12 Aprile Apr 2013 0851 12 aprile 2013

Venezia, la capitale del libro resta senza librerie

Affitti troppo cari

Venezia Lettori

«Quest’anno Venezia rischia di essere nominata Capitale Europea dell’Analfabetismo. Nella città storica sta chiudendo una libreria dopo l’altra. Il bollettino degli ultimi anni è drammatico. Hanno già chiuso: la libreria Fantoni a San Luca, la libreria al Fontego a Rialto, la libreria Marco Polo a San Lio (e quella a San Giovanni Grisostomo, chissà), la libreria Mondadori a San Marco, la libreria Old Books al Ghetto, la libreria Patagonia a Dorsoduro, la libreria Rossa a San Pantalon, la libreria Sansovino in Bacino Orseolo, la libreria Solaris alla Maddalena, la libreria Tarantola a San Luca. Le prossime saranno la libreria Goldoni a Rialto, la libreria Capitello a Cannaregio. Anche Laboratorio Blu al Ghetto è a rischio. Questo sta succedendo nel cuore della città che ha inventato l’editoria moderna». Inizia così il j’accuse di 140 scrittori veneziani che hanno lanciato la protesta Venezia città di lettori

A guidare la rivolta Alessandro Marzo Magno. In prima fila il premio Campiello Andrea Molesini e il Premio Strega Tiziano Scarpa. «Siamo ben consapevoli che oggi la crisi del libro è ovunque», proseguono gli scrittori. «Ma qui nella città storica non sono solo le librerie a sparire. È la vita quotidiana a perdere pezzi. Scompaiono le botteghe artigiane e i negozi di vicinato. Venezia si sta trasformando in un temporary shop per visitatori di passaggio. Fra poco non sarà più prevista la residenza né l’esistenza, gli abitanti stanno diventando un fastidioso ostacolo al fondamentalismo turistico».

Una tesi che ribadisce anche Scarpa, autore nel 2000 di un grande libro dedicato alla sua città, Venezia è un pesce. «Il turismo mangia tutto. La logica è quella del the winner takes it all: il settore dominante cannibalizza tutto il resto. Le edicole sono diventati chioschetti che vendono un po’ di tutto. Un fenomeno che c’è anche nel resto d’Italia, ma qua è ancora più grave, una specie di supermarket di maschere di carnevale. Le librerie invece chiudono, neanche si trasformano. I proprietari chiedono il doppio dell’affitto da un giorno all’altro. Oppure, dai proprietari arrivano degli stranieri – non voglio nominare la nazionalità per non sembrare razzista – con la valigetta piena di soldi; con l’offerta che proprio non puoi rifiutare. Il problema è il mito globale di Venezia, la sua ipernotorietà. Ha reso la città un terminale molto efficiente per collocare merci prodotte a migliaia di chilometri di distanza. E anche come semplice investimento di marketing. A tutti i brand fa comodo aver scritto sulle vetrine “Parigi-New York-Londra-Venezia. Dà prestigio. Purtroppo però il mito di Venezia non ricade su Venezia e i suoi cittadini. Spariscono i negozi di vicinato. Figurarsi le librerie…». E così gli scrittori sono scesi in campo («140 è un numero che ha fatto impressione anche a me», dice Scarpa, «ma del resto Venezia è la patria del libro, e poi tra i firmatari sono rappresentate varie competenze legate al mondo della scrittura») e hanno elencato le loro proposte, facendo sentire la loro voce fino a Londra, ripresi dal prestigioso The Bookseller. Il progetto non cade nel vecchio tranello di voler solo intercettare fondi pubblici (sempre più risicati), ma si rivolge anche ai tanti privati che da Venezia traggono giovamento.

