6 Maggio Mag 2013 0600 06 maggio 2013

“La Consob di Vegas è irrilevante e troppo politica”

Parla l’economista Alessandro Penati. "Si vuole trasformare Cdp nella nuova Mediobanca"

Consobsede

«Di fatto la Consob ha sempre delegato la tutela degli azionisti all’Isvap e alla Banca d’Italia. Lo si evince dalle vicende Unipol, Mps, Popolare di Milano: nel nome della stabilità sono stati commessi i più grossi crimini nei confronti dei piccoli azionisti». Ne è convinto Alessandro Penati, ordinario di Finanza aziendale all’Università Cattolica di Milano ed editorialista di Repubblica. L’economista, in occasione della presentazione alla comunità finanziaria della relazione annuale Consob, spiega a Linkiesta perché l’authority guidata da Giuseppe Vegas è diventata «irrilevante». 

Dalla “consulenza” per evitare l’Opa fornita a Unipol e Fondiaria Sai allo scandalo Monte dei Paschi, il 2012 è stato un anno in difesa degli equilibri “di sistema” per il presidente Consob, Giuseppe Vegas.

Nell’elenco inserirei anche il patto di sindacato Rcs e il dossier Telecom...Rispondo con una battuta: l’ultima volta che mi sono occupato dell’authority è stato a metà anni ’90 assieme a Michele Pezzinga (attuale commissario Consob, ndr) sul Sole 24 Ore. Da lì in poi non ho scritto più niente per la semplice ragione che non c’è più niente da scrivere: il mercato dei capitali è morto. Di fatto la Consob ha sempre delegato la tutela degli azionisti all’Isvap e alla Banca d’Italia. Lo si evince dalle vicende Unipol, Mps, Popolare di Milano, e in generale di tutte le banche: nel nome della stabilità sono stati commessi i più grossi crimini nei confronti dei piccoli azionisti. Oggi in Borsa sono rimaste aziende a controllo pubblico e aziende con un flottante medio del 25 per cento. Questo non è mercato, perché il mercato è anche dei diritti di proprietà e controllo, e non solo degli azionisti di minoranza. Il mio interesse per Consob era massimo dal 1993 al 2000, quando speravo che si creasse anche in Italia un mercato dei capitali, ma ciò non è avvenuto in quanto si è deciso, non so se consciamente o meno, che erano più importanti gli interessi nazionali e la stabilità del sistema. Ciò vale anche per i prodotti sottoscritti dai risparmiatori: se l’industria non riuscisse a farci i margini, probabilmente porterebbe i libri in Tribunale. Ecco spiegato perché la Consob è irrilevante. 

Questa irrilevanza è frutto di un disegno politico? 

A mio avviso quello che è successo dopo il 2007 era già cominciato nel 2001-2002, quando da un lato il Paese si è chiuso su sé stesso mettendo delle barriere sugli investimenti diretti esteri nel nome dei diritti di proprietà e del controllo dei gruppi a partecipazione statale, dall’altro eliminando progressivamente il mercato dell’accesso al credito non bancario, cioè dei corporate bond, per lasciare spazio ai bond bancari. Oggi le imprese sono quasi totalmente finanziate dalle banche: siamo tornati indietro di trent’anni a un modello chiuso e bancocentrico. Ripeto, non so se ci sia un disegno specifico, ma è fuor di dubbio che il sistema protezionistico dei capitali sia in linea tanto con la visione economica poco liberista del Pdl di Berlusconi quanto con quella del Pd. In questo contesto un politico come Vegas ci è andato a nozze, come dimostrano le sue uscite pubbliche, che solitamente fanno riferimento a ruoli non specifici di Consob, ad esempio il trading ad alta velocità o la patrimonializzazione delle banche. 

Se Piazza Affari è un deserto, chi fa le veci del mercato?

L’obiettivo di tutti è che la Cassa depositi assuma il ruolo che trent’anni fa era di Mediobanca. Piazzetta Cuccia, da un punto di vista industriale, non conta più niente. È una banca regionale con un po’ di partecipazioni concentrate solo in Italia, ha un business model in crisi, è protagonista soltanto nelle vicende che interessano media e giornali, ma non ha risorse economiche e rimane sostanzialmente legata a un Paese in declino. Non è diventata una vera e propria banca commerciale e non ha capitale sufficiente per sostenere attività di trading e investment banking. Dalle cartiere Burgo a Telecom e Rcs, non ha mai creato valore. Per questo si è puntato sulla Cdp, che paradossalmente mette d’accordo tutti, da Nichi Vendola a Denis Verdini. La Cdp è una banca d’investimento che surroga i corporate bond, fa corporate lending ed è un fondo di private equity insieme. È una creatura di Tremonti, e Giuseppe Vegas è uomo di Tremonti. 

La difesa degli equilibri e dell’industria finanziaria sacrificando il piccolo risparmiatore è giustificabile alla luce della crisi dei debiti sovrani e del ruolo delle banche di sostegno alle emissioni del Tesoro?

No, è un disastro. Non solo per i risparmiatori, ma soprattutto per le imprese. In Italia non si è capito che se i capitali stranieri, i corporate bond o le cartolarizzazioni buone, non passassero necessariamente per il canale bancario, significherebbe evitare la trasformazione di una crisi bancaria in una crisi del tessuto produttivo. Se le imprese Usa hanno subìto meno l’impatto del fallimento di Lehman Brothers e oggi fanno innovazione in misura superiore all’Italia in proporzione al valore aggiunto è perché l’80% di esse si finanzia attraverso i corporate bond. Il costo di non avere un mercato dei capitali sano, con flussi troppo concentrati nelle banche, è sotto i nostri occhi. 

Come se ne esce, e che ruolo dovrebbe avere la Consob?

La Consob è caduta nell’irrilevanza ma questo è un gravissimo errore. Invece di invertire la rotta, Vegas ha seguito una tendenza, pensando fosse meglio parlare di stabilità invece che di efficienza del mercato dei capitali. Se ne esce riformando il sistema bancario, aggregando le banche e cercando di fargli capire che una maggiore disintermediazione è soltanto nel loro interesse. E dunque dovrebbero passare al rifinanziamento dei prestiti con emissioni obbligazionarie da collocare sul mercato, ridurre le dimensioni dell’attivo, attirare capitali internazionali. In questo momento capitali internazionali interessati a dare prestiti alle Pmi italiane ce ne sono quanti se ne vuole, a mancare sono gli strumenti. L‘unico modo per creare un mercato dei capitali è spostare il credito fuori dalle banche. Oltretutto, per le aziende un’azione quotata è un collaterale pregiato. 

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