5 Maggio Mag 2013 0724 05 maggio 2013

Razzista e antisemita, l’Ungheria di Viktor Orban

Scarse le reazioni dell’Europa

Budapest

L’Europa sta forse sottovalutando la gravità del problema sorto nella parte orientale dei suoi confini, sulle rive del Danubio: l’antisemitismo e il razzismo nell’Ungheria del primo ministro Viktor Orban hanno da tempo raggiunto e superato la soglia di guardia; l’allarme è suonato ormai da qualche anno ma le reazioni dei governi dell’Unione e di Bruxelles per ora non sembrano registrare fino in fondo la pericolosità del clima venutosi a creare nel Paese. Così la risposta più netta arriva ora dal World Jewish Congress, l’organizzazione dell’ebraismo mondiale, che si riunirà proprio a Budapest da domenica 5 a martedì 7 maggio. La decisione presa dal WJC è stata assunta, recita la motivazione ufficiale, a causa dell’«allarmante aumento dei partiti politici neo-naziste e di episodi di antisemitismo in diversi paesi europei, tra cui l’Ungheria». Si tratta insomma di una reazione seguita alle aggressioni, intimidazioni, e affermazioni antisemite e razziste – in particolare contro i rom - che si sono verificate negli ultimi anni nel Paese magiaro. Un clima di odio e paura denunciato da diverse organizzazioni per i diritti civili.

Orban è il leader del partito conservatore al governo Fidesz, una forza populista che tollera e su alcuni temi è alleato del partito di estrema destra Jobbik, una forza esplicitamente xenofoba, con venature antisemite che instilla sentimenti anti-rom nella popolazione. Jobbik ha dato vita anche a una sorta di milizia il cui compito è stato quello di intimidire quanti non condividevano le posizioni più estremiste e nazionaliste. In ogni caso, in occasione dell’assemblea generale del WJC, interverrà in apertura lo stesso Orban, e naturalmente ci si aspetta che prenda una netta posizione contro l’antisemitismo. Fra gli altri oratori pure il cardinale Peter Erdo, arcivescovo di Budapest e presidente del Consiglio delle conferenze episcopali d’Europa. Da sottolineare che la posizione della Chiesa è stata fino ad ora piuttosto ambigua in quanto il nuovo governo ha fatto sua la difesa di un’identità cristiana dal sapore nazionalista e tendente all’integralismo.

L’Ungheria è stato uno dei Paesi in cui la tragedia della Shoah ha lasciato più drammaticamente il segno, fu infatti apertamente un Paese fiancheggiatore del regime nazista durante la seconda guerra mondiale e per questo circa 600mila ebrei ungheresi trovarono la morte nei campi di sterminio. Fra le notizie provenienti da Budapest che hanno fatto scandalo, la proposta di un parlamentare di Jobbik che ha chiesto fosse stilata una lista dei parlamentari di origine ebraica. La situazione è pesante. Fra l’altro sarà presente ai lavori del WJC anche una delegazione italiana guidata da Renzo Gattegna, presidente delle comunità ebraiche del nostro Paese. La partecipazione all’assemblea, ha detto Gattegna, «vuol essere il nostro concreto segnale di vicinanza agli ebrei ungheresi e a tutte le altre identità sotto attacco in seguito alla crescente limitazione delle libertà individuali in atto nel Paese. Una situazione intollerabile alimentata dalla recrudescenza del linguaggio e dei comportamenti del partito estremista Jobbik ma anche dalla miopia delle autorità governative che contribuiscono a questo clima con provvedimenti inadeguati che facilitano il proliferare di gruppi apertamente razzisti e antisemiti».

Il presidente del WJC, Ronald Lauder, in un intervento pubblicato ad aprile sul quotidiano tedesco Suddeutsche Zeitung, ha fra l’altro scritto a proposito della situazione in Ungheria: «L’estrema destra e il movimento estremista Jobbik hanno una forte influenza. Il consenso per questa forza continua a crescere, e alcuni recenti sondaggi lo collocano al secondo posto, non molto distante dal Fidesz di Orbán. L'ideologia di Jobbik è vicina a quella dei nazisti, e nelle loro dichiarazioni pubbliche alcuni rappresentanti del partito volutamente evocano ricordi relativi al regime filo-Hitler che ci fu in Ungheria durante la seconda guerra mondiale». I leader di Jobbik – aggiungeva Lauder – ritengono che quanti essi stessi giudicano essere i ‘veri’ ungheresi sono superiori agli altri. Essi – scriveva Lauder - predicano apertamente contro le minoranze come gli ebrei. Hanno addirittura chiedono al governo di elaborare ‘liste di ebrei’, è quel genere di discorsi che ricorda i giorni bui di 70 anni fa». Allora la milizia del partito Jobbik veniva paragonata nell’articolo alle Sa naziste, mentre sotto la guida di Orban, si spiegava, eletto nel 2010 per un secondo mandato, l’Ungheria è diventato un Paese sempre più xenofobo e antisemita e il nazionalismo il collante di queste correnti.

D’altro canto il problema non è di oggi. Lo scorso 11 marzo il Parlamento ungherese – con i voti favorevoli di Fidesz, l’astensione di Jobbik e l’uscita dall’aula dell’opposizione socialista – ha approvato una serie di emendamenti alla Costituzione che hanno destato preoccupazione anche nell’Unione europea. In sostanza i poteri della Corte Costituzionale sono stati ridotti in modo drastico e addirittura annullate le sentenze degli ultimi vent’anni della Corte la quale, inoltre, non potrà più pronunciarsi sulla Carta Costituzionale. Sono poi stati ulteriormente ridotte le libertà civili; in tale quadro si potranno spostare i processi senza alcuna limitazione mentre l’indipendenza della giustizia viene fortemente limitata. I senzatetto rischiano di essere criminalizzati, alle coppie di fatto non viene riconosciuto alcuni diritto. Ma si tratta solo dell’atto conclusivo di un percorso di riscrittura della Costituzione che ha visto la comparsa nel testo fondamentale di una sorta di ‘spazio vitale’ per gli ungheresi con il riconoscimento dei diritti delle minoranze magiare nei Paesi confinanti. E poi ancora erano già stati limitati fortemente i poteri del Parlamento e inserito un riferimento forte nel testo all’origine cristiana del Paese n senso confessionale.

Ma Orban non si è limitato a rivedere la Costituzione, anche l’informazione è stata sottoposta a limitazioni. Nel 2011 era infatti stato creato un controverso consiglio dei media che doveva vigilare sulla stampa. Fino ad ora le istituzioni europee non sono andate molto al di là delle dichiarazioni di protesta e di critica, senza però chiedere realmente conto al governo ungherese di quanto stava avvenendo anche per verificare se le nuove leggi del Paese fossero in linea con i parametri europei in materia costituzionale e diritti dell’uomo. Per ora l’Europa sembra scegliere la strada del controllo sui conti, in particolare attraverso la procedura per deficit eccessivo; a causa di quest’ultima Orban ha protestato contro Bruxelles accusata di essere “ingiusta” in quanto penalizzerebbe i Paesi più poveri dell’Unione a beneficio di altri, che ricevono “concessioni”, come per esempio l’Italia.

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