8 Aprile Apr 2013 1805 08 aprile 2013

Portogallo: quanto rischia chi dice no all’austerity?

Ue, lacrime e sangue

000 Dv1452969

Basta austerity. Dopo mesi di silenzio torna a far parlare di sé il Portogallo. Dopo l’emergenza di Cipro, ecco quella di Lisbona. Congelamento delle quattordicesime dei funzionari pubblici, riduzione dei trattamenti pensionistici nel settore pubblico, diminuzione dei congedi per malattia e ridimensionamento dei sussidi di disoccupazione. La Corte costituzionale portoghese ha bloccato questi quattro punti del budget di lacrime e sangue, considerandoli illegittimi, introdotti dal governo di Lisbona durante l’ultima missione della troika composta da Commissione Ue, Banca centrale europea e Fondo monetario internazionale. Il rischio, ora, è che il Paese peggiori la sua attuale condizione, arrivando a una soluzione estrema: pagare gli stipendi con titoli di Stato. L’Ue non è disposta a concedere sconti.

La decisione della Corte costituzionale lusitana è destinata a fare la storia dell’austerity in Europa. Il premier socialdemocratico Pedro Passos Coelho si trova di fronte a una scelta difficile. Andare avanti con le misure finora introdotte o rinegoziare l’intero pacchetto di salvataggio con l’Ue. All’appello mancano 1,3 miliardi di euro. Questa è infatti la cifra che serve a Coelho per chiudere il budget 2013. Il ministro tedesco della Finanze Wolfgang Schäuble ha subito ricordato al primo ministro portoghese che devono essere rispettati gli obiettivi di bilancio e gli impegni presi con Bruxelles. Nessun ritardo, nessuna delazione.

La posizione della Commissione europea è chiara. Nessun deragliamento dall’attuale programma di misure economiche. Il Portogallo, in altre parole, deve continuare su questa linea. La situazione di Lisbona sarà discussa dall’Eurogruppo durante il meeting di questa settimana a Dublino, ma le linee guida sono già note. La troika dovrà valutare, ed eventualmente approvare, ogni nuova azione economica introdotta dal governo di Passos Coelho. L’obiettivo ultimo è quello di approvare la prossima tranche di aiuti, che è subordinata al giudizio di Ue, Bce e Fmi.

Finita (per ora) la grana di Cipro, si è quindi passati a un altro problema. La sostenibilità del debito portoghese è precaria. Senza un’estensione dei termini per il rientro del deficit, Lisbona potrebbe essere costretta a richiedere un altro pacchetto di aiuto. A dirlo con certezza, pochi giorni fa, è stato il numero uno della Banca centrale nazionale Carlos da Silva Costa. «Il Portogallo ha bisogno di trovare la sua via, ma questa passa anche da un allentamento dei cordoni sul deficit, dato che gli sforzi sono stati già ampi», ha detto Costa. Il disavanzo sta infatti calando meno del previsto. Secondo i dati della Commissione Ue, il 2011 si è chiuso con un deficit del 4,4%, mentre l’anno scorso è stato del 5 per cento. Per il 2013 non ci saranno miglioramenti significativi: il deficit sarà del 4,9% del Pil. Il rischio, però, è che la decisione della Corte costituzionale possa peggiorare una situazione che è già deteriorata rispetto agli ultimi mesi.

Dopo il piano di salvataggio da 78 miliardi di euro, lanciato nel maggio 2011, Lisbona aveva chiesto un alleggerimento delle misure di austerity. Nello specifico, durante la settima revisione del programma della troika, avvenuta dal 25 febbraio al 14 marzo, il Portogallo ha chiesto di poter innalzare i target sul deficit, portandoli dal 4,5% inizialmente previsto al 5,5% per l’anno in corso e dal 2,5% al 4% per l’anno prossimo. Solo nel corso del 2015 tutto rientrerà entro i parametri del Fiscal compact, che vedono il limite del 3% del Pil come deficit massimo.

La recessione non mollerà la presa facilmente, così come la disoccupazione. Nel 2011 la contrazione del Pil è stata dell’1,6%, nel 2012 del 3,2% e nel 2013 sarà dell’1,9%, a meno che non ci siano ulteriori revisioni. Il vero dramma sociale è però un altro. La disoccupazione, come certificato dalle stime dell’Ue, raggiungerà un nuovo record durante quest’anno. Il tasso di disoccupazione passerà infatti dal 12,9% del 2011 al 17,3% previsto per il 2013. Solo il prossimo anno ci sarà una piccola contrazione, fino a far toccare al Portogallo il livello di 16,8 punti percentuali.

«Dopo il rifiuto a queste misure per il Portogallo si apre un nuovo, e triste, capitolo». Con queste parole il premier Passos Coelho ha parlato alla nazione ieri sera. Ha ricordato ai suoi cittadini quanto cammino è stato fatto finora e quanto deve essere ancora compiuto per uscire dall’emergenza. Tradotto: tasse, tagli e nuove misure di correzione di bilancio, al fine di trovare i soldi per coprire il buco lasciato dopo la decisione della Corte costituzionale.

Quello che succederà nei prossimi giorni sarà cruciale per il Paese. «È facile che il governo portoghese decida di introdurre nuove tasse al fine di coprire le lacune, ma così aggraverebbe solo la recessione», spiega in una nota Goldman Sachs. E come ricorda Frederik Ducrozet, senior economist di Crédit Agricole, lo spazio di manovra del governo lusitano è limitato, dato che la Corte costituzionale ha imposto a Coelho di non introdurre nuove tasse. Via libera ai taglio strutturali, quindi. L’obiettivo è ottenere i due miliardi di euro della tranche di aiuti entro maggio. Una meta forse troppo ambiziosa.  

fabrizio.goria@linkiesta.it

Twitter: @FGoria

Potrebbe interessarti anche
 Iscriviti alla newsletter

Vuoi essere sempre aggiornato? Iscriviti alla newsletter de Linkiesta.it .

Quando invii il modulo, controlla la tua inbox per confermare l'iscrizione

 Seguici su Facebook