19 Aprile Apr 2013 1033 19 aprile 2013

Dall’Andalusia arriva il decreto “anti-sfratto”

I numeri della regione: 45 sloggi al giorno e circa un milione di immobili vuoti

Sfratto

Ogni giorno in Andalusia ci sono in media 45 sfratti. Il numero delle abitazioni vuote, invece, sono fra 700.000 e un milione. A dirlo è il consiglio del governo della giunta andalusa che ha deciso di porre freno a quello che è stato definito un «salasso sociale». La soluzione? Un decreto legge sulla funzione sociale della casa, che ha provocato valanghe di critiche e consensi, in una Spagna colpita dalla recessione e da un alto numero di sfratti

Le misure adottate dal consiglio, formato da Psoe (Partito socialista operaio spagnolo) e Iu (Sinistra Unita), sono essenzialmente due: espropriazione temporale e sanzioni ai proprietari d’immobili in disuso. A spiegare il provvedimento a Linkiesta è Sara Vázquez di Pah Malaga, associazione per il diritto alla casa che nell’aprile del 2012 presentò la proposta al gruppo di Izquierda Unida (all’inizio della coalizione con il Psoe): «Il primo provvedimento prevede l’espropriazione temporale ai proprietari, per tre anni, del diritto di utilizzo dell’immobile in cui stanno vivendo famiglie che stanno per essere sfrattate per un debito ipotecario. Fra i requisiti indispensabili ci sono: essere debitori ipotecari (non in affitto), aver perso la capacità di pagare l’ipoteca per motivi legati alla crisi economica (ossia una diminuzione dei propri ingressi), rischio per la propria integrità fisica o psicologica».

Il secondo provvedimento prevede di multare, fino a 9000 euro, banche o enti finanziari ed immobiliari che abbiano immobili in disuso. «Serve ad obbligare banche, enti finanziari o altre persone giuridiche che posseggano molti immobili vuoti a metterli sul mercato o ad utilizzarli. Le case non sono fatte per non essere utilizzate, soprattutto mentre ci sono tante famiglie per strada», continua Sara Vázquez. Collegata a questo provvedimento è la creazione di un «registro di immobili disabitati» che prova a quantificare ed annientare il fenomeno delle case vuote. In Spagna, infatti, esistono circa 6 milioni di abitazioni vuote, di cui gran parte è proprietà di privati e soprattutto di banche ed enti finanziari.

Cosa succederà passati i tre anni di espropriazione? Secondo Elena Cortés, consigliera regionale di Iu, bisogna sperare che il governo nazionale promuova leggi per paralizzare gli sfratti. In caso contrario, si potrebbe decidere, in futuro, di ampliare il numero di anni di espropriazione.

Tuttavia a livello nazionale le cose sembrano andare diversamente. Questo giovedì le organizzazioni che hanno proposto un’iniziativa legislativa popolare (Ilp) per mitigare la situazione degli sfratti, fra cui Pah, hanno deciso di ritirare la proposta. Il Pp, infatti, avrebbe tenuto ben poco in conto le richieste del milione e mezzo di firme raccolte, e avrebbe modificato il testo, rendendolo irriconoscibile. Il motivo scatenante della protesta è che il Pp non ha voluto includere, nella legge approvata dalla commissione parlamentare di economia, la proposta della «dación en pago retroactiva», ossia la possibilità di estinguere il debito attraverso la restituzione dell’immobile all’ente finanziario.

«Il governo è completamente sequestrato dagli enti finanziari e bancari», commenta Vázquez. Nel frattempo proprio i portavoce di Pah affermano che continueranno a difendere la Ilp «per la strada» attraverso la disobbedienza civile, se il governo non deciderà di rettificare. «La Ilp, che tra l’altro doveva essere adottata tre o quattro anni fa, non doveva essere una soluzione definitiva, ma assicurare un minimo di tutela. Non si può condannare la gente ad un debito ipotecario per tutta la vita. La soluzione definitiva parte da una legge di seconda opportunità come quella esistente in Francia o in altri paesi europei», afferma Vázquez.

La precedente soluzione del governo centrale di Mariano Rajoy fu la promulgazione del decreto reale del novembre del 2012 che proponeva di fermare gli sfratti «in casi di estrema necessità». «Con l’attuale decreto legge andaluso, alcuni collettivi che non rientravano in quei requisiti, ora hanno una nuova opportunità. Per esempio, prima rientravano nella moratoria famiglie con tre figli però non quelle con due; le famiglie con figli con meno di 3 anni si, mentre le famiglie con figli di 3 anni ed un giorno, no. Tuttavia, anche se il decreto approvato in Andalusia è importante, è necessario continuare a lavorare affinché il diritto alla casa sia un diritto universale», ricorda Vázquez.

Ovviamente non sono mancate le critiche nei confronti del decreto legge. La segretaria generale del Pp, María Dolores de Cospedal, ha affermato che la decisione presa dalla giunta andalusa è di una «demagogia senza limite» e mette a rischio l’economia spagnola perché invierebbe un «messaggio equivoco» ai mercati internazionali. Già pochi giorni fa Cospedal aveva descritto come «nazismo puro» l’escrache, quel metodo di pressione che consiste nell’organizzare concentrazioni vicino a posti frequentati dai deputati, utilizzato spesso da Pah per rivendicare l’approvazione della Ilp. 

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