16 Marzo Mar 2013 1300 16 marzo 2013

L’Ue sbaglia sul prelievo dei depositi bancari di Cipro

Congelata parte dei conti correnti

Nicosia Ledra Street View From North

Il salvataggio di Cipro, che vale lo 0,2% del Pil dell’eurozona, rischia di essere la goccia che fra traboccare il vaso in Europa. Colpa di quella tassa una tantum sui depositi bancari, condizione vincolante per il bailout deciso dall’Eurogruppo, che fin dalle prime ore del mattino ha provocato lunghe file ai bancomat ciprioti. La certezza è che, con questa mossa, l’Ue rischia molto. Mai nella storia della zona euro erano state introdotte forzatamente misure di restrizione sui movimenti di capitali tra Stati membri.

Cipro storicamente è stata una nazione in cui il riciclaggio di denaro era comune. In particolare, inglesi e russi, quando avevano bisogno di ripulire i soldi guadagnati illegalmente, aprivano un conto corrente a Cipro. Questo è un elemento che non si deve dimenticare quando si parla del salvataggio appena approvato. Il Fondo monetario internazionale, infatti, fino all’ultimo ha rifiutato di fornire soldi nel bailout. Motivo? Le infiltrazioni mafiose nell’isola. Solo a tarda notte, e dopo le pressioni di quasi tutto l’Eurogruppo, il direttore generale del Fmi Christine Lagarde ha deciso di dare il suo supporto, tecnico ed economico, fino a un miliardo di euro. 

Cosa sta succedendo a Cipro ha quasi del paradossale. Per rendere funzionante il bailout si è deciso di introdurre una tassa, chiamata “one-off stability levy”, che prevede due aliquote di prelievo: 6,75% per i depositi fino a 100.000 euro, 9,9% oltre questa soglia. Apriti cielo. Come riportano diversi corrispondenti Reuters presenti fra Nicosia e Limassol, se non è in corso un bank-run, poco ci manca. Fin dalla mattina - la decisione sul bailout è arrivata intorno alle 4 italiane - sono state lunghe le code per prelevare i contanti allo sportello. Due i problemi: i bancomat hanno pochi soldi e fino a martedì le banche sono chiuse, perché domani è bank holiday per Cipro. Di qui, la rabbia estrema di molti cittadini e il timore che l’Ue abbia fatto un errore di valutazione. Specie perché, come riportano fonti della Commissione europea, una parte dei depositi è già stata congelata. Ipotesi confermata anche dal ministro cipriota delle Finanze Michalis Sarris: «Abbiamo preso misure immediate in modo che i trasferimenti elettronici di denaro (vedi i bonifici, ndr) non possano avere effetto prima della riapertura delle banche, prevista per Martedì».

In altre parole, Ue e Cipro hanno congelato parte dei conti correnti dei ciprioti e di tutti gli stranieri che hanno depositi sull’isola. Ed è proprio su questo punto che rischia di crollare tutto il sistema di fiducia su cui si basa l’eurozona. Dal momento che viene meno la libera circolazione dei capitali, disciplinata dagli articoli 56 e 60 del Trattato CE, viene meno uno dei pilastri fondamentali dell’Ue stessa. Come riportano i trattati l’obiettivo dell’Ue è quello di «abolire tutte le restrizioni sui movimenti di capitali tra Stati membri e successivamente tra Stati membri e paesi terzi (con la possibilità, in quest’ultimo caso, di applicare misure di salvaguardia in circostanze eccezionali)». Ma fino a che punto un bailout si può considerare una circostanza eccezionale? Quando, come nel caso di Cipro, il salvataggio vale oltre il 50% del Pil del Paese, che a sua volta vale lo 0,2% del Pil della zona euro?

L’introduzione di misure per la limitazione alla circolazione del capitale, unito a un prelievo forzoso, rischia di fare molto più male che l’inconcludenza della politica europea per uscire dalla peggiore crisi della sua storia. Non solo. Paradossalmente, rischia di fare più male dell’austerity e dei suoi effetti. Quando si era salvata la Grecia si disse che era un caso «unico». Si è visto che i bailout non si sono fermati. Anche quando la Grecia ha effettuato la prima ristrutturazione del debito sovrano nella storia della zona euro si disse che era una situazione «unica». Poi arrivò il default selettivo e il piano di buyback del debito.

Infine, Cipro. Come ha detto il ministro Sarris «non c’erano alternative» a questo genere di azioni. Tuttavia, era forse possibile evitare di bruciare la fiducia degli europei. Magari introducendo una Financial transaction tax (Ftt) più spinta, complice l’elevata presenza di società di servizi finanziari nell’isola. Di sicuro, non rompendo il vincolo di fiducia fra cittadini, banche e governi. In questo modo, l’Ue rischia di veicolare il messaggio sbagliato, cioè quello che i governi possono mettere le mani nelle tasche delle persone. La legittimazione, anche implicita, di ciò è forse l’errore più grande che l’Ue potesse fare.

fabrizio.goria@linkiesta.it

Twitter: @FGoria 

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