7 Aprile Apr 2013 1300 07 aprile 2013

Abiti antiproiettile, lo stilista lancia la linea bimbi

Fa indossare un capo al giornalista e gli spara a bruciapelo: «Visto? Funziona»

Mc Kids

Soltanto dopo la strage del Connecticut del dicembre scorso, il colombiano Miguel Caballero, noto come “l’Armani dell’abbigliamento antiproiettile” si è deciso a confezionare capi “blindati” anche per ragazzini.

«I bambini devono essere tenuti fuori dai conflitti», aveva tuonato per anni, prima che la tragedia di Newtown spingesse migliaia di genitori nordamericani a tempestare di richieste la sua azienda chiedendo abiti protetti per i propri figli. È a quel punto che ha fatto un rapido esame di coscienza. «Sono padre di famiglia e non ho potuto restare insensibile», ha dichiarato, mobilitando un gruppo di ricercatori, medici ed ergonomisti che, in tempi record, gli ha permesso di realizzare una linea di prodotti McKids a misura di bambino, da qualche settimana in vendita negli Stati Uniti: magliette, giubbotti e zainetti dai colori allegri in fibre sintetiche rigide (in più c’è un ammortizzatore speciale di polimero viscoso per attutire l’impatto) capaci di resistere agli spari di pistole e revolver e poco più pesanti dei capi normali benché decisamente più costosi: uno zaino costa da 246 a 275 dollari, mentre un giubbotto arriva a mille.

Non è un caso se lo chiamano l’Armani dei capi “blindati”. Miguel Caballero è il realizzatore di capi antiproiettili più stylish al mondo, un vero e proprio stilista e la linea McKid è l’ultima tacca nell’abbondante galleria che comprende dai blazer alle cravatte, alle camicie da smoking, alle magliette eleganti, perfino alle tonache da prete e a una Bibbia che gli è toccato “blindare” per un sacerdote minacciato da una setta satanica. Infine, tra i suoi “prodotti” c’è un kimono che ha confezionato per Steven Seagal.

«Che bisogno ha Seagel di un capo blindato? A chi verrebbe in mente di sparare a Seagel?». «Ognuno ha i suoi motivi per sentirsi vulnerabile», dichiara Caballero che sulla vulnerabilità della gente ha costruito in meno di vent’anni un impero, distribuisce i suoi prodotti in oltre venti Paesi e inoltre è il fornitore ufficiale di molte personalità e forze militari. Soltanto il dieci per cento della sua produzione (che realizza in una fabbrica nella zona industriale di Bogotà in cui lavorano 250 impiegati) resta in Colombia, il resto finisce all’estero, e in parte viene smistato negli eleganti punti vendita di capitali come Città del Messico.

Quando un giornalista arriva alla sua fabbrica per intervistarlo, Caballero gli fa indossare una giacca o un giubbotto e poi gli spara a bruciapelo per dimostrare che il prodotto funziona. Stessa operazione si svolge quando si presentano i clienti, ma in questo caso lo stilista spara, a rotazione, ai suoi impiegati, che si prestano serafici. «Non ci sono mai stati feriti», ride l’Armani. In realtà, un ferito, sia pure lieve, c’è stato, ma lui era appena agli esordi e le tecniche di costruzione dei capi ancora incerte. La cavia era, in quel caso, il suo amico John a cui Caballero sparò in pancia, contando sulla protezione di un giubbotto ancora poco sofisticato. Il giubbotto fermò in effetti le pallottole, ma l’impatto procurò al povero John un ematoma di quindici centimetri. Per un anno, Caballero lasciò perdere le armi, ma poi la Cnn lo convocò per un’intervista e a quel punto, più sicuro e con i capi più collaudati, sparò di nuovo senza danni. «In tutto, avrò sparato ad almeno duecento persone», spiega. «Perfino a mio fratellino e alla mia attuale fidanzata».

È un personaggio, l’Armani colombiano. Figlio della Colombia violentissima della fine del secolo scorso e, più tecnicamente, figlio adottivo del proprietario di una fabbrica di tessuti. A tredici anni cominciò a lavorare con il padre ma l’idea che gli cambiò la vita gli venne quando, già all’Università, si accorse che gli uomini di scorta di una collega non indossavano i giubbotti antiproiettili ma li lasciavano nell’auto. «Perché?». «Erano pesantissimi», spiega l’Armani che a quel punto decise di svolgere la tesi di laurea su quell’argomento e subito dopo si buttò anima e corpo in quella inedita attività. Chiese dieci dollari alla madre e cominciò le sue ricerche su tessuti e capi.

Il primo fu una giacca che pesava nove chili e che vendette a un imprenditore colombiano, ma a mano a mano si perfezionò. Dopo vent’ anni di tentativi e prove, innovazioni e investimenti e studi, il risultato sono indumenti bellissimi e discreti, relativamente leggeri, dai tessuti ricercati come pelle e cachemire, e termoregolati con una temperatura interna tra i 3 y 17 gradi. Dal 2008, i grandi magazzini londinesi Harrods dedicano uno spazio vip ai capi Miguel Caballero, molto richiesti dai miliardari russi che girano con la scorta e in auto blindate e sono disposti a pagare 12.000 euro per una polo. “Ovviamente, più sottile è il tessuto che utilizziamo e maggiore è la ricerca che dobbiano fare e quindi il costo”. Va da sé che la formula è segreta: si sa solo che la ditta Caballero usa fibre e pannelli balistici che garantiscono flessibilità e leggerezza. I livelli di protezione sono tre: bassa per i capi che fermano i colpi di pistola e revolver, media per quelli che proteggono fino agli Uzi e alta nel caso di tenuta alle mitragliatrici.

Nel sito dell’azienda, www.miguelcaballero.com, appaiono le varie linee della produzione, da quelle di moda vera e propria ai capi per polizia e militari, mentre un’apposita sezione, Club de Sobrevivientes, è dedicata alle testimonianze di coloro che si sono salvati la vita grazie ai suoi capi.

Fornitore di fiducia di parecchi capi di Stato latinoamericani, dal defunto Hugo Chavez all’ex presidente colombiano Álvaro Uribe, Caballero veste reali europei e sceicchi arabi, il giudice spagnolo Baltasar Garzón, si dice Barack Obama e qualche volta, ma a sua insaputa, perfino capi narcos. Qualche giacca con la sua etichetta è stata trovato addosso a un famoso narcotrafficante ed esibita nel Narcomuseo dell’Esercito di Città del Messico, accanto a mitragliatrici d’argento e a pistole d’oro e platino confiscate ai criminali. Si è poi scoperto però che si trattava di capi rubati e regolarmente denunciati, dato che Caballero sta bene attento a controllare che i suoi acquirenti non abbiano precedenti con la giustizia. Anche lui, d’altro canto, indossa i propri capi quando si trova in luoghi a rischio come la Colombia e il Messico: Paese, quest’ultimo, in cui la crescita esponenziale della violenza ha fatto aumentare del 25 per cento le vendite dei suoi prodotti. Per quanto alla mano e di basso profilo, Caballero non nega di essere contento della sua fama. «Non c’è nulla di più gratificante che vedere che il tuo nome è entrato a far parte della storia dell’umanità», dichiara con orgoglio. «E quando la violenza, le pallottole non esisteranno più?». «Esisteranno sempre, purtroppo, al massimo si evolveranno. Ed è per questo che la protezione deve stare al passo».

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