2 Maggio Mag 2013 1531 02 maggio 2013

Dall'Eurotower un'altra stampella alle banche in crisi

La Bce taglia i tassi e prova a ripristinare i canali di accesso al credito per le Pmi

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Taglio doveva essere e taglio è stato. La Banca centrale europea cerca di stimolare la stagnante economia dell’eurozona abbassando il costo del denaro. Un quarto di punto in meno per il tasso d’interesse di rifinanziamento e mezzo punto per il Marginal lending facility, lo speciale canale di liquidità bancaria su base overnight. Una sforbiciata che dovrebbe essere propedeutica alla crescita economica nell’area euro e che dovrebbe sostenere le piccole e medie imprese.

Alla fine ciò che vuol fare Mario Draghi è ciò che era stato previsto dai mercati finanziari. Nello specifico, Draghi ha intenzione di agire su uno dei problemi più gravi presenti nella zona euro: la restrizione del credito nei Paesi periferici. Il futuro delle piccole e medie imprese in Italia e Spagna è in bilico, spiega la Bce. Ed è per questo che ci devono essere nuovi canali a disposizione. Uno di questi sarà dato dal taglio al tasso d’interesse di rifinanziamento, mai stato così basso. «Le aspettative erano così elevate che non tagliare il costo del denaro sarebbe stato controproducente», scrive Deutsche Bank. Il merito è da ricercare anche nella nuova politica monetaria giapponese, che sotto la guida del premier Shinzo Abe ha aperto una nuova stagione per il Quantitative easing su scala globale.

Le situazione sta migliorando, ma esistono ancora numerose criticità. Fra queste, difficoltà nell’accesso al credito da parte dele imprese, mancanza di investimenti, clima di fiducia ancora basso, squilibri macroeconomici. Una parte può essere risolta tramite il taglio del tasso del Marginal lending facility, passato ora all’1 per cento. Tramite questa finestra creditizia le banche possono ricevere liquidità overnight, a patto che ci siano adeguati collaterali a garanzia. Una soluzione che può, nel breve termine, aiutare gli istituti di credito a migliorare le condizioni di accesso al credito.

La riduzione del tasso d’interesse sul Marginal lending facility può essere intesa anche in un’altra ottica. Data la precaria situazione delle banche cipriote dopo il bailout (e il bailin) delle ultime settimane, una misura di questo genere può allentare la tensione fornendo una maggiore liquidità. Non è un caso infatti che il debito pubblico cipriota è diventati nuovamente eligibili per le operazioni con la Bce. Ma non c’è solo Cipro.

Attraverso il Marginal lending facility le banche di Italia e Spagna potranno allentare gli spread richiesti sui finanziamenti retail. Tradotto: potranno prestare a un tasso d’interesse minore di quello attuale. L’obiettivo della Bce è quello di ripristinare il meccanismo di trasmissione della propria politica monetaria. Dato il flight-to-quality dai Paesi periferici al cuore dell’euro area, le banche più in difficoltà sono costrette a chiedere dei tassi più elevati rispetto al passato. Un fenomeno che si è amplificato soprattutto in Italia e Spagna, nonostante i tentativi dell’Eurotower di tranquillizzare gli investitori.

La risposta dei mercati finanziari non si è fatta attendere. I rendimenti dei bond dei Paesi della zona euro, a prescindere dalla maturity, hanno cominciato a declinare una volta confermata la sforbiciata sui tassi d’interesse. A trarre il maggiore giovamento sono stati i titoli di Stato decennali di Italia e Spagna. I primi hanno visto il rendimento scendere sotto quota 3,85% per la prima volta dal 2010, mentre per i secondi si è scesi sotto il 4,15 per cento. Come ha fatto notare Bank of America-Merrill Lynch «il rally positivo ha influenzato di più i rendimenti dei Btp, perché gli investitori vedono una nuova fiducia sull’Italia dopo la formazione del governo guidato da Enrico Letta». Il mix Draghi-Letta, quindi, per ora funziona. C’è però ancora una questione irrisolta.

Il compito maggiore, lo ha ricordato ancora una volta Draghi, spetta però ai governi. «La Bce non può sostituirsi ai governi, che devono continuare con il consolidamento fiscale e le riforme», ha detto il numero uno dell’Eurotower. Come successo lo scorso anno con l’annuncio delle Outright monetary transaction (Omt), questo taglio dei tassi è il segnale, chiaro e forte, che la Bce non starà a guardare l’eurozona disgregarsi senza fare tutto il possibile per evitarlo. Prendere tempo è l’imperativo. E bisogna farlo per garantire spazio di manovra ai singoli governi, compresi quelli appena insediati. Tuttavia, se non ci saranno risposte adeguate a parte della politica, europea prima e nazionale dopo, il circolo vizioso continuerà, rallentando la ripresa economica e prolungando il limbo in cui ora si trova la zona euro. Divisa fra Nord e Sud e rinchiusa in una struttura ormai obsoleta, l’eurozona ha bisogno di rinnovarsi profondamente. E le azioni della Bce possono dare ossigeno, ma non risolvere tutte le criticità.

Sul fronte dei tassi d’interesse è opinione comune a quasi tutte le banche d’investimento che non ci saranno altre azioni per tutto il 2013. «Tanto era scontato questo taglio, quanto è scontato che non ci saranno ulteriori misure accomodanti», spiega Société Générale. Analogo il giudizio per Morgan Stanley, J.P. Morgan e Goldman Sachs. La nuova politica monetaria della Bce ha bisogno di tempo per dare i suoi frutti, avverte UBS, ed è possibile che venga mantenuta per più di nove mesi, il tempo intercorso fra questo taglio e il precedente. E si spera che non ci siano altre emergenze come quella di Cipro.  

fabrizio.goria@linkiesta.it

Twitter: @FGoria

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