30 Aprile Apr 2013 2022 30 aprile 2013

Il primo incidente diplomatico di Francesco? Sullo Ior

Al centro della querelle anche la riforma della Curia

Addio Allo Ior Orig Main

È arrivato anche il primo incidente comunicativo di una certa entità nel pontificato di Francesco e riguarda, neanche a dirlo, lo Ior, l’Istituto per le opere religiose. Ma non solo: pure l’altro tema scottante nei sacri palazzi, quello della riforma della Curia, è al centro di una querelle nata all’interno dei media vaticani e sviluppatasi poi sui mezzi d’informazione laici. È infatti dovuto intervenire oggi il Sostituto per gli affari generali della Segreteria di Stato, monsignor Angelo Becciu, per mettere a punto le cose e dare un colpo di freno ai troppi annunci di riforma che si stavano accavallando dentro e fuori le mura vaticane.

Cominciamo dallo Ior. Alcune affermazioni del Papa dal sapore polemico relative all’Istituto erano state riportate la mattina del 24 aprile dalla Radio Vaticana. Si trattava di parole che Bergoglio aveva pronunciato nella consueta messa del mattino a Santa Marta, occasione nella quale il Papa non di rado affronta in termini colloquiali e pastorali temi delicati relativi alla vita della Chiesa. Nel corso di queste omelie il Pontefice ha evocato di volta in volta un modello di Chiesa meno mondana, estranea al carrierismo, all’autoreferenzialità, alle lotte di potere. E appunto in tale contesto aveva detto: «Quando la Chiesa vuol vantarsi della sua quantità e fa delle organizzazioni, e fa uffici e diventa un po’ burocratica, la Chiesa perde la sua principale sostanza e corre il pericolo di trasformarsi in una ong. E la Chiesa non è una ong». Al contrario, spiegava, la Chiesa «è una storia d’amore. Ma ci sono quelli dello Ior . Scusatemi, eh! Tutto è necessario, gli uffici sono necessari. Eh, va bè! Ma sono necessari fino a un certo punto: come aiuto a questa storia d’amore. Ma quando l’organizzazione prende il primo posto, l’amore viene giù e la Chiesa, poveretta, diventa una ong. E questa non è la strada». Quella mattina alla messa in Santa Marta era appunto presente una rappresentanza di dipendenti dello Ior. 

L’intervento del Pontefice sembrava una critica, sia pure espressa in termini colloquiali, a una certa gestione iperburocratica della macchina curiale, fino al punto di spiegare che nessun ufficio era indispensabile, Ior compreso. Una provocazione, certo, ma comunque un messaggio in linea con quanto il Papa stava dicendo fin dal primo giorno del suo pontificato. Ma che qualche sensibilità era stata urtata lo si capiva quel giorno stesso quando l’edizione pomeridiana dell’Osservatore romano pubblicava la stessa omelia di Bergoglio omettendo però il passaggio sullo Ior. Successivamente, sulla stampa, l’intervento del Pontefice veniva interpretato come l’evocazione – anche solo per far capire che faceva sul serio – di una possibile soppressione dello Ior.

La cosa naturalmente non è all’ordine del giorno, tanto che di recente uno dei più stretti collaboratori di Francesco, il laico Eduardo Guzman Cariquiry, segretario della Pontificia commissione per l’America Latina, precisava che non aveva senso parlare di abolizione dello Ior. La Chiesa, ha bisogno di risorse per mandare avanti strutture, iniziative, seminari e quant’altro nei Paesi poveri. Il punto è, spiegava Guzman, che bisogna procedere invece verso «la massima pulizia e trasparenza». Il che comunque non è poco.

Se questa è la linea lungo la quale intende muoversi il Papa, oggi in un’intervista pubblicata dall’Osservatore romano, il Sostituto per gli affari generali della Segreteria di Stato, monsignor Angelo Becciu, in merito al tema soppressione dello Ior, ha detto: «Il Papa è rimasto sorpreso nel vedersi attribuite frasi che non ha mai pronunciato e che travisano il suo pensiero». «L’unico cenno in merito – ha aggiunto - è stato durante una breve omelia a Santa Marta, fatta a braccio, in cui ha ricordato in modo appassionato come l’essenza della Chiesa consista in una storia di amore tra Dio e gli uomini, e come le varie strutture umane, tra cui lo Ior, siano meno importanti». Dunque il Papa quella parole le ha dette, ma erano solo «un cenno di una battuta». In ogni caso di soppressione, appunto, non si parla. 

Ma Becciu ha toccato anche l’altro tema caldo, quello della riforma della Curia, dei cambiamenti di cui si è parlato in queste settimane. Pure in questo caso c’è un precedente significativo: il cardinale Francesco Coccopalmerio, Presidente del Pontificio consiglio dei testi legislativi, in un’intervista al Corsera aveva evocato già un abbozzo di riforma della Curia romana delineando anche la figura di una sorta di coordinatore fra i vari dicasteri, il Moderator Curiae romanae

Becciu, prima ha frenato, «in questo momento è assolutamente prematuro avanzare qualsiasi ipotesi circa il futuro assetto della Curia», poi ha dato però alcune indicazioni di un certo peso. I tempi della riforma non sono prevedibili, ha detto il Sostituto della Segreteria di Stato, ma «il Papa tuttavia ha chiesto a tutti noi, responsabili dei dicasteri, di continuare nel nostro servizio, senza però voler procedere, per il momento, ad alcuna conferma negli incarichi». «Lo stesso – ha aggiunto - vale per i membri delle Congregazioni e dei Pontifici Consigli: il normale ciclo di conferme o nomine, che si verificano alla scadenza dei mandati quinquennali, è per il momento sospeso, e tutti continuano nel proprio incarico ‘sino a nuova disposizione’ (donec aliter provideatur)». Insomma, i vari capi dicastero sono in carica, potremmo dire, provvisoriamente, una sorta di limbo durante il quale il Papa si prenderà il suo tempo «per avere un quadro approfondito della situazione».

L’intervento autorevole del braccio destro del Segretario di Stato sta a indicare una qualche tensione nei sacri palazzi. Anche perché diversi altri sono stati gli interventi di porporati che hanno evocato cambiamenti forti nel governo centrale della Chiesa, alcuni di loro fanno parte di quel gruppo di otto cardinali incaricati dal Papa di lavorare a un piano di riforma complessivo in vista del prossimo ottobre. Da qui le fibrillazioni crescenti, non escluso lo Ior, strumento del quale la Chiesa non intende privarsi e che dovrà essere profondamente trasformato. E così, in attesa di nomine e nuovi incarichi, è stato lo stesso Francesco a voler dare qualche rassicurazione ‘interna’ per non alimentare ulteriormente un clima di scontro fra le varie anime della Curia e della Chiesa universale. Lo stesso Pontefice, del resto, deve fare i conti con resistenze e alleanze in un percorso che si presenta quanto mai accidentato. 

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