3 Maggio Mag 2013 1000 03 maggio 2013

Alessandro Di Battista, come nasce un leader grillino

Il “ministro degli esteri” a cinque stelle

Alessandro Di Battista

Tutto comincia a inizio legislatura, quando il Palazzo è ancora una scatoletta di tonno da aprire e i parlamentari del Movimento 5 Stelle vengono derubricati a figurine, senza che i media ne ricordino i cognomi. In quei giorni Paola Binetti dell’Udc incontra il deputato Alessandro Di Battista alla buvette. «Tu chi sei?» chiede la veterana. «Un dipendente del popolo» risponde il grillino. «Ah, sei un giornalista..» deduce Binetti scambiandolo per un inviato del giornale Dc Il Popolo.

Invece no. Il «dipendente del popolo italiano» ha 34 anni, ha studiato al Dams e girato il mondo come cooperante. Conosce bene il Guatemala, è stato in Kosovo, Bosnia e Serbia e scritto un libro sui fenomeni delinquenziali latinoamericani. Oggi siede alla Camera ed è il "ministro degli esteri" del Movimento 5 Stelle, uomo di punta dei grillini a Palazzo e figura stimata dallo staff milanese.

Di Battista è considerato pasdaran grillino della prima ora: «Grandissimo Beppe, non capisco mai se io la penso come te o sei tu a pensarla come me». Grintoso e lealista, falco a Palazzo e colomba con gli attivisti, in poco tempo il giovane Alessandro è emerso dall’anonimato dei cittadini in Parlamento, ritagliandosi un ruolo di spicco nella vita politico-mediatica del M5s. Il battesimo è stato celebrato col discorso sui Marò, che gli ha procurato la standing ovation dei suoi, i complimenti della Boldrini e un focus trasversale di politici e osservatori.

Da lì una strada in discesa con taccuini e microfoni, ai quali non si è mai sottratto esibendo la consueta educazione condita da battagliero attivismo. «Non sono un amante della telecamera come Di Battista», confida un deputato grillino a Linkiesta, mentre una collega gli riconosce «buona comunicabilità, perché passa bene in video». Lui gioca con la dialettica, risponde a tutte le domande e chiede gli venga dato del tu. Nel frattempo istruisce i seguaci su Facebook: «Stiamo facendo il massimo, nonostante un massacro mediatico. Cominciate con spegnere la tv, il primo vero atto politico che come cittadini possiamo fare».

Eppure l’impressione è che lui sia uno dei pochi grillini pronti a tener botta in un talk show. Le prove stanno in due video che spopolano sul web: il primo ritrae Alessandro sfidare su pubblica piazza l’inviata di Ballarò in tema rimborsi. Lì ne esce vincitore, portato in trionfo dai suoi e incoronato da un’oratoria sfiancante. Nel secondo è intervistato da RaiNews24mentre contesta al giornalista gli addebiti sull’episodio della sparatoria a palazzo Chigi.

Con l’insediamento del governo Letta, arriva puntuale il suo intervento in Aula rivolto al ministro Cancellieri, con un appello sferzante e spavaldo come piace a lui. Il ragazzo ha stoffa, anzi carisma: parla e agisce da leader, dentro e fuori dal Movimento. «Io non prendo nessuna decisione, da noi comanda l’assemblea», ripete a Linkiesta, ma nei fatti la sua statura primeggia quasi sempre. Nel processo per espellere Mastrangeli, la sua è stata la voce più dura e sprezzante. Mentre sul fronte della diplomazia, Alessandro è il padre di una sfida dialogante col malpancista Partito democratico Civati, senza contare un paio di chiacchierate (di apprezzamenti reciproci) con il leader di Sinistra, Ecologia e Libertà Nichi Vendola.

Da romano (di studi) gioca in casa, catechizza i parlamentari fuorisede e non perde un evento. La sua faccia è ovunque. Nei cortei locali e alla manifestazione a piazza Santi Apostoli, dove si aggirava con giacca in pelle, bandana rossa e maschera di “V per Vendetta”, canzonando i colleghi parlamentari e rispondendo alle domande degli attivisti. Il suo, in piazza, è il physique du role del rappresentante d’istituto liceale: magnetico, rampante e dominus dell’organizzazione. In una parola, capetto.

Il successo è tale anche nell’agorà virtuale: su Facebook è uno dei più seguiti, la sua pagina sfiora i diecimila fan, seconda solo a quelle dei capigruppo Crimi e Lombardi. Sui social rendiconta l’attività parlamentare e coinvolge gli utenti chiedendo consigli e materiale per interrogazioni e mozioni. I feedback sono migliaia, Di Battista è virale. «Se non ci soffiate sul collo» dice agli attivisti «da soli non ce la facciamo. Il palazzo è una vasca di squali, molti di loro hanno l’inciucio nel dna, sono biologicamente differenti da noi cittadini».

Ora che c’è da fare opposizione al governo, Alessandro scalda i motori: è il volto giovane, pulito e allegramente arrabbiato da esibire a politica e circo mediatico. Davanti al rischio traditori e scissioni bisogna serrare le fila. Chi meglio di lui? In poche settimane si è costruito una leadership da salvaguardare con cura, al riparo da gelosie e invidie interne. Va bene che «uno vale uno», ma davanti al carisma si può fare un’eccezione.

@MarcoFattorini 

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