Ecco le nostre richieste:
◆ a tutte le persone, soggetti pubblici e privati, enti, fondazioni, società, associazioni, grandi marchi, singoli proprietari che hanno interessi nella città storica, e che dall’enorme patrimonio simbolico che Venezia rappresenta nel mondo ricavano un guadagno economico e d’immagine, chiediamo di restituire almeno in parte ciò che la città dà loro;
◆ ai parlamentari italiani, in particolare a quelli fra loro che sono lettrici e lettori “forti” e appassionati, chiediamo di tradurre subito in azioni politiche il grande lavoro svolto in questi anni da varie associazioni nel nostro Paese (per esempio Presìdi del libro e Forum del Libro): un lavoro che è sfociato anche nella discussione di leggi di iniziativa popolare che, fra le altre cose, chiedono il riconoscimento delle “librerie di qualità”, con iniziative di sostegno alle libre- rie indipendenti;
◆ alla Regione Veneto chiediamo di legiferare e attuare al più presto politiche in favore delle librerie, secondo le facoltà che le assegna la Costituzione Italiana (in conformità all’articolo 117);
◆ al Comune di Venezia chiediamo di inserire le librerie tra le categorie commerciali insediabili in locali di proprietà pubblica; di abbassare alle librerie le tariffe di servizi come quelle per l’asporto rifiuti, di concedere gratuitamente l’uso del plateatico per iniziative culturali e permettere l’affissione gratuita di locandine che le pubblicizzano;
◆ alle diverse istituzioni chiediamo che, ognuna nell’ambito della propria competenza, non producano politiche in grado di favorire, soprattutto nelle città storiche, rendite e progetti speculativi espellendo attività incapaci di reggerne l’impatto, prime fra tutte le librerie;
◆ alla Soprintendenza e al Comune di Venezia chiediamo la concessione di luoghi centrali, come ad esempio il colonnato di Palazzo Ducale, per iniziative temporanee (analoghe ai “Portici di Carta” di Torino), con presenza di banchi delle librerie veneziane, esposizioni-vendita di piccola editoria, modernariato librario;
◆ ai maggiori proprietari di immobili cittadini (fra cui Ire, Curia, Comune) chiediamo di concedere alle librerie in difficoltà immobili ad affitto agevolato;
◆ alle fondazioni private (fra cui Guggenheim, Pinault, Prada) chiediamo di escogitare forme di mecenatismo e collaborazione culturale al commercio librario in città;
◆ alla Biennale di Venezia chiediamo di mobilitare le intelligenze e i talenti artistici mondiali per inventare forme di supporto al commercio librario cittadino (per esempio con interventi
d’artista, libri d’artista, progetti di architettura o oggetti di design nelle librerie durante l’Esposizione Internazionale d’Arte e la Mostra Internazionale di Architettura, inserendo le librerie nella mappa dei padiglioni e delle iniziative collaterali da visitare);
◆ alla Fondazione di Venezia chiediamo di potenziare i suoi programmi già avviati di Scuola Attiva, curando in particolare l’avvicinamento degli studenti più giovani al libro cartaceo;
◆ alla Scuola per librai Umberto ed Elisabetta Mauri, che a Venezia organizza annualmente un seminario di perfezionamento, chiediamo di interagire con altre realtà (per esempio la Fondazione Querini Stampalia, la Fondazione Giorgio Cini, il Comune di Venezia, le Università Ca’ Foscari e Iuav) per verificare la possibilità di organizzare un convegno-fiera-festival del libro cartaceo, che coinvolga la piccola editoria, gli editori di libri illustrati e per l’infanzia, i libri pop-up, la natura transmediale dei nuovi immaginari videoludici che hanno ancora nel libro cartaceo un perno centrale, il modernariato e il commercio di libri fuori catalogo, antiquari e bibliofili;
◆ a lettrici e lettori, chiediamo di non assecondare per pigrizia l’acquisto di libri cartacei in rete quando non è necessario ed è possibile farlo in libreria.
Le librerie non sono Venezia, ma ne costituiscono un pezzo. La sparizione di un brandello di città è un’ulteriore palata di terra sulla fossa in cui sta inesorabilmente scomparendo. Siamo noi a tenere la pala in mano, noi e nessun altro. Noi decidiamo cosa sotterrare e cosa portare alla luce. Disseppelliamo i libri: entriamo in queste botteghe vitali, esprimiamo amore per noi stessi e per la bellezza del luogo in cui viviamo.
«Quando si vende un libro a una persona, non gli si vendono soltanto tre etti e mezzo di carta, con inchiostro e colla, si vende un’intera vita. Amore, amicizia, e navi in mare di notte;
c’è tutto il cielo e la terra in un libro» Christopher Morley, Il Parnaso ambulante.

L’intera manifestazione alla Marciana:

I firmatari:

Tiziana Agostini, Matteo Alemanno, Alon Altaras, Lucio Angelini, Paolo Barbaro, Antonella Barina, Rosa Barovier Metasti, Shaul Bassi, Gianfranco Bettin, Roberto Bianchin, Flavio Birri, Marco Borghi, Paola Brolati, Pietro Brunello, Annalisa Bruni, Davide Busato, Riccardo Calimani, Giuseppe Campolieti, Anna Castelli, Dario Cestaro, Carla Coco, Maurizio Crema, Antonio Crovato, Giorgio Crovato, Maurizio Crovato, Mariagrazia Dammicco, Doretta Davanzo Poli, Marco De Rosa, Giovanni Di Stefano, Cristiano Dorigo, Roberto Ellero, Caterina Falomo, Roberto Ferrucci, Alberto Fiorin, Carla Forcolin, Guido Fuga, Fiora Gandolfi, Paolo Ganz, Anna Maria Giannuzzi Miraglia, Sebastiano Giorgi, Francesco Giusti, Christian Gonzales y Herrera, Michele Gottardi, Flavio Gregori, Cristina Gregorin, Mario Infelise, Paolo Lanapoppi, Piero Lando, Simon Levis Sullam, Ivo Lombardo, Michelle Lovrić, Amos Luzzatto, Laura Luzzatto, Gadi Luzzatto Voghera, Diogo Mainardi, Paolo Mameli, Rossella Mamoli Zorzi, Marco Marella, Alessandro Marzo Magno, Pia Masiero, Giannandrea Mencini, Daniela Milani Vianello, Andrea Molesini, Carlo Montanaro, Giovanni Montanaro, Federico Moro, Francesco da Mosto, Ranieri da Mosto, Gianfranco Munerotto, Daniela Iride Murgia, Massimiliano Nuzzolo, Armando Pajalich, Enrico Palandri, Saverio Pastor, Renato Pestriniero, Leopoldo Pietragnoli, Tiziana Plebani, Jane Press da Mosto, Gianluca Prestigiacomo, Gillian Price, Daniele Resini, Petra Reski, Enrico Ricciardi, Veniero Rizzardi, Oreste Sabadin, Oscar Sabini, Mirco Salvadori, Tudy Sammartini, José Sasportes, Tiziano Scarpa, Alessandro Scarsella, Lucio Schiavon, Michela Scibilia, Paola Scibilia, Antonio Alberto Semi, Franca Semi, Maria Luisa Semi, Sally Spector, Margherita Tirelli, Elisabetta Tiveron, Elisabetta Tiveron, Lorenzo Tomasin, Massimo Tomasutti, Anna Toscano, Alberto Toso Fei, Nelli Vanzan Marchini, Lele Vianello, Fabio Visintin, Gabriella Zimmermann, Paola Zoffoli, Alvise Zorzi, Marino Zorzi.

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