3 Maggio Mag 2013 0753 03 maggio 2013

Con più Iva e senza Imu a pagare saranno i più deboli

I nodi del governo Letta. La partita che si gioca fra Berlusconi e Pd

Banksy Maid

Il 29 aprile questo si è presentato come il governo dell’emergenza, solo nel nome della quale Pd e Pdl, forze politiche più opposte che diverse, governano assieme. Bisogna però vedere di quale emergenza parliamo. Verrebbe naturale pensare all’emergenza finanziaria dell’Europa tutta, o prima ancora a quella economica e sociale nostra, riflessa nel numero dei disoccupati, soprattutto giovani; sono numeri che il nostro Paese non ha mai visto nel Dopoguerra.

A quanto pare, tuttavia, il Pdl la vede, più che come un’emergenza economica o sociale, come un’emergenziale occasione politica. Berlusconi e il suo “popolo” vedono infatti in questo governo il modo per togliersi quell’etichetta di “impresentabili” che Lucia Annunziata gli ha, goffamente ma lucidamente, visto addosso. Grazie a Enrico Letta, ma soprattutto alla vera mente politica dell’operazione, Giorgio Napolitano, il Pdl e il suo leader/padrone, ridicolizzato pubblicamente nei vertici internazionali, tornano all’onor del mondo, in Italia ma anche, quel che più conta, in Europa. È, nel suo piccolo, una nuova svolta di Salerno, che il partito erede del Pci fa nel nome dell’emergenza, appunto; ora come allora.

A Silvio Berlusconi, però, non basta; in più, egli vuol incassare non solo il dividendo politico dell’abolizione dell’Imu sulla prima casa, ma perfino poter esibire il pennacchio rosso del rimborso di quanto versato nel 2012, come ha incautamente promesso prima del voto. Ora, un conto è attutire, fino ad annullarlo, l’impatto dell’Imu per la prima casa sulle famiglie con bassi redditi e poco patrimonio, tutt’altro è abolirla, per tutti e su tutto, compresi i grandi redditi e i grandi patrimoni; questo è quanto il Pdl pretende a gran voce. In un Paese con l’evasione fiscale che ci ritroviamo, una simile mossa sarebbe folle; fra l’altro ci renderebbe una mosca bianca in Europa. Come potremmo conciliare tale follia con l’emergenza economica?

Non c’è una spiegazione razionale, a meno che non si veda la cosa dal lato dell’emergenza politica sopra detta: il Pdl vuol solo mettere le mani nelle casse dello Stato per far tornare soldi in tasca ai proprietari di case, fra i quali stima che la maggioranza siano suoi elettori. Tutti ricordiamo quando Berlusconi disse che chi votava per la sinistra andava contro il proprio interesse, e quindi era un coglione: sa bene che i suoi elettori non sono, in quel senso, coglioni. E sì che i proprietari hanno già incassato il beneficio della cedolare secca sugli affitti, strumento che avrebbe dovuto far emergere gli affitti in nero, ma che ha clamorosamente mancato l’obiettivo.

Qualcuno poi dovrà pur spiegare cosa faranno, ove davvero fosse abolita l’Imu sulla prima casa, i Comuni, che più di ogni altra entità pubblica sono capaci di apprezzare il valore degli immobili soggetti all’imposta. Essi verrebbero a perdere cifre per ciascuno enormi, rimpiazzabili solo con tagli ancor più drastici ai servizi, o aumenti di tasse tali, con tutta probabilità, da aumentare ancora le iniquità che l’abolizione dell’imposta sulla prima casa porterebbe con sé.

Oltre a congelare il pagamento della prima rata dell’Imu, Letta ha annunciato il blocco del previsto aumento dell’Iva, dal 21 al 22 per cento. Se il Pdl insiste sul tema Imu, e Letta cede, la vittima sarà questo blocco: l’Iva aumenterebbe dell’1% su 21, quindi del 5% circa. In tal caso i 4 miliardi da mettere in tasca ai proprietari di prime case sarebbero prelevati dalla casse dello Stato, che a sua volta si rifarebbe su tutti i consumatori, tramite l’Iva. È evidente l’effetto di redistribuzione negativa, dai poveri ai ricchi, di tale esito, che ad oggi appare il più probabile. Si aggiunga che, essendo l’Iva un’imposta largamente evasa, è prevedibile che tale negativo effetto redistributivo sarebbe attenuato solo da un ulteriore aumento del tasso di evasione dell’Iva: davvero un capolavoro!

A Berlusconi non manca certo la spregiudicatezza necessaria a tirar via la terra sotto i piedi a Letta, quando riterrà che gli faccia comodo; se avrà avuto lo scalpo dell’Imu se ne vanterà, se no se la prenderà con la solita sinistra che vuol mettere le mani nelle tasche degli italiani. A vantaggio anzitutto proprio, e in subordine, di quel Grillo che, se davvero voleva aprire il Parlamento come una scatola di tonno, doveva solo votare Prodi alla presidenza della Repubblica: imporre al Pd un candidato del Pd, che il Pd aveva bocciato, ma che figurava fra i possibili candidati usciti dalle “Quirinarie”.

Questa di Napolitano e Letta è, si dice, operazione di grande realismo politico. È vero che, da decenni, di astrattezza tutti moriamo a stento; anche di realismo, però, si può morire, e di botto, ce lo insegna la Storia. Soprattutto se, in una gara di realismo, c’è qualcuno che – più realista del Re che sta oggi, di malavoglia, al Quirinale – brama solo per sé quel trono; a questo punto possiamo solo sperare che, almeno qui, faccia cilecca.
 

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