero per le finanze pubbliche. Persino la Germania ha abbassato la velocità massima della propria rete, perché così ha potuto ridurre i costi. Non dimentichiamo che sulla tav Torino-Milano tutte le sere ci sono treni di manutenzione con gli operai che vanno su e giù per la linea. Sono costi insostenibili, d’altronde il 90% dei soldi pubblici va a finire in realizzazione e manutenzione delle linee ad alta velocità, mentre solo il 10% della popolazione le utilizza. Al contrario, il 90% della popolazione utilizza linee tradizionali che fruiscono del 10% delle risorse pubbliche.

Quindi un governo a Cinque Stelle investirebbe solo sui treni "lenti"?
«Assolutamente sì. Le infrastrutture devono essere nazionalizzate e i servizi devono essere in funzione dell’utilizzo della popolazione, non del lucro. D’altronde, prima di noi, una serie di studiosi, tecnici ed economisti ha ampiamente dimostrato che la Tav è un affare in perdita». 

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