28 Aprile Apr 2013 1212 28 aprile 2013

"Per l'Italia in coma sono i giovani l'unica speranza"

La regista del documentario "Girlfriend in a Coma"

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Il sole inganna, a Berlino. Sulla bellissima terrazza all'ultimo piano della Soho House, a poche centinaia di metri da Alexanderplatz, il vento freddo non perde occasione per ricordare che il tepore aprilino italiano è un miraggio, in Germania. Annalisa Piras, giornalista e regista romana di origini sarde, opta comunque per un tavolino all'aperto - evidentemente, non basta qualche spiffero a scoraggiare chi da quindici anni è abituato al clima del nord Europa. Lei, dice ha preferito la work ethic britannicaai panorami suggestivi e al clima gradevole, spostandosi prima in Francia e poi, nel 1997, in Inghilterra, dove ha lavorato come corrispondente per L'Espresso e La7 e poi per la BBC ed il The Guardian. Nella capitale tedesca, Annalisa è arrivata per promuovere il suo ultimo documentario, Girlfriend in a coma, realizzato in collaborazione con Bill Emmott, ex direttore dell'Economist.

Tra i due, il rapporto è d'amicizia, più che lavorativo. Si sono conosciuti nel 2001, quando Emmott sferrò dalle pagine del suo giornale uno degli attacchi ad un politico italiano più duri che la stampa inglese ricordi, quel "Why Berlusconi is unfit to lead Italy?" sparato dritto in copertina nel bel mezzo di una campagna elettorale. "Fui la prima giornalista italiana a fiondarsi nella sede dell'Economist per intervistare Emmott", ricorda oggi Annalisa. "Iniziammo a parlare della situazione italiana e scoprii la passione che Bill nutriva per il nostro paese. Da lì nacque una solida amicizia che poi si è evoluta nel tempo". Emmott, nell'ultimo decennio, ha firmato un libro dedicato all'analisi della situazione della politica e della società del Belpaese: "Forza Italia. Come ripartire dopo Berlusconi" (Rizzoli, 2010), poi rivisitato e ampliato nella sua versione inglese "Good Italy, Bad Italy", e pubblicato nel 2012 dalla University Yale Press.

È proprio da questo volume che Emmott e Piras hanno sviluppato insieme l'idea di Girlfriend in a coma, il documentario che dallo scorso febbraio sta girando piazze, cinema e festival in Italia e all'estero. "L'Italia è cambiata rispetto a quanto abbiamo girato il film, tra fine 2011 e inizio 2012. Non c'è più Mario Monti al governo, è arrivato Papa Francesco, Beppe Grillo ha ottenuto tantissimi voti alle elezioni", spiega Annalisa. "Ma il coma è più profondo che mai. Viviamo un momento delicato dal punto di vista storico. Lo stallo a livello politico è preoccupante, e le recenti consultazioni elettorali non hanno contribuito a rischiarare l'orizzonte". Il titolo del film, dunque, secondo lei resta ancora attuale. "Sì, anche se c'è chi ci ha chiesto di cambiarlo", precisa. "Da un lato, c'è chi sostiene che il paziente-Italia sia definitivamente spirato. Dall'altro, chi pensa che si sia risvegliato. E cioè gli elettori del MoVimento Cinque Stelle".

Fino ad oggi, Girlfriend in a coma è stato da visto da più di un milione e duecentomila italiani in diversi passaggi televisivi (su La7 e Sky) e mediante la vendita del Dvd (con l'Espresso). Il film, nonostante questo, non ha suscitato nessuna reazione da parte della classe politica. Nemmeno dopo l'episodio del Maxxi di Roma, a febbraio, quando la proiezione venne cancellata perché il film fu ritenuto troppo scomodo. "Non abbiamo ricevuto nemmeno una telefonata di solidarietà dalle parti politiche, e questo mi ha sorpreso. Così come mi hanno stupito, in generale, i tentativi di impedirne la proiezione e il poco dibattito politico che si è avviato in Italia a riguardo. Paradossalmente, Girlfriend in a coma ha avuto più eco all'estero. Probabilmente la politica italiana, rinchiusa com'è nella sua roccaforte, è troppo occupata a difendere i propri privilegi con le unghie per discutere veramente del futuro del paese".

Al silenzio politico, però, ha fatto da contraltare l'intenso dibattito giovanile scatenato dal documentario. "Moltissimi ragazzi ci hanno scritto, dall'Italia e da fuori, ringraziandoci perché gli abbiamo fatto venire voglia di agire in prima persona per il bene del loro paese. Alcune delle lettere che abbiamo ricevuto erano davvero struggenti", racconta la regista. Il documentario si rivolge proprio a loro, ai più giovani, con uno sguardo particolare a quelli che hanno scelto di trasferirsi all'estero: "La diaspora giovanile, di cui io mi sento parte al cento per cento, è una delle grandi piaghe dell'Italia", spiega. Nel 2012, 35.435 italiani hanno lasciato la penisola per cercare fortuna altrove. Ottomila in più rispetto al 2011. "Mi fa male vedere che, ancora oggi, i ragazzi scelgano di emigrare per gli stessi motivi che avevano spinto me a farlo, negli anni '90. Significa che non è cambiato nulla, e questo è terribile".

La scelta di emigrare non viene mai fatta a cuor leggero, e spesso comporta implicazioni durature."Quando hai vissuto all'estero per un periodo e decidi di rientrare in Italia, spesso scopri che la porta girevole è bloccata. Non va bene: l'immigrazione di ritorno", secondo Annalisa, "deve avere un ruolo fondamentale nel risveglio del paese". Per questo lei e Emmott hanno dato vita su Twitter all'Hashtag #wakeItalyup, che vuole diventare un modo per collegare tra di loro gli "italiani della diaspora", accrescendo in loro la consapevolezza dell'importanza di un coinvolgimento diretto nel futuro del loro stato di origine. "Quando torno in Italia, mi scontro con la grande sciatteria ed il menefreghismo imperanti nel mondo del lavoro, l'ingerenza della Chiesa nella politica, lo scarso senso civico, la marginalizzazione della donna. Ma in Italia esiste un senso di solidarietà e di umanità che all'estero si sognano. Ci sono una grande forza, un'energia particolare. Dobbiamo fare leva sulle qualità individuali e comunitarie per risvegliare questo paese dal coma". Senza aspettare ancora, però, perché il rischio è che le primavere passino veloci, e che il bollettino medico del paziente rimanga inesorabilmente stabile.

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